Author : E. Redazione

HomeArticles Posted by E. Redazione
Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 25

2021 – Echi di Vita N°25 – LUI E’ ACCANTO ALLE NOSTRE PAURE!

La barca sta per affondare e Gesù dorme. Il mondo geme, lotta contro la malattia e la disperazione e Dio dorme. L’angoscia lo contesta: non ti importa niente di noi? Perché dormi? Svegliati!

Perché così tanta pau­ra?

C’è tanto da attraversare, tanta paura motivata. Ma troppo spesso la religione si è ridotta a una gestione della paura. Dio non vuole entrare in questo gioco.

Egli non è estraneo e non dorme, sta nel riflesso più profondo delle tue lacrime. Sta nelle braccia dei marinai forti sui remi, sta nella presa sicura del timoniere, nelle mani che svuotano l’acqua, negli occhi che scrutano la riva, che forzano il venire dell’aurora.

Dio è presente, ma non come vorrei io, bensì come vuole lui: è sulla mia barca e vuole salvarmi, ma insieme a tutta la mia libertà. Non interviene al posto mio ma insieme a me; non mi esenta dalla tempesta ma mi precede, come il pastore nella valle oscura.

Vorrei che non sorgessero mai tempeste e invece la morte è allevata dentro di noi con il nostro stesso respiro e sangue. Vorrei che il Signore gridasse subito all’uragano: taci, che rimproverasse subito le onde: calmatevi, e che alla mia angoscia ripetesse: è finita. Vorrei essere esentato dalla lotta, e invece Dio risponde dandomi forza, tanta forza quanta ne basta per il primo colpo di remo, tanta luce quanta ne serve al primo passo.

Non ti importa che moriamo? La risposta è senza parole ma ha la voce forte dei “mi importa di te, mi importa la tua vita, tu sei importante”.

Tu mi importi al punto che ti ho contato i capelli in capo e tutta la paura che porti nel cuore.

E sono qui a farmi argine e confine alla tua paura. Mi troverai dentro di essa, nel ri­flesso più profondo delle tue lacrime. Solo così l’attraversata diventa possibile, con lui accanto a noi. In questo tempo di pandemia questa esperienza l’abbiamo condivisa, ora approdiamo finalmente a terra: abbiamo sconfitte le nostre paure?

Da quelle del mare ecco ora quelle della terra, esse sono dentro di noi, ma Lui è con noi, basta svegliarlo, basta risvegliare la nostra fede.

don Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 25 <<

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 24

2021 – Echi di Vita N°24 – SI QUAERIS MIRACULA…

Se cerchi miracoli…”.

   Inizia così l’antica preghiera composta da Fra Giuliano da Spira nel 1233. Incisa nel libro su cui poggia il piccolo Gesù, è tornata ben visibile durante la recente operazione di restauro del “nostroSanto.

  1. Antonio è definito il Taumaturgo, cioè colui che opera  prodigi. Tanti ne ha compiuti in vita suscitando meraviglia e convertendo i cuori.

Ne ricordiamo solo qualcuno, come la mula affamata che si inginocchia davanti all’ostia consacrata anziché davanti alla biada, o quando lui bambino chiede ai passeri, che stavano divorando il grano maturo, di andare nel granaio mentre lui va in chiesa a pregare. Grande è la meraviglia del padre e dei contadini accorsi per salvare il campo! Per questo Antonio è protettore delle messi.

O ancora i pesci che a Rimini accorrono sulla riva ad ascoltare la sua predica disprezzata dagli eretici, che prima si sorprendono e poi si convertono.

Anche i bambini sono protagonisti degli interventi prodigiosi di Antonio, come il neonato di Ferrara che sospettato di essere frutto di un tradimento, parla e indica il proprio padre legittimo: a lui il Santo dice: Prendi tuo figlio, e ama tua moglie, che è intemerata e merita tutta la tua riconoscenza”.

O Tommasino, un bimbo di pochi mesi che annega in un mastello e la madre disperata invoca l’aiuto del Santo promettendo di donare ai poveri ogni anno tanto pane quanto era il peso del suo bambino.

Nasce da qui la tradizione del  “pane di S. Antonio”.

Ogni volta che compie un miracolo, Antonio lo giustifica con la forte fede di chi glielo chiede e non vuole che si sappia in giro.

