Author : E. Redazione

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San Lorenzo Parrocchia © - ECHI DI VITA 2017 N°23

Echi Di Vita N°23 – IL SOFFIO DELLO SPIRITO RENDE UNICI

La casa fu piena di vento, e apparvero loro come lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno. E ognuna accende un cuore, sposa una libertà, consacra una diversità. Lo Spirito dà a ogni creatura una genialità propria, una santità che è unica. In Gesù, Dio ha riunificato l’umanità in un popolo di fratelli.

Nello Spirito fa della mia unicità e diversità una ricchezza. Come due tempi di un solo movimento. Nel Cristo siamo uno, nel soffio dello Spirito siam o unici. Il libro degli Atti narra che gli apostoli quella mattina parevano «come ubriachi»: ebbri, eccessivi, fuori misura. Bisogna essere così per parlare di Cristo, un po’ fuori misura, un po’ incoscienti, un po’ «presi», altrimenti non riscaldi il cuore di nessuno. Ubriachi, ma di speranza, di fiducia, di generosità, di gioia.

Mentre erano chiuse le porte del luogo venne Gesù, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. Negli Apostoli respira ora il respiro di Cristo, quel principio vitale e luminoso che lo faceva diverso, quella intensità che faceva unico il suo modo di amare. Ciò che è accaduto a Gerusalemme, 50 giorni dopo la Risurrezione, avviene sempre, avviene per ciascuno: siamo perennemente immersi in Dio come nell’aria che respiriamo.

A noi che cosa compete? Accogliere questo straordinario respiro di Dio che riporta al cuore Cristo e le sue parole e ci trasforma; accoglierlo, perché il mio piccolo io deve dilatarsi nell’infinito io divino. E poi la missione: a coloro cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro cui non perdonerete non saranno perdonati. Il perdono dei peccati è l’impegno di tutti coloro che hanno ricevuto lo Spirito, donne e uomini, grandi e bambini. Allora venga lo Spirito, riporti l’innocenza e la fiducia nella vita, soffi via le ceneri delle paure!

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San Lorenzo Parrocchia © - ECHI DI VITA 2017 N°22

Echi Di Vita N°22 – ASCENSIONE, FESTA DELLA FIDUCIA!

Forza per vivere, energia per andare e ancora andare: la vita dipende da una fonte che non viene mai meno. L’esistenza è attraversata da una forza più grande di noi, che non si esaurirà mai e che fa la vita più forte delle sue ferite.
È il flusso di vita di Cristo, che viene come forza ascensionale, che fa crescere a più libertà, a più consapevolezza, a più amore.
L’Ascensione è una festa difficile: come si può far festa per uno che se ne va? Il Signore non è andato in una zona lontana del cosmo, ma nel profondo, non oltre le nubi, ma oltre le forme: se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro.

Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del tempo. Gesù lascia sulla terra il quasi niente: un gruppetto di uomini impauriti e confusi, che dubitano ancora, sottolinea Matteo; un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli. E a loro che dubitano ancora, a noi, alle nostre paure e infedeltà, affida il mondo.

Ci spinge a pensare in grande, a guardare lontano: il mondo è nostro!

Gesù se ne va con un atto di enorme fiducia nell’uomo. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io stesso. Sa che riuscirò a essere lievito e forse perfino fuoco; a contagiare di bene il mondo. Ascensione è la festa del nostro destino che si intreccia con la nostra missione: «Battezzate e insegnate a vivere ciò che ho comandato». «Battezzare» non significa versare un po’ d’acqua sul capo delle persone, ma immergere!

Immergete ogni uomo in Dio, fatelo entrare, che si lasci sommergere dentro la vita di Dio, in quella linfa vitale. Insegnate a osservare. Che cosa ha comandato Cristo, se non l’amore? Il suo comando è: immergete l’uomo in Dio e insegnategli ad amare. A lasciarsi amare, prima, e poi a donare amore. Qui è tutto il Vangelo, tutto l’uomo!

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San Lorenzo Martire ® - 2017 05 21 - Echi di VITA - N 21

Echi Di Vita N°21 – IL GIOGO LEGGERO DEI COMANDAMENTI DEL SIGNORE

La prima parola è «se»: se mi amate. Un punto di partenza così libero, così fragile, così fiducioso, così paziente. Non si dice: dovete amarmi. Nessuna minaccia, nessuna costrizione, si può aderire o rifiutare in totale libertà.

Ma, se mi ami, sarai trasformato in un’altra persona, diventerai come me, prolungamento dei miei gesti, eco delle mie parole: se mi amate, osserverete i comandamenti miei. In questo passo del Vangelo di Giovanni, per la prima volta, Gesù chiede esplicitamente di essere amato. Il suo comando finora diceva: Amerai Dio, amerai il prossimo tuo, vi amerete gli uni gli altri come io vi ho amato, ora aggiunge se stesso agli obiettivi dell’amore. Non detta regole, si fa mendicante d’amore, rispettoso e generativo. Non rivendica amore, lo spera.

