Author : E. Redazione

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 31

2021 – Echi di Vita N°31 – IL SIGNORE VUOLE DIVENTARE IL NOSTRO PANE

Un Vangelo di grandi domande. Chiedono a Gesù: Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio? Egli risponde: Questa è l’opera di Dio, credere in colui che egli ha mandato.

Al cuore della fede sta la tenace, dolcissima fiducia che Dio ha il volto di Cristo, il volto di uno che sa soltanto amare. È questa fiducia che ti cambia la vita per sempre, un’esperienza che se la provi anche una volta sola, dopo non sei più lo stesso: sentirti amato, teneramente, costantemente. E sentire che lo stesso amore avvolge ogni creatura.

Quale segno fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?

La risposta di Gesù: Io sono il Pane della vita.

Un solo segno: io nutro. Nutrire è fare cosa da Dio. Offrire bocconi di vita ai morsi dell’umana fame, quella del corpo e quella che il pane della terra non basta a saziare. Pane di cielo cerca l’uomo, cibo per l’anima: vuole addentare la vita, goderla e gioirne in comunione, saziarsi d’amore, ubriacarsi del vino di Dio, che ha il profumo stordente della felicità.

Come un tempo ha dato la manna ai padri vostri nel deserto, così oggi ancora Dio dà. Fermiamo l’attenzione su questo: Dio dà. Due parole semplicissime, eppure chiave di volta della rivelazione biblica. Dio non chiede, Dio dà. Dio non pretende, Dio offre. Dio non esige nulla, dona tutto.

Un verbo così facile, così semplice, così concreto: dare, che racchiude il cuore di Dio. Dare, senza condizioni, senza contropartite; dare senza un perché che non sia l’intimo bisogno di fecondare, far fiorire, fruttificare vita.

Dio non dà cose, Egli può dare nulla di meno di se stesso. Ma dandoci se stesso, ci dà tutto. Siamo davanti a uno dei vertici del Vangelo, a uno dei nomi più belli di Dio: Egli è nella vita datore di vita. Dalle sue mani la vita fluisce illimitata e inarrestabile.

Nel Vangelo di domenica scorsa Gesù distribuiva il pane, oggi si distribuisce come pane, che discende in noi, ci fa abitati dal cielo, e fa scorrere la nostra vita verso l’alto e verso l’eterno: chi mangia non avrà fame, chi crede non avrà sete, mai!

Abbiamo dentro di noi una vita di terra e una vita di cielo intrecciate tra loro. Il cristianesimo è offerta di vita e anelito a sempre più grande vita; è una calda corrente d’amore che entra e fa fiorire le radici del cuore.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 30

2021 – Echi di Vita N°30 – QUEL LIEVITO DI UN PANE CHE NON FINISCE

La moltiplicazione dei pani è qualcosa di così importante da essere l’unico miracolo presente in tutti e quattro i Vangeli. Più che un miracolo è un segno per capire Gesù: Lui ha pane per tutti, lui fa vivere! Lo fa offrendo ciò che nutre le profondità della vita, alimentando la vita con gesti e parole che guariscono dal male, dal disamore.

Cinquemila uomini, e attorno è primavera; sul monte, simbolo del luogo dove Dio nella Bibbia si rivela; un ragazzo, non ancora un uomo, che ha pani d’orzo, il pane nuovo, fatto con il primo cereale che matura.

Un giovane uomo, nuovo anche nella sua generosità. Nessuno gli chiede nulla e lui mette tutto a disposizione; è poca cosa ma è tutto ciò che ha. Poteva giustificarsi: che cosa sono cinque pani per cinquemila persone? Sono meno di niente, inutile sprecarli.

Invece mette a disposizione quello che ha, senza pensare se sia molto o se sia poco. È tutto!

Ed ecco che per una misteriosa regola divina quando il mio pane diventa il nostro pane, si moltiplica. Ecco che poco pane condiviso fra tutti diventa sufficiente.

C’è tanto di quel pane sulla terra, tanto di quel cibo, che a non sprecarlo e a condividerlo basterebbe per tutti. E invece tutti ad accumulare e nessuno a distribuire! Perché manca il lievito evangelico.

Il cristiano è chiamato a fornire al mondo lievito più che pane: ideali, motivazioni per agire, sogni grandi che convochino verso un altro mondo possibile.