Antonio ha operato miracoli ovunque: in Francia un giovane, pentito di aver dato un calcio alla madre, si taglia il piede con un’ascia e il Santo, chiamato dalla donna disperata, glielo riattacca, guarendolo. Mentre si trova a Firenze, Antonio vede passare il corteo funebre di un ricco usuraio e rimprovera i presenti perché vanno a seppellire in un luogo sacro un uomo la cui anima è già  all’inferno e ricorda loro il passo del Vangelo che dice “Dov’è il tuo tesoro, là è anche il tuo cuore”. La gente corre a casa dell’usuraio, apre gli scrigni colmi di monete e in uno di essi trova un cuore umano ancora caldo e palpitante. Aperto il petto del defunto, viene trovato senza cuore.

Se ha avuto l’onore e la grazia di stringere teneramente tra le sue braccia Gesù Bambino, Antonio più  volte ha messo in fuga il demonio chiamando in suo aiuto la misericordia di Dio e invocando il nome della gloriosa Vergine Maria

Il giorno in cui gli viene trafugato da un giovane novizio il salterio scritto di sua mano, che utilizzava per le lezioni e le prediche, uno strumento prezioso da lui custodito con cura, Antonio si mette a pregare e, riavutolo, perdona il ladro.  Da qui la tradizione di invocarlo per ritrovare ciò che si è perduto.

Anche dall’alto del noce di Camposampiero il frate intercede perché Dio ridoni la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la parola ai muti, la salute ai malati… Di lì a poco morirà. E’ il 1231 e Antonio ha 36 anni. Quando l’8 Aprile 1263 il corpo del Santo viene trasferito nella nuova grande chiesa eretta a Padova in suo onore, il ministro generale dei francescani Bonaventura da Bagnoregio effettua la ricognizione dei resti mortali: la lingua del Santo è intatta, di un colore come se fosse ancora viva, mentre il resto del corpo è solo ossa! Allora, commosso, indicandola ai fedeli, esclama: “O lingua benedetta, che sempre hai lodato il Signore e lo hai fatto conoscere e amare agli altri, ora ci appare chiaro quanti meriti hai acquisito presso Dio”.

don Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 24 <<

 

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 23

2021 – Echi di Vita N°23 – CI VORREBBE UN… MIRACOLO! per fugare dubbi e incredulità

E il miracolo c’è stato davvero. Parliamo dei “MIRACOLI EUCARISTICI”, avvenuti in tempi e luoghi diversi, 22 quelli riconosciuti in Italia e oltre 100 all’estero. Nella varietà delle situazioni e nella diversità della manifestazione, ci sono elementi che li accomunano: il dubbio del celebrante o del fedele oppure l’atto sacrilego nei confronti dell’Ostia consacrata, che è il Corpo di Cristo, vivo e vero.

Per rimanere in Italia, il più antico, forse, è quello avvenuto a Roma nel 595 tra le mani di S. Gregorio Magno che si rifiutò di fare la Comunione ad una donna che rideva perché assalita dal dubbio circa la reale presenza di Cristo in quell’ostia, che si tramutò all’istante in carne e sangue.

Il più recente da noi è avvenuto nel 1969 a S. Mauro La Bruca (Salerno), dove le Ostie trafugate da ignoti ladri furono ritrovate la mattina seguente e ancora oggi si mantengono intatte, mentre è accertato che già dopo sei mesi la farina azzima si rovina gravemente e, nel giro massimo di un paio d’anni, si riduce a poltiglia e poi a polvere. Lo stesso è avvenuto a Siena con 223 ostie consacrate nel 1730 e tuttora incorrotte: “fenomeno singolare” che va oltre ogni legge fisica e biologica. In alcuni casi il fuoco ha bruciato l’altare, sciolto la pisside ma non le ostie. Santa Chiara nel 1240 ad Assisi mise in fuga i Saraceni mostrando l’Ostensorio con il Santissimo Sacramento e nel 1223 S. Antonio a Rimini riuscì a fare inginocchiare una mula affamata non davanti al fieno ma all’Ostia consacrata. Molto più spesso è accaduto che ne sgorgasse sangue vivo del gruppo AB (lo stesso della Sindone) o si trasformasse in carne costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio, come a Lanciano nel 750.

