Ecco, il seminatore uscì a seminare.
Ed è subito profezia di estate, di pane, di fame finita.
Gesù guarda un seminatore e nel suo gesto intuisce qualcosa di Dio. La gioia di immaginare Dio come lo rivela Gesù: un Dio contadino che diffonde i suoi germi di vita a piene mani, fecondatore infaticabile delle nostre vite, ostinato nella fiducia, un Dio seminatore. Ogni cuore è una zolla di terra buona, adatta a dare vita ai semi di Dio. Ma quante volte ho fermato il miracolo! Io che sono strada, via calpestata, campo di pietre e sassi, io che coltivo spine nel cuore…
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono.
Il primo errore lo compio quando sono strada, uno che non si ferma mai. La parola di Dio chiede un minuto di sosta, un minuto di passione: chi corre sempre è derubato di senso, derubato della fame di infinito che costituisce la nostra dignità.
Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra…
Il secondo errore è il cuore poco profondo, un cuore che non conserva, non custodisce, non medita. Così fa il cristiano adolescente che è in me, che si accontenta di sensazioni e non approfondisce.
Un’altra parte cadde sui rovi e i rovi crebbero e la soffocarono.
Il terzo errore è l’ansia delle ricchezze e del benessere; e poi la spina del quotidiano, dovuta alla fatica di conciliare lavoro e famiglia, di resistere allo sconforto, alla solitudine, all’insicurezza per il domani… Spina che soffoca la fiducia e ti fa credere che in te non ci sia spazio per far germogliare un seme divino, un sogno grande.
Ma il centro della parabola non è negli errori dell’uomo, il protagonista è un Dio generoso, che non priva nessuno dei suoi doni. Nasce allora la gioia e la fiducia che per quanto io sia arido, spento, sterile, Dio continua a seminare in me, senza sosta. Contro tutti i rovi e le spine, contro tutti i sassi e le strade, vede una terra capace di accogliere e fiorire, dove il piccolo germoglio alla fine vincerà.
Commuove questo Dio che in me ha seminato così tanto per tirar su così poco. Lui sa che per tre volte, dice la parabola, per infinite volte, dice la mia esperienza, non rispondo, poi però una volta rispondo, ed è il trenta, il sessanta, forse il cento per uno.
Amiamo questo Dio contadino, pieno di fiducia nella forza del seme e nella bontà del pugno di terra che sono io, al tempo stesso campo di spine e terra capace di far fiorire i semi di Dio.
Echi Di Vita N°28 – DAL CROCIFISSO UN INVITO: IMPARATE DA ME!
Un momento di profonda riflessione di Gesù davanti ai piccoli, ai suoi:
Ti rendo lode, Padre, perché queste cose le hai rivelate ai piccoli. I piccoli di cui è pieno il vangelo, gli ultimi della fila che sono i preferiti di Dio.
Gesù è il primo dei piccoli, viene come figlio di povera gente, nasce in una stalla, non ha in mano nessun potere e la sua rivoluzione si compie su di una Croce.
«Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».
Gesù non viene con obblighi e divieti. Viene recando una coppa colma di pace. Gesù non porta precetti nuovi, ma una promessa: il regno di Dio è iniziato ed è pace e gioia nello Spirito.
«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Imparate dal mio cuore. Cristo si impara accogliendo il Suo cuore, cioè il modo di amare. Il maestro è il cuore.
La pace si impara. La pienezza della vita si impara! A vivere si impara, imparando il cuore di Dio. E la scuola è la vita di Gesù, quest’uomo senza poteri, liber
come il vento, leggero come la luce, dignitoso e alto, che nulla e nessuno ha mai potuto piegare. Imparate dal mio modo di amare: umile, senza arroganza e mite, senza violenza.
Cosa ristora la nostra esistenza? Un amore umile e mite, una relazione di pace, serenità diffusa nell’arsura del vivere.
Dal Crocifisso una grande lezione per tutti, bambini e anziani, donne e uomini, preti e religiosi, per coloro che ci sentono intelligenti, ma che corrono il rischio di restare degli analfabeti del cuore.
«Prendete su di voi il mio giogo. Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero». Nel linguaggio della Bibbia «giogo» indica la legge: «Prendete su di voi la mia legge». Prendete su di voi l’amore, è un peso leggero, è una presenza amabile, che non ferisce il cuore, non colpisce ciò che è al cuore dell’uomo, ma è instancabile nel generare, partorire, curare, confortare, dare ristoro.