Giovanni riassume l’agire di Gesù in tre verbi: «Prese il pane, rese grazie e distribuì».

Tre verbi che, se li adottiamo, possono fare di ogni vita un Vangelo: accogliere, rendere grazie, donare. Noi non siamo i padroni delle cose, le accogliamo in dono e in prestito.

Se ci consideriamo padroni assoluti siamo portati a farne ciò che vogliamo, a profanare le cose. Invece l’aria, l’acqua, la terra, il pane, tutto quello che ci circonda non è nostro, sono beni da custodire.

Il Vangelo non parla di moltiplicazione, ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano non veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano. Come avvengano certi miracoli non lo sapremo mai. Ci sono e basta. Ci sono, quando a vincere è la legge della generosità.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 29

2021 – Echi di Vita N°29 – IL RIPOSO, QUEL SANO GESTO DI UMILTA’

C’era tanta gente che non avevano neanche il tempo di mangiare. Gesù mostra una tenerezza come di madre nei confronti dei suoi discepoli: Andiamo via, e riposatevi un po’.

Lo sguardo di Gesù va a cogliere la stanchezza, gli smarrimenti, la fatica dei suoi.

 

Per lui prima di tutto viene la persona; non i risultati ottenuti, ma l’armonia, la salute profonda del cuore.

E quando, sceso dalla barca, vede la grande folla, il suo primo sguardo si posa, come sempre nel Vangelo, sulla povertà degli uomini e non sulle loro azioni o sul loro peccato.

 

Più di ciò che fai a lui interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di andare a pregare, di preparare nuove missioni, solo di prendersi un po’ di tempo tutto per loro, del tempo per vivere. È un gesto d’amore, di uno che vuole loro bene e li vuole felici.

 

Se vuoi fare bene tutte le tue cose, ogni tanto smetti di farle, cioè riposati. Un sano atto di umiltà, nella consapevolezza che non siamo noi a salvare il mondo, che le nostre vite sono delicate e fragili, le energie limitate.

Gesù insegna una duplice strategia: fare le cose come se tutto dipendesse da noi, con impegno e dedizione; e poi farle come se tutto di­pendesse da Dio, con leggerezza e fiducia. Fare tutto ciò che sta in te, e poi lasciar fare tutto a Dio.

 

Un particolare: venite in disparte, con me.

 

Stare con Gesù, per imparare da lui il cuore di Dio. Ritornare poi nella folla, portando con sé un santuario di bellezza che solo Dio può accendere.

 

Ma qualcosa cambia i programmi: sceso dalla barca vide una grande folla ed ebbe compassione di loro. Prendiamo questa parola, bella come un miracolo, come filo conduttore: la compassione.

 

Gesù cambia i suoi programmi, ma non quelli dei suoi amici. Rinuncia al suo riposo, non al loro. E ciò che offre alla gente è per prima cosa la compassione, il provare dolore per il dolore dell’altro; il moto del cuore che muove la mano a fare.

 

Stai con Gesù, lo guardi agire, e lui ti offre il primo insegnamento: «come guardare», prima ancora di come parlare; uno sguardo che abbia commozione e tenerezza, le parole e i gesti seguiranno.

Quando impari il sentimento divino della compassione, il mondo si innesta nella tua anima.

Se ancora c’è chi si commuove per l’ultimo uomo, questo uomo avrà un futuro.

Gesù sa che non è il dolore che annulla in noi la speranza, non è il morire, ma l’essere senza conforto. Facciamo in modo di non privare il mondo della nostra compassione, consapevoli che ciò che possiamo fare è solo una goccia nell’oceano.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 28

2021 – Echi di Vita N°28 – DOMENICA: FESTA DEL CROCIFISSO

L’ immagine del nostro Crocifisso porta inevitabilmente a fissare lo sguardo su Gesù incoronato di spine, lui preso in giro come un re da burla e sul cartello della croce la scritta: “il re dei giudei”.

Una sconfitta? No!

La fede cristiana riconoscerà che proprio quella croce è il «trono di gloria» sul quale il Signore regna e dal quale egli giudica il mondo.

Contemplando quel Crocifisso, custodito nella nostra chiesa di S. Antonio e così caro agli isolani, noi sappiamo che il nostro giudice è e sarà colui che ha dato la vita per noi sul legno della croce. Questo è per noi fonte di grande consolazione e fiducia: non saremo giudicati da un sovrano implacabile e lontano, ma da Colui che, donando la sua vita sulla croce, ha rivelato l’amore fedele di Dio.

