Author : E. Redazione

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 06

2022 – Echi di Vita N°06 – DIO RIEMPIE LE RETI DELLA NOSTRA VITA

Quattro pescatori sono lanciati in un’av­ventura più grande di loro: pescare per la vita. Pescare produce la morte dei pesci. Ma per gli uomini non è così: pescare significa «catturare vivi».

«Sarai pescatore di uomini»: li raccoglierai da quel fondo dove credono di vivere e non vivono; mostrerai loro che sono fatti per un altro respiro, un altro cielo, un’altra vita!

Raccoglierai per la vita.

Gesù sale anche sulla mia barca, non importa se è vuota e l’ho tirata in secco, e dice anche a me: Vuoi mettere a disposizione la tua barca, la barca della tua vita? C’è una missione per te. Quella stessa di Pietro, che è per tutti, non solo per preti o suore.

Se pescare non significa dare la morte, ma portare a vivere meglio, con più respiro e luce, portare a galla la persona da quel fondo limaccioso, triste, senza speranza, in cui vive, allora in questa nostra epoca delle passioni tristi un grande lavoro è da compiere. Non noi. però, ma lo Spirito di Dio.

Sulla tua parola getterò le reti.

Che cosa spinge Pietro a fidarsi? Non ci sono discorsi sulla barca, ma sguardi: per Gesù guardare una persona e amarla era la stessa cosa. Pietro in quegli occhi ha visto l’amore per lui. Si è sentito amato, sente che la sua vita è al sicuro accanto a Gesù, crede nella forza dell’amore che ha visto, e si fida.

E le reti si riempiono.

Simone, davanti a questa potenza e mistero, ha paura: allontanati da me, perché sono un peccatore.

E Gesù ha una reazione bellissima: trasporta Simone su di un piano totalmente diverso. Non si interessa dei suoi peccati; ha una sovrana indifferenza per il passato di Simone, pronuncia parole che creano futuro: Non temere. Tu sarai pescatore, donerai vita.

Mi incantano la delicatezza e la sapienza con le quali il Signore Gesù si rivolge a Si­mone, e in lui a tutti: lo pregò di scostarsi da riva.

Gesù prega Simone, non si impone mai; «non temere»: Dio viene come coraggio di vita; libera dalla paura, paralisi del cuore; «tu sarai»: tu donerai vita. Gesù intuisce in me fioriture di domani; per lui nessun uomo coincide con i suoi fallimenti, bensì con le sue potenzialità.

Tre parole con cui Gesù, maestro di umanità, rilancia la vita: delicatezza, coraggio, futuro.

Lasciarono tutto e lo seguirono. Senza neppure chiedersi dove li condurrà. Vanno dietro a lui e vanno verso l’uomo, quella doppia direzione che sola conduce al cuore della vita.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 05

2022 – Echi di Vita N°05 – GESU’ NON E’ RICONOSCIUTO PROFETA

    Il brano evangelico odierno è il seguito di quello di domenica scorsa. Siamo sempre nella sinagoga di Nazaret, il villaggio dove Gesù è stato allevato e dove era tornato all’inizio della sua predicazione in Galilea: “Oggi si è realizzata questa Scrittura nei vostri orecchi”.

Ed ecco la reazione dell’uditorio: “Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”. Con la sua omelia Gesù ha colpito l’uditorio, ha saputo destare l’interesse e la meraviglia perché le sue erano anche “parole di grazia”.

Quelli che hanno appena approvato e “applaudito” Gesù, dicono: “Costui è il figlio di Giuseppe, il carpentiere che ben conosciamo come nostro concittadino. È un uomo, nient’altro che un semplice uomo ordinario, nulla di più!”. Le parole di Gesù hanno meravigliato quella gente: il messaggio che egli ha dato è buono – pensano gli abitanti di Nazaret – ma è il messaggio di un uomo ordinario, come lo si vedeva e lo si poteva descrivere conoscendo bene suo padre Giuseppe. L’entusiasmo e la meraviglia non conducono alla fede in Gesù, perché i presenti, per riconoscergli autorità, non si accontentano di parole: vogliono segni, miracoli che garantiscano la sua missione!

