Author : E. Redazione

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 05

2021 – Echi di Vita N°05 – IL SIGNORE E’ VENUTO A LIBERARE L’UOMO

Questo Vangelo ci riporta la freschezza della sorgente, lo stupore e la freschezza dell’origine: la gente si stupiva del suo insegnamento.

Come la gente di Cafarnao, anche noi ci incantiamo ogni volta che abbiamo la ventura di incontrare qualcuno con parole che trasmettono la sapienza del vivere, una sa­pienza sulla vita e sulla morte, sull’amore, sulla paura e sulla gioia. Che aiutano a vivere meglio. Di fatto, sono autorevoli soltanto le parole che accrescono la vita.

Gesù insegnava come uno che ha autorità. Ha autorità chi non soltanto annuncia la buona notizia, ma la fa accadere. Lo vediamo dal seguito del racconto: C’era là un uomo posseduto da uno spirito impuro.

La buona notizia è un Dio che libera la vita.

 

Gesù ha autorità perché si misura con i nostri problemi di fondo, e il primo di tutti i problemi è «l’uomo posseduto», l’uomo che non è libero.

Volesse il cielo che tutti i cristiani fossero autorevoli. E il mezzo c’è: si tratta non di dire il Vangelo, ma di fare il Vangelo, non di predicare, ma di diventare Vangelo, tutt’uno con ciò che annunci: una buona notizia che libera la vita, fa vivere meglio, dove nominare Dio equivale a confortare la vita.

Mi ha sempre colpito l’espressione dell’uomo posseduto: che c’è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci?

Gesù è venuto a rovinare tutto ciò che rovina l’uomo, a demolire ciò che lo imprigiona, è venuto a portare spada e fuoco, a rovinare tutto ciò che non è amore.

Per edificare il suo Regno deve mandare in rovina il regno ingannatore degli uomini genuflessi davanti agli idoli impuri: potere, denaro, successo, paure, depressioni, egoismi.

È a questi desideri sbagliati, padroni del cuore, che Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui.

Tace e se ne va questo mondo sbagliato. Va in rovina, come aveva sognato Isaia, van­no in rovina le spade e diventano falci, si spezza la conchiglia e appare la perla.

Perla della creazione è l’uomo libero e amante.

Questo Vangelo mi aiuta a valutare la serietà del mio cristianesimo da due criteri: se come Gesù, mi oppongo al male dell’uomo, in tutte le sue forme; se come lui porto aria di libertà, una briciola di liberazione da ciò che ci reprime dentro, da ciò che soffoca la nostra umanità, da tutte le maschere e le paure.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 04

2021 – Echi di Vita N°04 – CONVERTIRSI E’ GIRARSI VERSO LA LUCE

Siamo al momento fresco, sorgivo del Vangelo. C’è una bella notizia che inizia a correre per la Galilea ed è questa: il tempo è compiuto, il regno di Dio è qui.

Il tempo è compiuto, come quando si compiono per una donna i giorni del parto. E nasce, viene alla luce il Regno di Dio.

Gesù non spiega il Regno, lo mostra con il suo primo agire: libera, guarisce, perdona, toglie barriere, ridona pienezza di relazione a tutti, anche a quelli marchiati dall’esclusione. Il Regno è guarigione dal male di vivere, fioritura della vita in tutte le sue forme.

A questo movimento discendente, di pura grazia, Gesù chiede una risposta: convertitevi e credete nel Vangelo.

Immagino la conversione come il moto del girasole, che alza la corolla ogni mattina all’arrivo del sole e si muove verso la luce.

Credere nel Vangelo è un atto che posso compiere ogni mattino, ad ogni risveglio. Fare memoria di una bella notizia: Dio è più vicino oggi di ieri, è all’opera nel mondo, lo sta trasformando. E costruire la giornata non tenendo gli occhi bassi, chini sui problemi da affrontare, ma alzando il capo, sollevandolo verso la luce, verso il Signore che dice: sono con te, non ti lascio più, ti voglio bene.

Credete nel Vangelo. Non ‘al’ Vangelo, ma ‘nel’ Vangelo. Non solo ritenerlo vero, ma entrare e buttarsi dentro, costruirvi sopra la vita, con una fiducia che non darò più a nient’altro e a nessun altro.

Camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vede Simone e in lui intuisce la Roccia. Vede Giovanni e in lui indovina il discepolo dalle più belle parole d’amore. Un giorno guarderà l’adultera e in lei vedrà la donna capace di amare bene. Il suo sguardo è creatore. Il maestro guarda anche me, e nonostante i miei inverni, vede grano che germina, una generosità che non sapevo di avere, capacità che non conoscevo.