Dal Crocifisso per noi: prendetevi cura, con tenerezza e serietà, di voi stessi, degli altri e del creato, diffondete la combattiva tenerezza di Dio …
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San Lorenzo Parrocchia – Riposizionamento SS Crocifisso – [Le Foto]
Riportiamo l’album fotografico pubblicato sul nostro profilo FaceBook, ritratti del momento importante della riposizione del Crocifisso
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Echi Di Vita N°27 – UN EVENTO IMPORTANTE …
Eccoci a celebrare la festa del Crocifisso 2017!
Seguiamo così i passi dei padri che hanno tracciato il cammino di questa Città e ci hanno consegnato questa devozione come una perla da custodire e far brillare.
E ciò dimostra che il popolo di Isola del Liri non vuole dimenticare, desidera ancora porsi sotto la protezione del Salvatore, sentendo viva nel suo cuore la promessa di benedizione e di amorevole cura: “Proteggerò questa città”. Isola del Liri continua a fare memoria e a ringraziare! Il nostro popolo -senza alcuna distinzione di ceto e di condizione- si è sempre rivolto con fede al Crocifisso, contemplando questa immagine di sofferenza e amore! Quante volte essa ha comunicato perdono, tenerezza e consolazione a cuori distrutti, oppressi dal peccato, affranti dagli eventi della guerra, impauriti dalle scosse del terremoto!
Quella immagine dice quanto Dio ha fatto per noi!
Quella immagine dice fino a che punto può arrivare l’amore!
Quella immagine desta la nostra attenzione e chiede ad ognuno di noi cosa possiamo fare nella quotidianità terrena del tempo che il Signore ci concede di vivere!
Ancora una volta, come nel passato, le braccia di Gesù distese sul legno della Croce ci accolgono tutti.
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Echi Di Vita N°26 – Il PADRE TIENE IL CONTO ANCHE DEI NOSTRI CAPELLI
Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri.
Ogni volta, di fronte a queste parole proviamo
commozione. La commozione di immagini che mi parlano
dell’impensato di Dio, che fa per te ciò che nessuno ha fatto, ciò
che nessuno farà. Per dire che tu vali per Lui, che ha cura di te,
di ogni fibra del corpo, di ogni cellula del cuore: innamorato di
ogni tuo dettaglio.
Nemmeno un passero cadrà a terra senza il volere del
Padre vostro.
Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire, i bambini ad essere venduti a poco più di
un soldo o gettati via appena spiccato il loro breve volo.
Nulla accade senza il Padre, è la traduzione letterale, e non di certo senza che Dio lo voglia. Infatti
molte cose, troppe accadono nel mondo contro il volere di Dio. Ogni odio, ogni guerra, ogni violenza
accade contro la volontà del Padre e tuttavia nulla avviene senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno muore
senza che Lui non ne patisca l’agonia, nessuno è rifiutato senza che non lo sia anche Lui, nessuno è
crocifisso senza che Cristo non sia ancora crocifisso.
Quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo sulle terrazze, sul posto di lavoro, nella scuola,
negli incontri di ogni giorno annunciate che Dio si prende cura di ognuno dei suoi figli, che nulla vi è di
autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio.
Temete piuttosto chi ha il potere di far perire l’anima, l’anima è vulnerabile, l’anima è una fiamma
che può languire: muore di superficialità, di indifferenza, di disamore, di ipocrisia. Muore quando ti lasci
corrompere, quando disanimi gli altri e togli loro coraggio, quando lavori a demolire, a calunniare, a
deridere gli ideali, a diffondere la paura.
Per tre volte Gesù ci rassicura: Non abbiate paura, voi valete!
Che bello questo verbo! Per Dio, io valgo. Valgo di più, di più di molti passeri, di più di tutti i fiori del
campo, di più di quanto osavo sperare. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita.
Scarica in formato PDF il Giornalino:® – 2017 06 25 – Echi di VITA – N 26
Echi Di Vita N°25 – NELLA FRAGILITA’ DI DIO LA PIENEZZA DELLA VITA
Una parola scorre sotto tutte le parole di Gesù,
come una corrente sotterranea: «vita».
La risposta è una pretesa perfino eccessiva, perfino
sconcertante: io faccio vivere!
La sorpresa è che Gesù non dice: «Prendete di me la
mia sapienza». Non dice: «Bevete la mia innocenza,
mangiate la santità, la divinità, la giustizia assoluta,
la potenza illimitata».
Dice invece: «Prendete la fragilità, la debolezza, la precarietà, il dolore, l’intensità di questa mia vita».
Il mio Dio è così, conosce i sentimenti, sa la paura e il desiderio, ha pianto, ha gridato i suoi ‘perché’ al
cielo, è stato rifiutato dalla terra. Per questa sua fragilità è il Dio per l’uomo, con il suo dolore è il Dio per la
vita mia fatta di germogli amari.