Gesù, conoscendo i pensieri del loro cuore, non evita il conflitto, non lo tace, ma anzi lo fa esplodere. “Certamente” – dice – “alla fine dei vostri ragionamenti vi verrà in mente un proverbio: ‘Medico, cura te stesso’. Ovvero, se vuoi avere autorità e non solo pronunciare parole, fa’ anche qui a Nazaret, tra quelli che conoscono la tua famiglia, ciò che hai fatto a Cafarnao!”. È una tentazione che Gesù sentirà più volte rivolta a sé: qui tra i suoi, più tardi a Gerusalemme e infine addirittura sulla croce

Di fronte a questo repentino cambiamento di umore dell’uditorio nei suoi confronti, dallo stupore all’indignazione, Gesù pronuncia alcune parole cariche di mitezza e, insieme, di rincrescimento, parole suggerite dalla sua assiduità alle Scritture, soprattutto ai profeti. “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria, nella sua terra”.

Con queste parole Gesù, nella sua missione, fa cadere ogni frontiera, ogni muro di separazione: non c’è più una terra santa e una profana; non c’è più un popolo dell’alleanza e gli altri esclusi dall’alleanza. No, c’è un’offerta di salvezza rivolta da Dio a tutti. Anzi, il Dio di Gesù ama i pagani perché ha come nostalgia di loro, che durante i secoli sono rimasti lontani da lui. Gesù dunque li va a cercare, a incontrare e trova in loro una fede-fiducia che gli permettono quell’azione liberatrice per la quale era stato inviato da Dio.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 04

2022 – Echi di Vita N°04 – DIO E’ SEMPRE DALLA PARTE DELL’UOMO

Un racconto di una modernità unica, dove Luca, il migliore scrittore del Nuovo Testamento crea una tensione, una aspettativa con questo magistrale racconto, che si dipana come al rallentatore:

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò e sedette.

Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

E seguono le prime parole ufficiali di Gesù: oggi la parola del profeta si è fatta carne.

Gesù si inserisce nel solco dei profeti, li prende e li incarna in sé. E i profeti, da parte loro, lo aiutano a capire se stesso, chi è davvero, dove è chiamato ad andare:

lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi.

Da subito Gesù sgombra tutti i dubbi su ciò che è venuto a fare: è qui per togliere via dall’uomo tutto ciò che ne impedisce la fioritura, perché sia chiaro a tutti che cosa è il re­gno di Dio: vita in pienezza, qualcosa che porta gioia, che libera e da luce, che rende la storia un luogo senza più disperati.

E si schiera, non è imparziale Dio; sta dalla parte degli ultimi, mai con gli oppressori. Viene come fonte di libere vite, e da dove cominciare se non dai prigionieri?

Gesù non è venuto per riportare i lontani a Dio, ma per portare Dio ai lontani, a uomini e donne senza speranza, per aprirli a tutte le loro immense potenzialità di vita, di lavoro, di creatività, di relazione, di intelligenza, di amore.

Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona, il suo primo sguardo va sempre sulla povertà e sulla fame dell’uomo.

Per questo nel Vangelo ricorre più spesso la parola poveri, che non la parola peccatori.

La lieta notizia del Vangelo non è l’offerta di una nuova morale migliore, più nobile o più benefica delle altre. Buona notizia di Gesù non è neppure il perdono dei peccati.

La buona notizia è che Dio mette l’uomo al centro, e dimentica se stesso per lui, e schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi altra da quello che è.

Un Dio sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo.

don Alfredo Di Stefanoù

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 03

2022 – Echi di Vita N°03 – DIO VIENE COME FESTA E COME GIOIA

Con tutte le situazioni tragiche, le morti e le croci d’Israele, Gesù dà inizio alla sua missione quasi giocando con dell’acqua e con del vino. Schiavi e lebbrosi gridavano la loro disperazione e Gesù comincia non da loro ma da una festa di nozze. Deve esserci sotto qualcosa di molto importante: è il volto nuovo di Dio, un Dio che viene come festa.

A lungo abbiamo pensato che Dio non amasse troppo le feste degli uomini. Il cristianesimo ha subìto come un battesimo di tristezza. Nel dolore Dio ci accompagna, ma non porta dolore. Lui benedice la vita, gode della gioia degli uomini, la approva, la apprezza, se ne prende cura.

Una festa di nozze: le nozze sono il luogo dove l’amore celebra la sua festa. Ed è lì che Gesù pone il primo dei segni: il primo segnale da seguire nelle stra­de della vita è l’amore, forza capace di riempire di miracoli la terra.

«E viene a mancare il vino». Il vino, in tutta la Bibbia, è simbolo di gioia e di amore, ma minacciati; la vita si trascina stancamente, occorre qualcosa di nuovo: Gesù stesso, volto d’amore di Dio.