È la totale fiducia di chi contempla le stelle prima ancora che sorgano.

Seguitemi, venite dietro a me. Non si dilunga in spiegazioni o motivazioni, perché il motivo è lui, che ti mette il Regno ap­pena nato fra le mani. E lo dice con una frase inedita, un po’ illogica: vi farò pescatori di uomini. Li tirerete fuori dall’oscurità, come pesci da sotto la superficie delle acque, come neonati dalle acque materne, come tesoro dissepolto dal campo. Li porterete dalla vita sommersa alla vita nel sole. Mostrerete che l’uomo, pur con la sua pesantezza, è fatto per un’altra respirazione, un’altra aria, un’altra luce.

Venite dietro a me, andate verso gli uomini. Avere passione per Cristo, che passa e si lascia dietro larghi sorsi di vita; avere passione per l’uomo e dilatare gli spazi che respira, questo il nostro cammino!

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 03

2021 – Echi di Vita N°03 – TROVARE LA CHIAVE DEL CUORE

Un Vangelo che profuma di libertà, di spazi e cuori aperti: Giovanni indica un altro cui guardare, e si ritrae.

Due discepoli lasciano il vecchio maestro e si mettono in cammino per sentieri sconosciuti dietro a un giovane rabbi di cui ignorano tutto, eccetto una immagine, una metafora folgorante: ecco, l’agnello di Dio!

Ma nelle parole di Giovanni sta la novità assoluta, il capovolgimento totale del nostro rapporto con Dio.

In tutte le religioni il sacrificio consiste nell’offrire qualcosa (un animale, del denaro, una rinuncia…) al Dio per ottenere in cambio il suo favore.

Con Gesù questo contratto religioso è svuotato: Dio non chiede più sacrifici, ora è Lui che viene e si fa agnello, vale a dire sacrifica se stesso; Gesù non prende nulla, dona tutto.

Gesù si voltò e disse loro: che cosa cercate? Sono le sue prime parole nel Vangelo di Giovanni.

Le prime parole del Risorto saranno del tutto simili: Donna, chi cerchi? Cosa cercate? Due domande, un unico verbo, dove troviamo la definizione stessa dell’uomo: l’uomo è un essere di ricerca, con un punto di domanda piantato nel cuore, cercatore mai arreso.

La prima cosa che Gesù chiede non è di aderire ad una dottrina, di osservare i comandamenti o di pregare, ma di rientrare in se stessi, di conoscere il desiderio profondo: che cosa desideri di più dalla vita?

Scrive san Giovanni Crisostomo: «trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno».

Gesù, maestro del desiderio, fa capire che a noi manca qualcosa, che la ricerca nasce da una povertà, da una assenza che arde dentro: che cosa ti manca?

Salute, denaro, speranza, tempo per vivere, amore, senso alla vita, le opportunità per da­re il meglio di me?

Ti manca la pace dentro?

Rivolge quella domanda a noi, ricchi di cose, per insegnarci desideri più alti delle cose, e a non accontentarci di solo pane, di solo benessere.

Tutto intorno a noi grida: accontentati!

Invece il Vangelo ripete la beatitudine dimenticata: Beati gli insoddisfatti perché saranno cercatori di tesori. Beati voi che avete fame e sete, perché diventerete mercanti della perla preziosa.

Maestro, dove dimori? La richiesta di una casa, di un luogo dove sentirsi tranquilli, al sicuro.

La risposta di Gesù ad ogni discepolo è sempre: vieni e vedrai.

Vedrai che il mio cuore è a casa solo accanto al tuo.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 02

2021 – Echi di Vita N°02 – OGNUNO E’ IL PREDILETTO DI DIO

Gesù è il figlio che si fa fratello, che si immerge solidale non tanto nel Giordano, quanto nel fiume dell’umanità, che sempre scorre a rischio sul confine tra deserto e terra promessa, tra fallimento e fecondità del­la vita.

Lo fa perché ogni fratello possa diventare figlio.

Il cuore del Vangelo di Marco è in questa parola: «Tu sei mio figlio amato».

La lieta notizia è una calda voce di padre che ti chiama figlio. Sostanza di ogni battesimo: ognuno è il figlio prediletto di Dio.

Dio preferisce ciascuno.