Quasi un Dio minore, ma è solo così che diventa il «mio» Dio. Non si può giungere alla divinità di Cristo
se non passando per la sua umanità, carne e sangue, corpo in cui è detto il cuore, mani che impastano
polvere e saliva sugli occhi del cieco, lacrime per l’amico, passioni e abbracci, i piedi intrisi di nardo, la casa
che si riempie di profumo e di amicizia, e la croce di sangue.
I verbi ripetuti quasi in una incantatoria monotonia – mangiare, bere – sono innanzitutto il linguaggio
della liturgia del vivere, di una Eucaristia esistenziale, della comunione totale con Cristo.
E tu sei fatto vangelo. E se sei fatto vangelo, senti la certezza che l’amore è più vero dell’egoismo, la
pietà più umana del potere, il dono più divino dell’accumulo.
Io mangio e bevo il mio Signore, quando assimilo il nocciolo vivo e appassionato della esistenza di Gesù
e mi innesto sul suo tronco, che è il suo modo di vivere. Chi fa proprio il segreto di Cristo, costui trova il
segreto della vita.
A questo mi conduce l’Eucaristia domenicale, dove il sublime confina con il quotidiano, l’infinito con il
perimetro fragile del pane e del vino, là Dio è vicino a me che temo la solitudine e il dolore. Se solo lo
accolgo, trovo il segreto della vita.
Viviamo questo giorno, arricchito dalla processione Eucaristica, dalla gioia di una comunità che riscopre
tale segreto e lo comunica testimoniando la sua fede.
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Echi Di Vita N°24 – CREDIAMO ALL’AMORE DI DIO PER NOI
Un solo Dio in tre persone: Dio non è in se stesso solitudine ma comunione, l’oceano della sua essenza vibra di un infinito movimento d’amore, reciprocità, scambio, incontro, famiglia, festa.
Per questo, l’uomo è creato a immagine della Trinità. E la relazione è il cuore dell’essenza di Dio e dell’uomo. Ecco perché la solitudine ci pesa e ci fa paura, perché è contro la nostra natura. Ecco perché quando amo o trovo amicizia sto così bene, perché è secondo la mia vocazione.
Se mi domandano: tu cristiano a che cosa credi? Giovanni indica una risposta: il cristiano crede all’amore. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. Amare equivale a dare. «Dio ha tanto amato». Dio è amore! Noi abbiamo creduto all’amore: ogni uomo, ogni donna, anche il non credente può credere all’amore. Può fidarsi e affidarsi all’amore come sapienza del vivere. È lo stesso amore interno alla Trinità che da lì si espande, ci raggiunge, ciabbraccia e poi dilaga.
Dio ha tanto amato il mondo. Non solo l’uomo, è il mondo che è amato, la terra e gli animali e le piante e la creazione intera. E se Lui ha amato, anch’io devo amare questa terra, i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori, la sua bellezza. Terra amata.
La festa della Trinità è specchio del mio cuore profondo e del senso ultimo dell’universo. Incamminato verso un Padre che è la fonte della vita, verso un Figlio che mi innamora, verso uno Spirito che accende di comunione le mie solitudini, io mi sento piccolo e tuttavia abbracciato dal suo mistero di amore!
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Echi Di Vita N°23 – IL SOFFIO DELLO SPIRITO RENDE UNICI
La casa fu piena di vento, e apparvero loro come lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno. E ognuna accende un cuore, sposa una libertà, consacra una diversità. Lo Spirito dà a ogni creatura una genialità propria, una santità che è unica. In Gesù, Dio ha riunificato l’umanità in un popolo di fratelli.
Nello Spirito fa della mia unicità e diversità una ricchezza. Come due tempi di un solo movimento. Nel Cristo siamo uno, nel soffio dello Spirito siam o unici. Il libro degli Atti narra che gli apostoli quella mattina parevano «come ubriachi»: ebbri, eccessivi, fuori misura. Bisogna essere così per parlare di Cristo, un po’ fuori misura, un po’ incoscienti, un po’ «presi», altrimenti non riscaldi il cuore di nessuno. Ubriachi, ma di speranza, di fiducia, di generosità, di gioia.
Mentre erano chiuse le porte del luogo venne Gesù, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. Negli Apostoli respira ora il respiro di Cristo, quel principio vitale e luminoso che lo faceva diverso, quella intensità che faceva unico il suo modo di amare. Ciò che è accaduto a Gerusalemme, 50 giorni dopo la Risurrezione, avviene sempre, avviene per ciascuno: siamo perennemente immersi in Dio come nell’aria che respiriamo.