Ma amarlo cosa comporta? Il brano riporta sette versetti, in cui per sette volte Gesù ribadisce un concetto, anzi un sogno: unirsi a me, abitare in noi. E lo fa con parole che dicono unione, compagnia, incontro, intimità, in una divina monotonia, umile e sublime: sarò con voi, verrò presso di voi, in voi, a voi, voi in me io in voi.

Gesù cerca spazi, spazi nel cuore, spazi di trasformazione: se mi ami diventi come me! Io posso diventare come Lui, acquisire nei miei giorni un sapore di cielo e di storia buona; sapore di libertà, di mitezza, di pace, di forza, di nemici perdonati, e poi di tavole imbandite, e poi di piccoli abbracciati, di relazioni buone e feconde che sono la bellezza del vivere.

Quali sono i comandamenti miei di cui parla Gesù? I comandamenti da osservare sono quei gesti che riassumono la sua vita, che vedendoli non ti puoi sbagliare: è davvero lui. Lui che si perde dietro alla pecora perduta, dietro a pubblicani e prostitute, che fa dei bambini i principi del suo regno, che ama per primo, ama in perdita, ama senza aspettare di essere ricambiato.

Sono questi i comandamenti che confortano la vita! Che bello, allora, vivere i suoi comandamenti e chiedere anche noi, senza paure, di essere amati!

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San Lorenzo Martire ® - 2017 05 14 - Echi di VITA - N 20

Echi Di Vita N°20 – IN GESÙ IL CUORE DELL’UOMO TROVA CASA

Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fiducia. L’invito del Maestro ad assumere questi due atteggiamenti vitali a fondamento del nostro rapporto di fede: un «no» gridato alla paura e un «sì» consegnato alla fiducia. Due atteggiamenti del cuore che sono alla base anche di qualsiasi rapporto fecondo, armonioso, esatto con ogni forma di vita.

Ad ogni mattino, ad ogni risveglio, un angelo ripete a ciascuno le due parole: non avere paura, abbi fiducia. La fede religiosa poggia sempre sull’atto umano del credere, e se oggi è in crisi, ciò è accaduto perché è entrato in crisi l’atto umano dell’aver fiducia negli altri, nel mondo, nel futuro, nelle istituzioni, nell’amore. In un mondo di fiducia rinnovata, anche la fede in Dio troverà respiro nuovo. Come? Seguendo le tre parole: Io sono la via la verità e la vita.

Io sono la via: la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri; una via davanti alla quale non si erge un muro o uno sbarramento, ma orizzonti aperti. Io sono la verità: non in una dottrina, né in un libro, né in una legge migliori delle altre, ma in un «io» sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell’uomo e il volto d’amore del Padre.

Io sono la vita. La mia vita si spiega con la vita di Dio. Nella mia esistenza più Dio equivale a più io. Più Vangelo entra nella mia vita più io sono vivo. Nel cuore, nella mente, nel corpo. E Filippo «Mostraci il Padre, e ci basta». È bello che gli Apostoli chiedano, che vogliano capire, come noi. Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre. Guardi Gesù, guardi come vive, come
ama, come accoglie, come muore e capisci Dio, e si dilata la vita.

Vita è, allora, tutto ciò che possiamo mettere sotto questa nome: futuro, amore, casa, pane, festa, riposo, desiderio, pasqua. Per questo spirituale e reale coincidono, fede e vita, sacro e realtà hanno l’identica sorgente. In Gesù il nostro cuore trova pace!

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San Lorenzo Martire ® - 2017 05 07 - Echi di VITA - N 19

Echi Di Vita N°19 – GESU’ IL BUON PASTORE CI CHIAMA PER NOME

Il buon pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Non l’anonimato del gregge, ma nella sua bocca il mio nome proprio, il nome dell’affetto, dell’unicità, dell’intimità, pronunciato come nessun altro sa fare.

E le conduce fuori. Il nostro non è un Dio dei recinti chiusi, ma degli spazi aperti, pastore di libertà e di fiducia. E cammina davanti ad esse. Non un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade, è davanti e non alle spalle. Non un pastore che pungola, incalza, rimprovera per farsi seguire, ma uno che precede e seduce con il suo andare, affascina con il suo esempio.

Io sono la porta. Cristo è passaggio, apertura, porta spalancata che si apre sulla terra dell’amore leale, più forte della morte; più forte di tutte le prigioni (potrà entrare e uscire), dove si placa tutta la fame e la sete della storia (troverà pascolo).