Uscendo dall’acqua vide i cieli aprirsi. Questa immagine del cielo aperto continua a indicare la nostra vocazione: alzare gli occhi su pensieri altri, su vie alte che so­vrastano le nostre vie; sentire che nella nostra vita sono in gioco forze più grandi di noi; che dipendiamo da energie che ven­gono da altrove, da una fonte fedele e che non viene meno, che alimenta la nostra vita; che non abbiamo in noi la sorgente di ciò che siamo.

Con questa fede possiamo anche noi aprire spazi di cielo sereno, da cui si affacci la giustizia per la nostra terra, dono che diventa conquista.

Possiamo aprire speranza, abitare la terra con quella parte di cielo che la compone.

Allora ti prende come una nostalgia, un desiderio di fare qualcosa che assomigli a ciò che è detto di Gesù:

«Passò facendo del bene, guarendo la vita da ogni sorta di male»; sintesi ultima, essenziale, struggente e bellissima della vicenda di Gesù, ma anche di ognuna delle nostre vite.

Passare facendo del bene è il senso del nostro pellegrinaggio sulla terra.

Passare fra le cose e le persone senza prendere, solamente amando, donando, perdonando, accendendo, aprendo spazi di cielo sereno.

Lo farò ricordando che «Dio non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta»,  che a Lui basta un po’ di fumo, lo lavora, lo circonda di cure e di speranza, «gli alita so­pra» fino a che ne sgorghi di nuovo la fiamma. L’uomo non è mai finito per sempre.

Ricordando il Dio dell’umile presagio di fuoco, Dio della nostra fragilità, Signore della debole fiamma e della grande speranza!

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 01

2021 – Echi di Vita N°01 – E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

Un Vangelo che toglie il fiato, che impedisce piccoli pensieri e spalanca su di noi le porte dell’infinito e dell’eterno.

Giovanni non inizia raccontando un episodio, ma componendo un poema, un volo d’aquila che proietta Gesù di Nazaret verso i confini del cosmo e del tempo.

In principio era il Verbo…

e il Verbo era Dio.

Un avvio di Vangelo grandioso che poi plana fra le tende dello sterminato accampamento umano:

e venne ad abitare in mezzo a noi.

 

Poi Giovanni apre di nuovo le ali e si lancia verso l’origine delle cose che sono:

tutto è stato fatto per mezzo di Lui.

Nulla di nulla, senza di lui.

«In principio», «tutto», «nulla», «Dio», parole assolute, che ci mettono in rapporto con la totalità e con l’eternità, con Dio e con tutte le creature del cosmo, tutti connessi insieme, nell’unico meraviglioso arazzo dell’essere. Senza di lui, nulla di nulla.

E la vita era la luce degli uomini.

 

Cerchi luce? Contempla la vita: è una grande parabola intrisa d’ombra e di luce, imbevuta di Dio.

Il Vangelo ci insegna a sorprendere perfino nelle pozzanghere della vita il riflesso del cielo, a intuire gli ultimi tempi già in un piccolo germoglio di fico a primavera.

Cerchi luce? Ama la vita, amala come l’ama Dio, con i suoi turbini e le sue tempeste, ma anche con il suo sole e le sue primule appena nate. Sii amico e abbine cura, perché è la tenda immensa del Verbo, le vene per le quali scorre nel mondo.

A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. L’abbiamo sentito dire così tante volte, che non ci pensiamo più. Dio viene nel mondo come figlio per renderci figli.

Oggi Dio ci meraviglia. Dice a ciascuno di noi: tu sei una meraviglia. Non sei inadeguato, non sei sbagliato; no, sei figlio di Dio.

Sentirsi figlio vuol dire sentire la sua voce che ti sussurra nel cuore: tu sei una meraviglia”! Figlio diventi quando spingi gli altri alla vita, come fa Dio.

E la domanda ultima sarà:

dopo di te, dove sei passato, è rimasta più vita o meno vita?

 

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2020 N 52

2020 – Echi di Vita N°52 – FIGLI CHE SCONVOLGONO I DISEGNI DEI PADRI

Portarono il bambino a Gerusalemme, per offrirlo al Signore. Il figlio è loro, eppure non è loro. Il figlio è dato, ma subito è offerto ad un altro sogno, ad un’altra strada. I genitori intrecciano così il destino di una famiglia e il destino del mondo.

I figli non sono nostri, appartengono a Dio, al cosmo, alla storia e all’umanità, ad una loro vocazione che noi non conosciamo. Devono realizzare non i nostri desideri, ma il desiderio di Dio.