Il richiamo a riconoscerlo, accoglierlo e soccorrerlo nel povero, nel malato, nel bisognoso non viene, però, meno. Anzi! Proprio nella croce Gesù si identifica col povero, col prigioniero, con chi è nudo e privo di tutto.

Contemplando il nostro Crocifisso, chiediamo dunque la grazia di amare e servire il Signore in coloro che sembrano gli “scarti” della vita e che ci sia aperta così la via della salvezza e del regno che il Padre ci ha preparato.

La regalità di Gesù non è però solo qualcosa da contemplare. Riconoscere Gesù come re significa, come lui stesso dice a Pilato, ascoltare la sua voce: «Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Forse anche noi siamo tentati di reagire come fa Pilato, quando chiede (il vangelo lo racconta subito dopo, Gv 18, 38): «Ma che cos’è la verità?»

Non si vuole riproporre una delle grandi domande del pensiero filosofico, ma piuttosto un modo per dire: no, grazie, la verità della quale tu rendi testimonianza non mi interessa.

   E’ per noi, invece, la sfida di ascoltare la voce di colui che rende testimonianza alla verità. Non si tratta, lo sappiamo bene, di un ascolto solo d’orecchio o di pensiero: ascoltare, nel linguaggio della Bibbia e del Vangelo, significa sempre anche «fare», mettere in pratica. Scrivendo agli Efesini, Paolo dice che i cristiani sono chiamati a «fare la verità nell’amore» (cf. Ef 4, 15): perché la verità cristiana si mostra, in definitiva, nell’amore con il quale Cristo ci ha amati e ha voluto regnare su di noi non opprimendo, ma donando sé stesso senza riserve.

Sostando davanti ad ogni croce, e in particolare davanti al nostro Crocifisso, in questi giorni non più velato, chiediamo la grazia di contemplare il Signore sul suo trono regale.

Così é esposto in san Lorenzo, al centro e dietro l’altare, per riconoscere in lui la verità dell’amore di Dio, che giudica e salva il mondo, per ascoltare la sua parola e, anche noi, «fare la verità nell’ amore».

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 27

2021 – Echi di Vita N°27 – PROVIAMO A SALVARE ALMENO LO STUPORE!

Davanti al rifiuto Gesù mostra una dedizione incondizionata. Chiuso tra lo stupore della gente di Nazaret e la dolorosa meraviglia di Gesù, il racconto si impernia su cinque domande che contengono ben più di un conflitto di sentimenti: contengono lo scandalo della fede.

«Da dove gli vengono queste cose, questa sapienza, questi prodigi, da dove?» C’è qui “un di più“, una rivelazione che non è il frutto della nostra esperienza, per quanto ampliata e approfondita, ma la contesta.

Il suo vangelo viene da fuori, ha un’altra origine. Ma presto, subito, lo stupore evolve verso il rifiuto: «non è costui il falegname, il figlio di Maria, non ha quattro fratelli e alcune sorelle? che cos’ha più di noi?».

Ora è la normalità che contesta la profezia. Ogni generazione dissipa così i suoi profeti.

Il Figlio di Dio non può venire in questo modo, con mani da carpentiere, segnato dalla fatica, con problemi familiari, e nulla di sublime.

Che Dio sia così, ecco lo scandalo della fede, che la forza della Parola si rivesta di debolezza e di quotidiano, che la potenza di Dio sia tutta nell’impotenza della croce.

E la logica umana aggiunge: hai un mestiere e una casa, cosa vai cercando con il cuore fra le nuvole? Hai la tua famiglia, la sinagoga e il Libro: bastano a spiegare tutto, sono il senso del vivere, la tua identità. Quale altro mondo vieni ora a proporre?

Quale esso sia, appare alla fine del brano, quando Marco registra la meraviglia e la delusione di Gesù: «e non vi poté operare nessun prodigio». Ma subito si corregge: «solo impose le mani a pochi malati e li guarì».