Il vino che viene a mancare è esperienza quotidiana: viene a mancare quel non­so-che che dà qualità alla vita, un non-so-che di e­nergia, di passione, di entusiasmo, di salute che dia sapore e calore alle cose.

Come uscirne? A due condizioni.

«Qualunque cosa vi dica, fatela».

Fate il suo Vangelo; rendetelo gesto e corpo; tutto il Vangelo, il consiglio amabile, il comando esigente, la consolazione, il rischio. E si riempiranno le anfore vuote della vita.

 

«Riempite d’acqua le anfore».

Solo acqua posso portare davanti al Signore, nient’altro che acqua. Eppure la vuole tutta, fino all’orlo. E quando le sei anfore della mia umanità, dura come la pietra e povera come l’acqua, saranno offerte a Lui, colme di ciò che è umano e mio, sarà Lui a trasformare questa povera acqua nel migliore dei vini, immeritato e senza misura.

A Cana, gli sposi non hanno meriti o diritti da vantare. La loro povertà non è un ostacolo, ma una opportunità per il Signore, un titolo per il suo intervento. Dio viene anche per me che non ho meriti; viene come festa e come gioia, come vino buono, e conta non i miei meriti ma il mio bisogno.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 02

2022 – Echi di Vita N°02 – IL CIELO SI APRE. SIAMO TUTTI FIGLI DI DIO NEL FIGLIO.

«Viene dopo di me colui che è più forte di me». In che cosa consiste la forza di Gesù?

Lui è il più forte perché parla al cuore. Tutte le altre sono voci che vengono da fuori, la sua è l’unica che suona in mezzo all’anima. E parla parole di vita.

«Lui vi battezzerà…» La sua forza è battezzare, che significa immergere l’uomo nell’oceano dell’Assoluto, e che sia imbevuto di Dio, intriso del suo respiro, e diventi figlio. La sua è una forza generatrice, forza liberante e creativa, come un vento che gonfia le vele, un fuoco che dona un calore impensato.

«Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Il respiro vitale e il fuoco di Dio entrano dentro di me, a poco a poco mi modellano, trasformano pensieri, affetti, progetti, speranze, secondo la legge dolce, esigente e rasserenante del vero amore. E poi mi incalzano a passare nel mondo portando a mia volta vento e fuoco, portando libertà e calore, energia e luce.

Gesù stava in preghiera ed ecco, il cielo si aprì. La bellezza di questo particolare: il cielo che si apre. La bellezza della speranza!

E noi che pensiamo e agiamo come se i cieli si fossero rinchiusi di nuovo sulla nostra terra. Ma i cieli sono aperti, e possiamo comunicare con Dio: alzi gli occhi e puoi ascoltare, parli e sei ascoltato.

 

E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

La voce annuncia tre cose, dette per Gesù e per ciascuno di noi:    “Figlio” è la prima parola: Dio è forza di generazione, che come ogni seme genera secondo la propria specie. Siamo tutti figli di Dio nel Figlio, frammenti di Dio nel mondo, specie della sua specie, abbiamo Dio nel sangue e nel respiro.

“Amato” è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima di ogni merito, che tu lo sappia o no, ogni giorno ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. Immeritato amore, incondizionato, unilaterale, asimmetrico. Amore che anticipa e che prescinde da tutto.

“Mio compiacimento” è la terza parola. Che nella sua radice contiene l’idea di una gioia, un piacere che Dio riceve dai suoi figli. Come se dicesse a ognuno: figlio mio, ti guardo e sono felice.

Se ogni mattina potessi immaginare di nuovo questa scena: il cielo che si apre sopra di me come un abbraccio, un soffio di vita e un calore che mi raggiungono, il Padre che mi dice con tenerezza e forza: figlio, amore mio, mia gioia, sarei molto più sereno, sarei sicuro che la mia vita è al sicuro nelle sue mani, mi sentirei davvero figlio prezioso, che vive della stessa vita indistruttibile e generante.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 01

2022 – Echi di Vita N°01 – TE DEUM LAUDAMUS!

Nel celebrare la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, presentiamo al Signore gioie e speranze, tristezze e angosce della nostra comunità parrocchiale e dell’intera Città.

Gratitudine, ringraziamento, gratuità sono tutte espressioni della riconoscenza, definita “memoria del cuore”: sa ringraziare, infatti, solo colui che conserva il ricordo del bene ricevuto, riconoscendolo come un DONO.

Ma se è facile dire “grazie” per le cose belle -anche se non tutti lo fanno– dobbiamo imparare a ringraziare anche delle pene e perfino dei propri errori. Solo chi arriva ad essere grato anche delle cose spiacevoli e delle sofferenze, ha veramente imparato a vivere.