Questa è la santità della famiglia. Se invece si chiude, vota i propri figli all’insignificanza e se stessa a un ben povero respiro.

Nel tempio incontrano due anziani straordinari, carichi d’anni, ma vivi dentro; non chiusi custodi di ricordi, ma profeti di futuro, aperti agli altri: Simeone guarda oltre, Anna parla agli altri. Simboli grandi di una vecchiaia aperta, sapiente e viva, che vede ciò che altri non vedono ancora.

Simeone dice tre parole immense a Maria, per spiegarle chi è suo Figlio: egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti, segno di contraddizione.

Egli è qui, adesso, in mezzo a noi, rovina, risurrezione, contraddizione.

Potremmo con la nostra preghiera dire così: sii per me rovina e risurrezione, Signore. Non lasciarmi mai nell’indifferenza, nella falsa pace, Cristo mia dolce rovina, che rovini la vita insufficiente, la vita morente, il mio mondo di maschere e bugie, che rovini la vita illusa. Contraddicimi, Signore, contraddici i miei pensieri con i tuoi pensieri, e questa amata mediocrità. Contraddici l’immagine incompleta o falsa che ho di te e questa guerra del cuore.

Sii mia risurrezione, quando credo che per me sia finita, quando ho il vuoto dentro e il buio davanti agli occhi. Sii risurrezione, vita che si dirama in ogni fibra dell’anima, dopo il fallimento facile, dopo una fedeltà mancata, dopo un’umiliazione bruciante. E poi risorgi con le cose che amavo e credevo finite.

Rovina, risurrezione, contraddizione. Tre parole che danno respiro alla vita. Contraddizione nel cuore della logica umana, rovina di idoli e illusioni, risurrezione di tutti i germi vitali e amorosi ai quali non riusciamo a dare respiro e terreno.

Anche a te una spada, Maria: Simeone lega Maria non solo alla croce del figlio, ma a tutta la messe di lacrime e di contraddizioni del Vangelo e dell’esistenza.

Anche a te, Maria. Non sei esente. La fede non produce l’anestesia del vivere. La fede e la santità non sono, per lei come per noi, un’assicurazione contro la sofferenza o i lutti o le disgrazie.

Anche a te, una spada. Il dolore ti legherà a tanti, a tutti i trafitti da spada, perché il dolore non vuole spiegazioni ma condivisione.

E se la spada sarà contraddizione alla vita, e sembrerà rovina, verrà nel terzo giorno la terza parola di Simeone: risurrezione.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2020 N 51

2020 – Echi di Vita N°51 – IL SENSO DI UN “SI” CHE CAMBIA IL MONDO

Maria di Nazareth entra nella storia mentre è in ascolto di un angelo, e traccia il primo passo per chi vuole entrare in un rapporto vero con le creature, uomini o angeli: l’arte dell’ascolto. Ci mostra come fare spazio nella nostra vita all’ingresso della luce. Fa spazio alla luce chi ha saputo creare un’oasi di ascolto. È necessario molto silenzio per ascoltare la voce di Dio.

A quelle parole Maria rimase turbata. Un attimo di smarrimento ed è un attimo che, nella nostra vita, può durare anni. E se pure hai detto “sì” una volta, non sei mai al riparo dallo smarrimento. Ma: non temere, Maria. Dio entra nella vita, che è fatta anche di turbamenti, di emozioni confuse e porta nuove stelle polari. Entra nella vita, anche se è inadeguata. O forse proprio per questo! Non temere la tua debolezza, gli uomini non finiscono mai di essere pronti. Ma Dio salva.

Come è possibile? Non conosco uomo. Mentre Zaccaria domandava all’angelo un segno, Maria domanda il senso. Porre domande è stare davanti al Signore con tutta la dignità di uomo: accetto il mistero, ma uso anche tutta la mia intelligenza. Dico quali sono le mie strade e poi accetto strade al di sopra di me. Ma avverto il pericolo di far dire a Dio ciò che Dio non dice, e interrogo e cerco il senso.

Infine appare lo stile di Dio: ti coprirà con la sua ombra. La potenza si fa ombra. L’Altissimo si vela di carne, quasi si nasconde, ombra su di una ragazza, fremito nel suo grembo. Non lo troverai negli abbagli delle visioni, nello splendore del tempio, ma nella vita, che è un’anfora di ombre. Nel buio di un grembo sta la luce della vita.