E poi la conclusione: Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Non solo la vita necessaria, non solo la vita indispensabile, non solo quel respiro, quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva, vita che dirompe gli argini e sconfina, uno scialo di vita. Pienezza dell’umano è il divino in noi, diventare figli di Dio. Diventare consapevoli di ciò che già siamo, figli, e non c’è parola che abbia più vita dentro; realizzarlo in pienezza.

E questo significa diventare anch’io pastore di vita per il piccolo, per il pur minimo gregge: la mia famiglia, la mia comunità, gli amici, cento persone con nome e volto che Lui ha affidato alle mie cure. La vocazione di Cristo e dell’uomo è quella di essere nella vita datori di vita!

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San Lorenzo Martire ® - 2017 04 30 - Echi di VITA - N 18

Echi Di Vita N°18 – CRISTO CAMMINA CON OGNI UOMO…

La strada da Gerusalemme a Emmaus è metafora delle nostre vite, racconta sogni in cui avevamo tanto investito e che hanno fatto naufragio. I due discepoli abbandonano la città di Dio per il
loro villaggio, escono dalla grande storia e rientrano nella normalità del quotidiano. Tutto finito, si chiude, si torna a casa.

Ed ecco Gesù si avvicinò e camminava con loro. Se ne stanno andando e lui li raggiunge. Dio non accetta che ci arrendiamo, Dio non permette che abbandoniamo il campo. I due camminatori ascoltano e scoprono una verità: c’è la mano di Dio posata là dove sembra impossibile, proprio là dove sembrava assurdo, sulla croce. Così nascosta da sembrare assente, sta tessendo il filo d’oro della tela del mondo.

E il primo miracolo si compie già lungo la strada: non ci bruciava forse il cuore mentre ci spiegava le Scritture? Trasmettere la fede non è consegnare delle nozioni di catechismo, ma accendere cuori, contagiare di calore e di passione chi ascolta.

E dal cuore acceso dei due pellegrini escono parole che sono rimaste tra le più belle che sappiamo: resta con noi, Signore, rimani con noi, perché si fa sera. Resta con noi quando la sera scende nel cuore, resta con noi alla fine della giornata, alla fine della vita. Resta con noi, e con quanti amiamo, nel tempo e nell’eternità. No, lui non se n’è mai andato.

Lo riconobbero per il suo gesto inconfondibile: spezzare il pane e darlo. Lui che non ha mai spezzato nessuno, spezza se stesso. Lui che non chiede nulla, offre tutto di sé. E proprio in quel momento scompare. Il Vangelo dice: divenne invisibile. Non se n’è andato altrove, è diventato invisibile, ma è lì con loro. Scomparso alla vista, ma non assente. Anzi, Parola che spiega e interpreta la vita, Pane per la fame di vita.

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PROCESSIONE Venerdì Santo – [Le Foto]

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Foto di rosalba Rosati

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San Lorenzo Martire ® - 2017 04 23 - Echi di VITA - N 17

Echi Di Vita N°17 – CREDERE, VIA CHE DONA PACE E GIOIA

I discepoli erano chiusi in casa per paura dei Giudei. Hanno tradito, sono scappati, hanno paura. E tuttavia Gesù viene. Una comunità dove non si sta bene, porte e finestre sbarrate, dove manca l’aria. E tuttavia Gesù viene. Non al di sopra, non ai margini, ma, dice il Vangelo «in mezzo a loro».

E dice: Pace a voi. Non si tratta di un augurio o di una promessa, ma di una affermazione: la pace è scesa dentro di noi, è iniziata e viene da Dio. È pace sulle nostre paure, sui nostri sensi di colpa, sui sogni non raggiunti, sulle insoddisfazioni che scolorano i giorni. Poi dice a Tommaso: Metti qui il tuo dito; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco.

Gesù va e viene per porte chiuse. Anche Tommaso va e viene da quella stanza, entra ed esce, libero e coraggioso. Gesù e Tommaso, loro due soli cercano. Si cercano.

Tommaso non si era accontentato delle parole degli altri dieci; non di un racconto aveva bisogno ma di un incontro con il suo Maestro. Che viene con rispetto totale: invece di imporsi, si propone; invece di ritrarsi, si espone alle mani di Tommaso: metti, guarda; tendi la mano, tocca.

La risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi. Perché la morte di croce non è un semplice incidente da superare: quelle ferite sono la gloria di Dio, il punto più alto dell’amore, e allora resteranno eterna-mente aperte. Così tutte le nostre ferite sono a descrivere il vissuto di ciascuno di noi, indelebili come l’amore stesso.

Allora la risposta esaltante di Tommaso: Mio Signore e mio Dio. Mio come il respiro, mio come il cuore e, senza, non sarei. Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Finalmente una beatitudine per tutti, per chi fa fatica, per chi cerca a tentoni, per chi non vede. Felicità, dice Gesù, per quanti credono. Per noi una vita una vita più piena e appassionata, ferita e vibrante, ferita e luminosa, piagata e guaritrice.