A noi che cosa compete? Accogliere questo straordinario respiro di Dio che riporta al cuore Cristo e le sue parole e ci trasforma; accoglierlo, perché il mio piccolo io deve dilatarsi nell’infinito io divino. E poi la missione: a coloro cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro cui non perdonerete non saranno perdonati. Il perdono dei peccati è l’impegno di tutti coloro che hanno ricevuto lo Spirito, donne e uomini, grandi e bambini. Allora venga lo Spirito, riporti l’innocenza e la fiducia nella vita, soffi via le ceneri delle paure!
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Echi Di Vita N°22 – ASCENSIONE, FESTA DELLA FIDUCIA!
Forza per vivere, energia per andare e ancora andare: la vita dipende da una fonte che non viene mai meno. L’esistenza è attraversata da una forza più grande di noi, che non si esaurirà mai e che fa la vita più forte delle sue ferite.
È il flusso di vita di Cristo, che viene come forza ascensionale, che fa crescere a più libertà, a più consapevolezza, a più amore.
L’Ascensione è una festa difficile: come si può far festa per uno che se ne va? Il Signore non è andato in una zona lontana del cosmo, ma nel profondo, non oltre le nubi, ma oltre le forme: se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro.
Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del tempo. Gesù lascia sulla terra il quasi niente: un gruppetto di uomini impauriti e confusi, che dubitano ancora, sottolinea Matteo; un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli. E a loro che dubitano ancora, a noi, alle nostre paure e infedeltà, affida il mondo.
Ci spinge a pensare in grande, a guardare lontano: il mondo è nostro!
Gesù se ne va con un atto di enorme fiducia nell’uomo. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io stesso. Sa che riuscirò a essere lievito e forse perfino fuoco; a contagiare di bene il mondo. Ascensione è la festa del nostro destino che si intreccia con la nostra missione: «Battezzate e insegnate a vivere ciò che ho comandato». «Battezzare» non significa versare un po’ d’acqua sul capo delle persone, ma immergere!
Immergete ogni uomo in Dio, fatelo entrare, che si lasci sommergere dentro la vita di Dio, in quella linfa vitale. Insegnate a osservare. Che cosa ha comandato Cristo, se non l’amore? Il suo comando è: immergete l’uomo in Dio e insegnategli ad amare. A lasciarsi amare, prima, e poi a donare amore. Qui è tutto il Vangelo, tutto l’uomo!
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Echi Di Vita N°21 – IL GIOGO LEGGERO DEI COMANDAMENTI DEL SIGNORE
La prima parola è «se»: se mi amate. Un punto di partenza così libero, così fragile, così fiducioso, così paziente. Non si dice: dovete amarmi. Nessuna minaccia, nessuna costrizione, si può aderire o rifiutare in totale libertà.
Ma, se mi ami, sarai trasformato in un’altra persona, diventerai come me, prolungamento dei miei gesti, eco delle mie parole: se mi amate, osserverete i comandamenti miei. In questo passo del Vangelo di Giovanni, per la prima volta, Gesù chiede esplicitamente di essere amato. Il suo comando finora diceva: Amerai Dio, amerai il prossimo tuo, vi amerete gli uni gli altri come io vi ho amato, ora aggiunge se stesso agli obiettivi dell’amore. Non detta regole, si fa mendicante d’amore, rispettoso e generativo. Non rivendica amore, lo spera.
Ma amarlo cosa comporta? Il brano riporta sette versetti, in cui per sette volte Gesù ribadisce un concetto, anzi un sogno: unirsi a me, abitare in noi. E lo fa con parole che dicono unione, compagnia, incontro, intimità, in una divina monotonia, umile e sublime: sarò con voi, verrò presso di voi, in voi, a voi, voi in me io in voi.
Gesù cerca spazi, spazi nel cuore, spazi di trasformazione: se mi ami diventi come me! Io posso diventare come Lui, acquisire nei miei giorni un sapore di cielo e di storia buona; sapore di libertà, di mitezza, di pace, di forza, di nemici perdonati, e poi di tavole imbandite, e poi di piccoli abbracciati, di relazioni buone e feconde che sono la bellezza del vivere.
Quali sono i comandamenti miei di cui parla Gesù? I comandamenti da osservare sono quei gesti che riassumono la sua vita, che vedendoli non ti puoi sbagliare: è davvero lui. Lui che si perde dietro alla pecora perduta, dietro a pubblicani e prostitute, che fa dei bambini i principi del suo regno, che ama per primo, ama in perdita, ama senza aspettare di essere ricambiato.
Sono questi i comandamenti che confortano la vita! Che bello, allora, vivere i suoi comandamenti e chiedere anche noi, senza paure, di essere amati!
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