Solo la madre sapeva che era figlio di un annuncio del seme che sta nella voce di un angelo. Per entrare e dimorare nella vita, Dio si veste sempre di povertà, degli umili panni del servo.

Non si impone, va cercato. E sarà accolto e generato solo da chi sa vivere in se stesso l’impegno di essere servo, come lui: eccomi sono la serva del Signore. La vicinanza di Dio crea servizio. In tutta la Bibbia, in tutta la storia. Inscindibilmente, servizio a Dio e all’uomo.

Oggi ancora l’angelo ripete per noi le tre parole essenziali: non temere, verrà il Signore e ti riempirà la vita. Solo le donne, le madri, conoscono l’attesa, essa è iscritta fisicamente nel loro corpo. Si attende non per una mancanza, ma per una pienezza, non per una assenza da colmare, ma per una sovrabbondanza di vita che già urge.

Si attende per generare, il vento dello Spirito gonfia la vita.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2020 N 50

2020 – Echi di Vita N°50 – NOI, VOCI CHE RENDONO TESTIMONIANZA ALLA LUCE

Giovanni non era la luce. Ma venne per rendere testimonianza alla luce.

Giovanni, testimone e martire della luce, ci fa strada nell’Avvento perché ci indica come ci si rapporta con Gesù. E ci mostra che, pur con un cuore d’ombra, siamo in grado di ricevere e testimoniare luce. Che in principio non è posta l’analisi spietata o intelligente del mondo e di tutto il suo peccato. Ma che la storia vera inizia quando l’uomo, nelle sue albe così ricche di tenebra, sa fissare il cuore sulla linea mattinale della luce che sta sorgendo, minoritaria eppur vincente. Ciò che conta è che io renda testimonianza alla luce: non ai comandi, non ai castighi, ma alla luce di un Dio liberatore, del Dio di Isaia che fascia le piaghe dei cuori feriti, che va in cerca di tutti i prigionieri per rimetterli nel sole. Rendere testimonianza a Lui che, come dice Paolo, ha fatto risplendere la vita, ha dato splendore e bellezza all’esistenza.

Che cosa dici di te stesso? Io sono voce. Solo Dio è la parola; io sono voce, trasparenza di qualcosa che viene da oltre, eco di parole che vengono da prima di me, che saranno dopo di me. E però è voce che grida, testimone di parole finalmente accese. Dio è il cuore, io sono voce che dice questo cuore alla mia porzione di mondo. E quando un sacerdote parla, andiamo oltre le parole, lui è solo una eco.

La forza non risiede nel gesto del seminatore, spesso maldestro, ma è il lucente segreto racchiuso nel seme che egli semina.

Passiamo oltre. Lo insegna Giovanni: Egli deve crescere e io diminuire, è regola della vita spirituale che vale per tutti i credenti, anche per i profeti, soprattutto per i sacerdoti, perfino per la Chiesa.

Giovanni ci fa strada nell’Avvento perché ci rivela la nostra identità. Come lui anch’io sono grido, cioè appello, bisogno, fame.

Quante volte la vita dell’uomo è sigillata tra due grida: il grido vittorioso del bambino che nasce e il grido crocifisso di ogni morente e del morente in eterno, il Cristo, che urla la sua sete, la sua e la nostra paura agli uomini e al cielo.

Dire: io sono voce, equivale a dire: io sono persona. Persona letteralmente significa suono che cresce, voce che sale. La nostra identità ci rimanda oltre noi, ad un Altro, ad una Parola che ci attraversa e ci fa vivi. Io sono persona quando sono profeta, e rilancio la parola e la luce, gridando nel deserto della città o sussurrando al cuore. Ogni vivente è voce di Dio, quando cerca di vivere come Cristo, martire della sua luce. Ogni uomo è un profeta.

Noi tutti cerchiamo una voce che dica, nel deserto dei rumori, chi siamo veramente, e solo Dio ha la risposta.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2020 N 49

2020 – Echi di Vita N°49 – RIPARTIRE DALLA BUONA NOTIZIA DI DIO

Inizio del vangelo di Gesù Cristo. Inizio della buona notizia.

A partire da che cosa ricominciare a vivere, a progettare? Da una buona notizia.

Non ricominciare mai da pessimismo, non dai problemi, neppure dall’illusorio primato della realtà che sembra dominare nel mondo. Ricominciare da una cattiva notizia è solo intelligenza apparente, priva di sapienza di vangelo.

Ricominciare dalle buone notizie di Dio: e subito, fin dalle prime parole, Marco mostra come fare per accorgersene e per accoglierle. Tutta l’esperienza dell’uomo spirituale è riassunta in questi pochi versetti.