Ecco il mondo nuovo: il Dio rifiutato si fa guarigione, l’amante respinto continua ad amare; l’amore non è stanco, è solo stupito; non nutre rancori, continua a inviare segnali di vita. Qualunque sia l’atteggiamento del popolo, ascoltino  o  non  ascoltino, Dio ha deciso di farsi compagnia del suo popolo, di essere lì, anche in esilio, profeta  inascoltato, a condividere tutto dell’uomo, a scegliere ciò che nel mondo è debole per confondere i forti.

E «quando sono debole è allora che sono forte», forte di quanta forza ha la Parola che bussa alla mia porta chiusa, a stupire i miei no.

In principio, lo stupore. Un sentimento debole, una breve eccitazione, se non trova la strada del cuore. Maestra di stupore è per noi santa Maria, che si stupiva e non capiva, ma conservava e meditava tutte queste cose nel suo cuore. Così noi: conservare e meditare queste cose, e sempre nel cuore, perché ci sia dato di salvare almeno lo stupore.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 26

2021 – Echi di Vita N°26 – GESU’ CI PRENDE PER MANO E CI DICE “ALZATI”

Gesù cammina verso una casa dove una bambina di 12 anni è morta, cammina accanto al dolore del padre. Ed ecco una donna che aveva molto sofferto, ma così tenace che non vuole saperne di arrendersi, si avvicina a Gesù e sceglie come strumento di guarigione un gesto commovente: un tocco della mano.

L’emoroissa, la donna impura, condannata a non essere toccata da nessuno -mai una carezza, mai un abbraccio- decide di toccare; scardina la regola con il gesto più tenero e umano: un tocco, una carezza, un dire: ci sono anch’io! L’esclusa scavalca la legge perché crede in una forza più grande della legge.

Gesù approva il gesto trasgressivo della donna e le rivolge parole bellissime, parole per ognuno di noi, dolce terapia del vivere: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. Le dona non solo guarigione fisica, ma anche salvezza e pace e la tenerezza di sentirsi figlia amata, lei, l’esclusa.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga e c’era gente che piangeva e gridava forte. Entrato, disse loro: “Perché piangete? Non è morta questa bambina, ma dorme”.. Dorme. Verbo entrato nella fede e nel linguaggio comune: infatti la parola cimitero deriva dal verbo greco che designa il dormire.

Lo deridono, allora, con la stessa derisione con cui dicono anche a noi: tu credi nella vita dopo la morte? Sei un illuso: “finito io, finito tutto”. E Gesù a ripetere: “tu abbi fede”, lascia che la Parola della fede riprenda a mormorare in cuore, che salga alle labbra con un’ostinazione da innamorati: Dio è il Dio dei vivi e non dei morti.

Gesù cacciati fuori tutti, prende con sé il padre e la madre, ricompone il cerchio vitale degli affetti, il cerchio dell’amore che dà la vita. Poi prende per mano la piccola bambina, perché bisogna toccare la disperazione delle persone per poterle rialzare.

Chi è Gesù? una mano che ti prende per mano. Bellissima immagine: la sua mano nella mia mano, concretamente, dolcemente, si intreccia con la mia vita, il suo respiro nel mio, le sue forze con le mie forze. E le disse: “Talità kum. Bambina alzati”. Lui può aiutarla, sostenerla, ma è lei, è solo lei che può risollevarsi: alzati. E lei si alza e si mette a camminare.

Su ciascuno di noi qualunque sia la porzione di dolore che portiamo dentro, qualunque sia la nostra porzione di morte, su ciascuno il Signore fa scendere la benedizione di quelle antiche parole: Talità kum.

Giovane vita, alzati, risorgi, riprendi la fede, la lotta, la scoperta, la vita, torna a ricevere e a restituire amore.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 25

2021 – Echi di Vita N°25 – LUI E’ ACCANTO ALLE NOSTRE PAURE!

La barca sta per affondare e Gesù dorme. Il mondo geme, lotta contro la malattia e la disperazione e Dio dorme. L’angoscia lo contesta: non ti importa niente di noi? Perché dormi? Svegliati!

Perché così tanta pau­ra?

C’è tanto da attraversare, tanta paura motivata. Ma troppo spesso la religione si è ridotta a una gestione della paura. Dio non vuole entrare in questo gioco.

Egli non è estraneo e non dorme, sta nel riflesso più profondo delle tue lacrime. Sta nelle braccia dei marinai forti sui remi, sta nella presa sicura del timoniere, nelle mani che svuotano l’acqua, negli occhi che scrutano la riva, che forzano il venire dell’aurora.