Nel Lazio miracoli eucaristici sono avvenuti a Veroli nel 1570 con il volto di Gesù Bambino apparso nell’Ostia che operò molti miracoli e ad Alatri nel 1228, quando una giovane, per riconquistare l’amore del suo fidanzato, si rivolse ad una fattucchiera che le ordinò di rubare un’Ostia consacrata per farne un filtro d’amore ma, giunta a casa, quell’ostia era già divenuta carne sanguinante.

Così era già avvenuto a Trani intorno all’anno 1000 per una donna ebrea che, incredula, si fece portare da un’amica cristiana un’ostia consacrata e la buttò in padella nell’olio bollente trasformato subito in un fiume di sangue. Dal miracolo di Bolsena nel 1264, di cui furono attenti esaminatori S. Tommaso d’Aquino e Papa Urbano IV, la festa del Corpus Domini si estese dalla diocesi di Liegi dov’era nata a tutta la Chiesa universale.

don Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 23 <<

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 22

2021 – Echi di Vita N°22 – UN DIO CHE SI FA VICINO PER NON ALLONTANARSI MAI PIU’

Ci sono andati tutti all’ultimo appuntamento sul monte di Galilea. Sono andati tutti, anche quelli che dubitavano ancora, portando i frammenti d’oro della loro fede dentro vasi d’argilla: sono una comunità ferita che ha conosciuto il tradimento, l’abbandono, la sorte tragica di Giuda; una comunità che crede e che dubita: «quando lo videro si prostrarono. Essi però dubitarono».

E ci riconosciamo tutti in questa fede vulnerabile. Ed ecco che, invece di risentirsi o di chiudersi nella delusione, «Gesù si avvicinò e disse loro…». Neppure il dubbio è in grado di fermarlo. Ancora non è stanco di tenerezza, di avvicinarsi, di farsi incontro, occhi negli occhi, respiro su respiro.

 

È il nostro Dio “in uscita”, pellegrino eterno in cerca del santuario che sono le sue creature. Che fino all’ultimo non molla i suoi e la sua pedagogia vincente è “stare con”, la dolcezza del farsi vicino, e non allontanarsi mai più: «ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato.

«E disse loro: andate in tutto il mondo e annunciate». Affida ai dubitanti il Vangelo, la bella notizia, la parola di felicità, per farla dilagare in ogni paesaggio del mondo come fresca acqua chiara, in ruscelli splendenti di riverberi di luce, a dissetare ogni filo d’erba, a portare vita a ogni vita che langue.

Andate, immergetevi in questo fiume, raggiungete tutti e gioite della diversità delle creature di Dio, «battezzando», immergendo ogni vita nell’oceano di Dio, e sia sommersa, e sia intrisa e sia sollevata dalla sua onda mite e possente!

Accompagnate ogni vita all’incontro con la vita di Dio. Fatelo «nel nome del Padre»: cuore che pulsa nel cuore del mondo; «nel nome del Figlio»: nella fragilità del Figlio di Maria morto nella carne; «nel nome dello Spirito»: del vento santo che porta pollini di primavera e «non lascia dormire la polvere».

Ed ecco  che la  vita di  Dio non è  più  estranea  né alla  fragilità  della  carne,  né alla  sua forza;  non è  estranea  né  al  dolore  né  alla  felicità dell’uomo, ma diventa storia nostra, racconto di fragilità e di forza affidato non alle migliori intelligenze del tempo ma a undici pescatori illetterati che dubitano ancora, che si sentono piccoli ma invasi e abbracciati dal mistero.

«E io sarò con voi tutti i giorni». Sarà con noi senza condizioni. Nei giorni della fede e in quelli del dubbio; sarà con noi fino alla fine del tempo, senza vincoli né clausole, come seme che cresce, come inizio di guarigione, per sempre.

don Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 22 <<

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 21

2021 – Echi di Vita N°21 – QUEL VENTO DI LIBERTA’ CHE SCUOTE I NOSTRI SCHEMI

La Bibbia è un libro pieno di vento e di strade. E così sono i racconti della Pentecoste, pieni di strade che partono da Gerusalemme e di vento, leggero come un respiro e impetuoso come un uragano.

Un vento che scuote la casa, la riempie e passa oltre; che porta pollini di primavera e disperde la polvere; che porta fecondità e dinamismo dentro le cose immobili.

Riempì la casa dove i discepoli erano insieme. Lo Spirito non si lascia sequestrare in certi luoghi che noi diciamo sacri. Ora sacra diventa la casa. La mia, la tua, e tutte le case sono il cielo di Dio.