Il primo passo porta a Isaia e Giovanni e potrebbe definirsi così: cercare profeti. Come Isaia, profeta è uno che «apre strade» anche nel deserto, tracce di speranza là dove sembra impossibile; che non si mimetizza né si lascia omologare dal pensiero dominante. I profeti sono sempre creatori di strade e liberi come nessuno: ascoltarli è diventare come loro.

La seconda caratteristica di ogni profeta è di essere in attesa, insoddisfatto di ciò che ha, cuore affaticato dal richiamo di cose lontane. Isaia e Giovanni annunciano un Altro (viene uno più grande) hanno il loro centro altrove: in un desiderio, un orizzonte, una persona. Annunciano che la vita non è statica ma bisogna uscire da sé, vivere incamminati. Come un profeta, ogni uomo spirituale è costantemente in viaggio, alla ricerca di ciò che ancora non ha, la sua casa è oltre: allora è pronto per nascite ed inizi.

In terzo luogo, profeta è colui che riorienta la vita: Giovanni predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Il peccato è l’esperienza di chi non riesce a raggiungere la propria meta ed ha perso la strada. Il perdono è Dio che indica di nuovo il punto di arrivo e fa ripartire, carovana che si rimette in viaggio all’alba, vento per la nave che salpa.

Perdono è un nuovo inizio, un nuovo mare, un nuovo giorno. Il peccato perdona­to non esiste più, annullato, cancellato, azzerato.

Ed è il bene che revoca il male. Il bene vale di più: buona notizia di Gesù Cristo.

Il Vangelo è Dio che viene portando amore, e tutto ciò che è non-amore è non-Dio. Dio viene e sa parlare al cuore, e lo insegna ai suoi profeti: parlate al cuore di Gerusalemme.

È «il più forte», dice Giovanni, proprio perché è l’unico che parla al cuore, teneramente e possentemente toccando il centro dell’umano.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2020 N 48

2020 – Echi di Vita N°48 – AVVENTO, L’ATTESA CHE APRE ALL’AMORE

Avvento è il tempo dell’attesa.

Il profeta Isaia apre le pagine di questi giorni come un maestro dell’attesa e del desiderio.

Si attende non per una mancanza, ma per una pienezza, una sovrabbondanza. Come fa ogni donna incinta, quando l’attesa non è assenza, ma evento di completezza e di totalità, esperienza amorosa dell’essere uno e dell’essere due al tempo stesso.

Il mio avvento è come di donna «in attesa», quando la segreta esultanza del corpo e del cuore deriva da qualcosa che urge e gonfia come un vento misterioso la vela della vita. Attendere con tutto me stesso significa desiderare, attendere è amare.

Così io attendo un Signore che già vive e ama in me; ogni persona attende un uomo e un Dio che già sono dentro di lei, ma che hanno sempre da nascere. L’umanità intera porta il Verbo, è gravida di un progetto, custodisce il sogno di tutta la potenzialità dell’umano, l’attesa di mille realizzazioni possibili, porta in sé l’uomo che verrà.

Attendere, allora, equivale a vivere. Ma a vivere d’altri. Un doppio rischio incombe su di noi: il «cuore indurito», secondo Isaia (perché lasci che si indurisca il nostro cuore?), e quella che Gesù chiama «una vita addormentata» (vegliate, vigilate, state attenti… che non vi trovi addormentati).

Qualcuno ha definito la durezza del cuore e la vita addormentata come «il furto dell’ anima» nel nostro contesto culturale.

Il furto della profondità, dell’attenzione, il vivere senza mistero, il furto del cuore tenero: è un tempo senza pietà, senza condivisione. Così è questo tempo di pandemia?

No, si tratta di vegliare su tutti gli “avventi” del mondo: sulle cose che nascono, sulla notte che finisce, sui primi passi della luce, custodendo germogli, e la loro musica interiore.

Vivere attenti è il nome dell’avvento.

Vivere attese e attenzioni, due parole che derivano dalla medesima radice: tendere verso qualcosa, il muoversi del corpo e del cuore verso Qualcuno che già muove verso di te.

Vivere attenti: agli altri, ai loro silenzi, alle loro lacrime e alla profezia; in ascolto dei minimi movimenti che avvengono nella porzione di realtà in cui vivo, e dei grandi sommovimenti della storia.

Attenti alla Vita che urge, tante volte tradita, ma ogni volta rinata.

 

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