Dio è presente, ma non come vorrei io, bensì come vuole lui: è sulla mia barca e vuole salvarmi, ma insieme a tutta la mia libertà. Non interviene al posto mio ma insieme a me; non mi esenta dalla tempesta ma mi precede, come il pastore nella valle oscura.

Vorrei che non sorgessero mai tempeste e invece la morte è allevata dentro di noi con il nostro stesso respiro e sangue. Vorrei che il Signore gridasse subito all’uragano: taci, che rimproverasse subito le onde: calmatevi, e che alla mia angoscia ripetesse: è finita. Vorrei essere esentato dalla lotta, e invece Dio risponde dandomi forza, tanta forza quanta ne basta per il primo colpo di remo, tanta luce quanta ne serve al primo passo.

Non ti importa che moriamo? La risposta è senza parole ma ha la voce forte dei “mi importa di te, mi importa la tua vita, tu sei importante”.

Tu mi importi al punto che ti ho contato i capelli in capo e tutta la paura che porti nel cuore.

E sono qui a farmi argine e confine alla tua paura. Mi troverai dentro di essa, nel ri­flesso più profondo delle tue lacrime. Solo così l’attraversata diventa possibile, con lui accanto a noi. In questo tempo di pandemia questa esperienza l’abbiamo condivisa, ora approdiamo finalmente a terra: abbiamo sconfitte le nostre paure?

Da quelle del mare ecco ora quelle della terra, esse sono dentro di noi, ma Lui è con noi, basta svegliarlo, basta risvegliare la nostra fede.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 24

2021 – Echi di Vita N°24 – SI QUAERIS MIRACULA…

Se cerchi miracoli…”.

   Inizia così l’antica preghiera composta da Fra Giuliano da Spira nel 1233. Incisa nel libro su cui poggia il piccolo Gesù, è tornata ben visibile durante la recente operazione di restauro del “nostroSanto.

  1. Antonio è definito il Taumaturgo, cioè colui che opera  prodigi. Tanti ne ha compiuti in vita suscitando meraviglia e convertendo i cuori.

Ne ricordiamo solo qualcuno, come la mula affamata che si inginocchia davanti all’ostia consacrata anziché davanti alla biada, o quando lui bambino chiede ai passeri, che stavano divorando il grano maturo, di andare nel granaio mentre lui va in chiesa a pregare. Grande è la meraviglia del padre e dei contadini accorsi per salvare il campo! Per questo Antonio è protettore delle messi.

O ancora i pesci che a Rimini accorrono sulla riva ad ascoltare la sua predica disprezzata dagli eretici, che prima si sorprendono e poi si convertono.

Anche i bambini sono protagonisti degli interventi prodigiosi di Antonio, come il neonato di Ferrara che sospettato di essere frutto di un tradimento, parla e indica il proprio padre legittimo: a lui il Santo dice: Prendi tuo figlio, e ama tua moglie, che è intemerata e merita tutta la tua riconoscenza”.

O Tommasino, un bimbo di pochi mesi che annega in un mastello e la madre disperata invoca l’aiuto del Santo promettendo di donare ai poveri ogni anno tanto pane quanto era il peso del suo bambino.

Nasce da qui la tradizione del  “pane di S. Antonio”.

Ogni volta che compie un miracolo, Antonio lo giustifica con la forte fede di chi glielo chiede e non vuole che si sappia in giro.

Antonio ha operato miracoli ovunque: in Francia un giovane, pentito di aver dato un calcio alla madre, si taglia il piede con un’ascia e il Santo, chiamato dalla donna disperata, glielo riattacca, guarendolo. Mentre si trova a Firenze, Antonio vede passare il corteo funebre di un ricco usuraio e rimprovera i presenti perché vanno a seppellire in un luogo sacro un uomo la cui anima è già  all’inferno e ricorda loro il passo del Vangelo che dice “Dov’è il tuo tesoro, là è anche il tuo cuore”. La gente corre a casa dell’usuraio, apre gli scrigni colmi di monete e in uno di essi trova un cuore umano ancora caldo e palpitante. Aperto il petto del defunto, viene trovato senza cuore.