Ultima parola di Cristo: la fede è il rischio di essere felici. Così termina il Vangelo di Giovanni, così inizia il nostro discepolato. Col rischio di essere felici portando le nostre piaghe di luce.

Credere è allora l’opportunità per essere più vivi e più felici, per avere più vita!

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NEL NOME DI LORENZO

Una pasquetta diversa

C’eravamo anche noi  lunedì 17 aprile a S. Lorenzo fuori le mura, a Roma.

Eravamo solo in 5, ma con l’orgoglio di rappresentare la nostra Parrocchia isolana  intitolata al diacono martire Lorenzo. E con noi c’erano i parrocchiani di Picinisco, con il sindaco ed il parroco, don Edmer, e tanti altri venuti dal nord, dal centro e dal sud, da Bergamo a S. Lorenzello in provincia di Benevento, da Castelfiorentino e  Sovicille in Toscana, a Formello ed Amaseno, nel Lazio e perfino da Zamora in Spagna.

Accolti con cordialità nel bel portico che ospita la monumentale tomba di Alcide De Gasperi e, ammirati gli affreschi che a mo’ di “strisce” raccontano la storia dei santi martiri Lorenzo e Stefano, siamo stati invitati ad entrare in chiesa processionalmente preceduti dagli stendardi, uno più bello dell’altro.

La Basilica è un vero scrigno di tesori sovrapposti e affiancati. Lo sguardo ha spaziato dall’alto del soffitto alle pareti affrescate, dal presbiterio rialzato al pavimento in marmi colorati fin giù alla cripta che custodisce le tombe dei Santi Lorenzo e Stefano e di papa Pio IX e poi ancora alle catacombe di S.Ciriaca, la matrona romana che accoglieva nella sua casa sul Monte Celio i cristiani e lo stesso Lorenzo e  concesse il suo terreno “fuori porta” per la sepoltura dei martiri e di se stessa, martirizzata sotto l’imperatore Decio.

Nel pomeriggio, dopo la recita del S. Rosario, abbiamo partecipato alla solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Francesco Gioia e animata dai canti del prestigioso coro di Castefiorentino. La giornata si è conclusa con la recita di alcuni passi del Dramma “Il martirio di S.Lorenzo” a cura del gruppo di S.Lorenzello.

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San Lorenzo Parrocchia © - ECHI DI VITA 2017 N°16 - Splash

Echi Di Vita N°16 – DALLA PASQUA, UN INVITO AL CORAGGIO DELLA COMUNIONE E DELLA CONDIVISIONE

Sostiamo un attimo e chiudiamo gli occhi. Immaginiamo di essere in un giardino e l’ora è quella che segue immediatamente l’alba. La prima luce riscalda un’aria a tra pungente ma sicuramente piacevole.

Tutto tace, si sente appena il rumore della brina che scivola sulle foglie e lentamente evapora al conta!o col primo sole del giorno. E’ il primo giorno dopo il sabato. Il luogo grida la vita, che senza clamore irrompe decisa dopo il buio e la lunga sosta della notte. In quel luogo di vita c’è un sepolcro nuovo da poco occupato e appena svuotato. Il vuoto anonimo del sepolcro echeggia nel vuoto che por amo dentro.

La fresca brezza che sfiora le guance e la luce discreta ci destano dal torpore, ma non scalfiscono l’oblio del vuoto: vuoto qui avan, vuoto lì dentro.

Un giardiniere è a custodia del giardino e la mente corre a quel primo giardino, regno di Adamo, luogo di disobbedienza. Ora invece il giardiniere è lì a custodire il giardino nuovo dell’ obbedienza, ove fiorisce luce, vita, amore, anelito di libertà assoluta e di alleanza eterna.

Quell’uomo chiede a me, a te, a noi: “Chi cerchi?”. Domanda puntuale che aggiunge l’inquietudine di guardare in faccia la desolazione interiore. Quasi senza a!endere risposta Lui pronuncia un nome, il mio, il tuo, il nome di ognuno di noi.

Il mio sguardo si apre, il mio cuore si scioglie, la luce dell’aurora squarcia le tenebre della tristezza e la brezza fresca del mano di Pasqua irrompe nel vuoto e lo riempie.

Il Timbro, la voce, la tenerezza della pronuncia… Lo riconosco. Nessuna esitazione. Cercavo un morto nella no!e del mio cuore, trovo il Risorto che all’alba del terzo giorno mi dona la bellezza di un vuoto an co riempito di tenerezza.

Peccatori un tempo, testimoni dell’amore oggi. E’ il mio augurio di vivere la Pasqua come l’ha vissuta Maria Maddalena, cercatrice un tempo di amori fugaci, generatori di vuoto, testimone ora di un amore che è per sempre!