Sembra una lotta sproporzionata contro una forza che ci schiaccia, ma se, prima di ringraziare, ci fermiamo a guardare con calma la situazione e, constatato che non possiamo proprio fare nulla, la mettiamo nelle mani di Dio con la semplicità del fanciullo, essa non ci apparirà più un problema insolubile.

Si tratta, in sostanza, di cambiare prospettiva, ponendoci da un punto di vista diverso di fronte a situazioni che non possiamo cambiare. Osiamo allora chiedere al Signore Gesù la sua benedizione e la sua protezione, come quella che Dio affidò a Mosé: “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia risplendere su di te il suo volto e ti conceda pace”.

Certo, il momento attuale non è facile. La pandemia ci ha resi da un giorno all’altro più fragili e insicuri, mettendo a nudo l’impotenza umana. Ci troviamo di fronte a due minacce, una sanitaria e l’altra economica. Per non parlare poi di quella ecologica per una natura, ritenuta da noi addomesticata e controllabile, ma in realtà più ostica di come l’avevamo immaginata.

 

Amo molto la bella favola di Simba “Il re Leone”. Una storia esemplare. La morte del padre è per il giovane leone perdita d’affetto e caduta in una crisi epocale prima di tornare alla sua vita di re. E’ il racconto di un lungo percorso di ripensamento su sé stesso al cospetto di un pericolo mortale per sé e la comunità in cui vive e ci invita a riflettere sulle possibili vie di uscita.

 

Per noi cristiani, la vita ha una “dignità” che non ha prezzo. Non così per l’economia, che quantifica tutto, anche la vita… Riaffiora forte, allora, il senso del nostro limite e la ricerca di altro.

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 52

2021 – Echi di Vita N°52 – C’E’ BISOGNO DELL’ANGELO DEL NATALE

TI AUGURO:

che tu possa lasciati toccare come Maria dal messaggio dell’angelo, di avere la fiducia che anche in te possa crescere un bambino divino. Ci libereremo automaticamente di tutte le pressioni cui siamo sottoposti per adeguare il nostro comportamento alle immagini che gli altri hanno su di noi. Solo quel bambino finisce per rivelarci la nostra vera natura, l’unica che corrisponde al nostro essere autentico.

 

Che tu possa incontrare l’angelo che appare in sogno a Giuseppe per conoscere gli eventi divini, che ti rivela la tua verità che non sempre è comoda. Quando Dio diventa il centro della tua vita, anche noi raggiungiamo il nostro centro, l’esperienza dell’essere amati da Dio rende la nostra vita più leggera e ci conduce alla pace con noi stessi.

Che tu possa ascoltare gli angeli che si moltiplicano la notte di Natale, che annunciano con gioia la nascita del Salvatore, che vogliono portare gioia anche nella tua vita. Se tu riconosci il bambino nella mangiatoia come redentore, messia e Signore, allora la tua vita sarà piena ed integra, diventerai libero e dominerai te stesso, senza più lasciarti dominare dagli altri. Gli angeli del Natale vogliono portare anche nella tua vita leggerezza e freschezza, libertà e apertura di orizzonti, indicarti la nuova via da percorrere per poter arrivare davvero a casa, presso te stesso.

 

Che tu possa lasciarti accompagnare dall’angelo che ha guidato la Sacra Famiglia fino a Nazareth: ci sono tempi in cui ti viene chiesto solo di mettere radici e di crescere. Dio vuole che la tua vita riesca bene.

 

Che gli angeli del Natale accompagnino anche noi perché, se Dio nasce in noi, la nostra vita si rinnova, senza restare bloccati al passato.

Una boccata d’aria fresca, una sorgente di acqua limpida che potrà aiutare molti a “guardare oltre” la propria vita, soprattutto quella che si ritiene faticosa e angusta.

 

Ecco il mio augurio e il mio regalo: un angelo del Natale!

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 51

2021 – Echi di Vita N°51– NATALE: BENEDIZIONE E RINGRAZIAMENTO

Un Vangelo di gioia e di donne. Santa Maria, gravida di Dio, incinta di luce, va in fretta, pesante di vita nuova e leggera di libertà, sui monti di Giuda.

Origene di Alessandria (III sec.) afferma che l’immagine più vivida e bella del cristiano è quella di una donna incinta, che porta in sé una nuova vita. E non occorre che parli, è evidente a tutti ciò che accade: è viva di due vite, battono in lei due cuori.