Se ha avuto l’onore e la grazia di stringere teneramente tra le sue braccia Gesù Bambino, Antonio più  volte ha messo in fuga il demonio chiamando in suo aiuto la misericordia di Dio e invocando il nome della gloriosa Vergine Maria

Il giorno in cui gli viene trafugato da un giovane novizio il salterio scritto di sua mano, che utilizzava per le lezioni e le prediche, uno strumento prezioso da lui custodito con cura, Antonio si mette a pregare e, riavutolo, perdona il ladro.  Da qui la tradizione di invocarlo per ritrovare ciò che si è perduto.

Anche dall’alto del noce di Camposampiero il frate intercede perché Dio ridoni la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti, la salute ai malati… Di lì a poco morirà. E’ il 1231 e Antonio ha 36 anni. Quando l’8 Aprile 1263 il corpo del Santo viene trasferito nella nuova grande chiesa eretta a Padova in suo onore, il ministro generale dei francescani Bonaventura da Bagnoregio effettua la ricognizione dei resti mortali: la lingua del Santo è intatta, di un colore come se fosse ancora viva, mentre il resto del corpo è solo ossa! Allora, commosso, indicandola ai fedeli, esclama: “O lingua benedetta, che sempre hai lodato il Signore e lo hai fatto conoscere e amare agli altri, ora ci appare chiaro quanti meriti hai acquisito presso Dio”.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 23

2021 – Echi di Vita N°23 – CI VORREBBE UN… MIRACOLO! per fugare dubbi e incredulità

E il miracolo c’è stato davvero. Parliamo dei “MIRACOLI EUCARISTICI”, avvenuti in tempi e luoghi diversi, 22 quelli riconosciuti in Italia e oltre 100 all’estero. Nella varietà delle situazioni e nella diversità della manifestazione, ci sono elementi che li accomunano: il dubbio del celebrante o del fedele oppure l’atto sacrilego nei confronti dell’Ostia consacrata, che è il Corpo di Cristo, vivo e vero.

Per rimanere in Italia, il più antico, forse, è quello avvenuto a Roma nel 595 tra le mani di S. Gregorio Magno che si rifiutò di fare la Comunione ad una donna che rideva perché assalita dal dubbio circa la reale presenza di Cristo in quell’ostia, che si tramutò all’istante in carne e sangue.

Il più recente da noi è avvenuto nel 1969 a S. Mauro La Bruca (Salerno), dove le Ostie trafugate da ignoti ladri furono ritrovate la mattina seguente e ancora oggi si mantengono intatte, mentre è accertato che già dopo sei mesi la farina azzima si rovina gravemente e, nel giro massimo di un paio d’anni, si riduce a poltiglia e poi a polvere. Lo stesso è avvenuto a Siena con 223 ostie consacrate nel 1730 e tuttora incorrotte: “fenomeno singolare” che va oltre ogni legge fisica e biologica. In alcuni casi il fuoco ha bruciato l’altare, sciolto la pisside ma non le ostie. Santa Chiara nel 1240 ad Assisi mise in fuga i Saraceni mostrando l’Ostensorio con il Santissimo Sacramento e nel 1223 S. Antonio a Rimini riuscì a fare inginocchiare una mula affamata non davanti al fieno ma all’Ostia consacrata. Molto più spesso è accaduto che ne sgorgasse sangue vivo del gruppo AB (lo stesso della Sindone) o si trasformasse in carne costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio, come a Lanciano nel 750.

Nel Lazio miracoli eucaristici sono avvenuti a Veroli nel 1570 con il volto di Gesù Bambino apparso nell’Ostia che operò molti miracoli e ad Alatri nel 1228, quando una giovane, per riconquistare l’amore del suo fidanzato, si rivolse ad una fattucchiera che le ordinò di rubare un’Ostia consacrata per farne un filtro d’amore ma, giunta a casa, quell’ostia era già divenuta carne sanguinante.

Così era già avvenuto a Trani intorno all’anno 1000 per una donna ebrea che, incredula, si fece portare da un’amica cristiana un’ostia consacrata e la buttò in padella nell’olio bollente trasformato subito in un fiume di sangue. Dal miracolo di Bolsena nel 1264, di cui furono attenti esaminatori S. Tommaso d’Aquino e Papa Urbano IV, la festa del Corpus Domini si estese dalla diocesi di Liegi dov’era nata a tutta la Chiesa universale.

don Alfredo Di Stefano

 

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