E non li puoi separare.

Nell’incontro di Maria con Elisabetta, Dio viene mediato da persone, convocato dai loro abbracci e dai loro affetti, come se fosse, e lo è, un nostro familiare. Non c’è infinito quaggiù lontano dalle relazioni umane. In questa che è l’unica scena del Vangelo dove protagoniste sono solo donne, è inscritta l’arte del dialogo.

Il primo passo: salutare.

Maria, entrata nella casa, salutò Elisabetta”

Entrare, varcare soglie, fare passi per andare incontro alle persone. Non restarsene al di fuori, ad aspettare che qualcosa accada ma diventare protagonisti, avvicinarsi, bussare, ricucire gli strappi e gli allontanamenti. E salutare tutti per via, subito, senza incertezze, per primi, facendo viaggiare parole di pace tra le persone.

Bella l’etimologia di “salutare“: contiene, almeno in germe, una promessa di salute per le relazioni, di salvezza negli incontri.

Il secondo passo: benedire.

“Elisabetta… esclamò: Benedetta tu fra le donne”. Se ogni prima parola tra noi fosse come il saluto di chi arriva da lontano, pesante di vita, nostalgia, speranze; e la seconda fosse come quella di Elisabetta, che porta il primato della benedizione.

Dire a qualcuno “sei benedetto” significa portare una benedizione dal cielo, salutare Dio in lui, vederlo all’opera, vedere il bene, la luce, il grano che germoglia, con uno sguardo di stupore, senza rivalità, senza invidia. Se non impariamo a benedire, a dire bene, non saremo mai felici.

Il terzo passo: ringraziare.

“Allora Maria disse: l’anima mia magnifica il Signore”. L’orizzonte si allarga. Il dialogo con il cielo si apre con il primato del ringraziamento. Per prima cosa Maria ringrazia: è grata perché amata. L’amore quando accade, ha sempre il senso del miracolo: ha sentito Dio venire come un fremito nel grembo, come un abbraccio con l’anziana, come la danza di gioia di un bimbo di sei mesi, e canta.

A Natale, anche noi come lei, grati perché amati, benediciamo e ringraziamo per ogni incontro.

 

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 51

2021 – Echi di Vita N°50 – IL PARROCO SCRIVE ALLE FAMIGLIE E AI PARROCCHIANI

Carissimi,

il tempo dell’epidemia Covid non è finito né è stato una parentesi. Ci ha parlato e ancora ci parla, anzi ci urla che non possiamo tornare alla società di ieri e alla Chiesa di prima. Dobbiamo ricostruire, anzi «costruire sognando» una nuova società e una nuova Chiesa.

La festa della Patrona è un invito a percorrere insieme i sentieri che si aprono davanti a noi e questa lettera, come ogni anno, ci sollecita ad essere tutti “complici e assetati di novità”, dopo avere condiviso, società civile e comunità cristiana, la nostra vulnerabilità. Abbiamo fatto i conti con la caducità della condizione umana e con un sottile desiderio di forti  sentimenti religiosi e di solidi valori civili.

“C’era una volta…”: sento spesso dire con rammarico e nostalgia. Ma cosa c’era ieri che oggi non c’è più?

La parrocchia c’è ancora! E’ viva e attiva grazie a chi non ci ha lasciato e a chi si è avvicinato. E’ accanto a chi soffre e non lascia sole le persone che hanno subito una perdita. E’ di conforto a chi si sente disorientato o affranto da sofferenze fisiche e fragilità morali. Con il sostegno delle famiglie che non hanno mai smesso di dare, aiuta chi ha bisogno di ricevere, chi deve fronteggiare situazioni difficili o chi semplicemente cerca vie di serenità.

La comunità civile c’è ancora! Ci siamo tutti sentiti al fronte, “in guerra”, protagonisti di una battaglia che ci ha trovati impreparati. Qualcuno ne è caduto vittima, molti sono stati feriti, tanti si sono fatti soccorritori. Tutti, comunque… in guerra. La guerra vuole nemici e spie, frontiere e trincee, armi e munizioni, inganni e menzogne, spietatezza e denaro. La comunità civile, invece, si nutre d’altro: prossimità, solidarietà, compassione, umiltà, dignità, delicatezza, tatto, ascolto, autenticità, pazienza, perseveranza…

La Madonna di Loreto ci chiama ad essere “artefici di cura” l’uno per l’altro, cura del territorio, cura del pianeta e cura di noi stessi, mettendo a frutto capacità, competenze, valori, forze fisiche e forza d’animo.

La festa della nostra Patrona, con la lampada riaccesa in chiesa e tante lampade accese sui davanzali delle nostre finestre la sera del 10 dicembre, vuole essere un balsamo per le molte ferite, una consolazione per ogni dolore, una speranza per un futuro migliore.

Siamo tutti “malati di umanità”, desiderosi di ascoltare e di essere ascoltati, di amare e di essere amati per far arrivare l’Amore là dove non c’è.

Quando potremo tornare a far visita alle persone sole o a stare accanto a chi è anziano nelle case di riposo? Quando potremo accedere di nuovo negli ospedali come volontari o fare compagnia ad un malato? Quando potremo vegliare un defunto e portare consolazione ai parenti? Quando potremo incontrare fisicamente persone che ci chiedono aiuto e alleviare il loro dolore con una carezza, un abbraccio?

Questo nostro tempo va vissuto con responsabilità, là dove il Signore ci vuole, per essere e divenire tutti “profeti di un’umanità possibile” e, se non dimenticheremo ciò che è accaduto, vivremo all’insegna di quanto nella sofferenza in noi è maturato.

Maria, la Vergine di Loreto, che come tenera Madre ci mostra il suo Figlio Gesù, ci accolga con tutti i nostri limiti e ci apra alla Grazia, dono gratuito di Dio, per una ripartenza carica di fiducia e di speranza.

Affido ciascuno di voi nella preghiera alla nostra Patrona perché ci benedica e ci protegga.

Saluto tutta la comunità, dal Signor Sindaco ad ogni singolo cittadino.

Madonna di Loreto, prega per noi!

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 49

2021 – Echi di Vita N°49 – NESSUNO E’ COSI’ PICCOLO DA NON POTER ESSERE PROFETA

Luca dà inizio al racconto dell’attività pubblica di Gesù con una pagina solenne, quasi maestosa, un lungo elenco di re e sacerdoti, che improvvisamente subisce uno scarto, un dirottamento.

Un sassolino del deserto cade dentro l’ingranaggio collaudato della storia e ne muta il passo: la Parola di Dio venne su Giovanni nel deserto.

La Parola, fragile e immensa, viene come l’estasi della storia, di una storia che non basta più a se stessa; le inietta un’estasi, che è come un uscire da sé, un sollevarsi sopra le logiche di potere, un dirottarsi dai soliti binari, lontano dalle grandi capitali, via dalle regge e dai cortigiani, a perdersi nel deserto.

È il Dio che sceglie i piccoli, che fa dei poveri i principi del suo regno, cui basta un uomo solo che si lasci infiammare dalla sua Parola.

 

Chi conta nella storia?

Erode sarà ricordato solo perché ha tentato di uccidere quel Bambino; Pilato perché l’ha condannato a morte.

Nella storia conta davvero chi comincia a pensare pensieri buoni, i pensieri di Dio. La parola di Dio venne su Giovanni, nel deserto.

La parola di Dio viene ancora, è sempre in volo in cerca di uomini e donne dove porre il suo nido, di gente semplice e vera, che voglia diventare «sillaba del Verbo». Perché nessuno è così piccolo o così peccatore, nessuno conta così poco da non poter diventare profeta del Signore.

 

«Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte abbassato; le vie tortuose diventeranno diritte e quelle impervie, spianate».

La voce dipinge un paesaggio aspro e difficile, che ha i tratti duri e violenti della storia: le montagne invalicabili sono quei muri che tagliano in due villaggi, case e oliveti; i burroni scoscesi sono le trincee scavate per non offrire bersaglio e per meglio uccidere; sono l’isolarsi per paura… È anche la nostra geografia interiore, una mappa di ferite mai guarite, di abbandoni patiti o inflitti.

Il profeta però vede oltre, vede strade che corrono diritte e piane, burroni colmati, monti spianati.

 

Un’opera imponente e gioiosa, e a portarla a compimento sarà Colui che l’ha iniziata.

L’esito è certo, perché il profeta assicura «Ogni uomo vedrà la salvezza».

Ogni uomo?

Sì, esattamente questo: ogni uomo.

 

Dio viene e non si fermerà davanti a burroni o montagne, e neppure davanti al mio contorto cuore.

Raggiungerà ogni uomo, gli porrà la sua Parola nel grembo, potenza di parto di un mondo nuovo e felice, dove tutto ciò che è umano trovi eco nel cuore di Dio.

 

don alfredo Di Stefano

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