Venne d’improvviso, e sono colti di sorpresa, non erano preparati, non era programmato. Lo Spirito non sopporta schemi, è un vento di libertà, fonte di libere vite.

Apparvero lingue di fuoco che si posavano su ciascuno. Su ciascuno, nessuno escluso, nessuna distinzione da fare. Lo Spirito tocca ogni vita, le diversifica tutte, fa nascere creatori. Le lingue di fuoco si dividono e ognuna illumina una persona diversa, una interiorità irriducibile. Ognuna sposa una libertà, afferma una vocazione, rinnova una esistenza unica.

Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro piccolo mondo stagnante, senza slanci. Per una Chiesa che sia custode di libertà e di speranza. Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è propria. E abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno cioè che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicità e che metta a servizio della vita la propria creatività e il proprio coraggio. La Chiesa, come una continua Pentecoste, vuole il rischio, l’invenzione, la poesia creatrice, la battaglia della coscienza.

Lo Spirito ti fa unico nel tuo modo di amare, nel tuo modo di dare speranza. Unico, nel modo di consolare e di incontrare; unico, nel modo di gustare la dolcezza delle cose e la bellezza delle persone. Nessuno sa voler bene come lo sai fare tu; nessuno ha quella gioia di vivere che ha tu; e nessuno ha il dono di capire i fatti come li comprendi tu.

 

Questa è proprio l’opera dello Spirito: quando verrà lo Spirito vi guiderà a tutta la verità. Gesù che non ha la pretesa di dire tutto, come invece troppe volte l’abbiamo noi, che ha l’umiltà di affermare: la verità è avanti, è un percorso da fare, un divenire. Ecco allora la gioia di sentire che i discepoli dello Spirito appartengono a un progetto aperto, non a un sistema chiuso, dove tutto è già prestabilito e definito. Che in Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga. E che non mancherà mai il vento al mio veliero.

don Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 21 <<

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 19

2021 – Echi di Vita N°19 – LA MISURA DELL’AMORE E’ DARE SENZA LIMITI

La liturgia propone una di quelle pagine in cui pare custodita l’essenza del cristianesimo.

Tutto ha inizio da un fatto: tu sei amato.

Ne deriva una conseguenza: ogni essere vivente respira non soltanto aria, ma amore; se questo respiro cessa, non vive.

Tutto procede un traguardo, dolce e amico: questo vi dico perché la gioia vostra sia piena. L’amore ha ali di fuoco che incidono di gioia il cuore.

La gioia è un attimo immenso, un sintomo grande: il tuo è un cammino buono.

 

Gesù indica le condizioni per stare dentro l’amore: osservate i miei comandamenti. Che non sono il decalogo, ma prima ancora il modo di agire di Dio, colui che libera e fonda alleanze, che pianta la sua tenda in mez­zo al nostro accampamento.

Resto nell’amore se faccio le cose che Dio fa.

 

Il brano è tutto un alternarsi di misura umana e di misura divina nell’amore.

Gesù non dice semplicemente: amate. Non basta amare, potrebbe essere solo mero opportunismo, dipendenza oscura o necessità storica, perché se non ci amiamo ci distruggiamo.

Non dice neanche: amate gli altri con la misura con cui amate voi stessi. Conosco gli sbandamenti del cuore, i testacoda della volontà, io non sono misura a nessuno.

Dice invece: amatevi come io vi ho amato. E diventa Dio la misura dell’amore.

Ma poi ecco che è Lui ad assumere un nostro modo di amare, l’amicizia, lui a vestirsi di una misura umana.

L’amicizia è un mettersi alla pari, dentro il gruppo e non al di sopra, dice uguaglianza e gioia. L’amicizia è umanissimo strumento di rivelazione: tutto ho fatto conoscere a voi. Il tutto di una vita non si impara da lezioni o da comandi, ma solo per comunione ed empatia d’amico. E poi di nuovo la misura assoluta dell’amore, dentro un verbo brevissimo, che spiega tutto: dare.

Nel Vangelo il verbo amare è sempre tradotto con il verbo dare, non c’è amore più grande che dare la vita; non già sentire o emozionarsi, ma dare.

Dare la vita, cioè tutto, perché l’unica misura dell’amore è amare senza misura.

don Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 19 <<

 

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 20

2021 – Echi di Vita N°20 – UN ‘ASSENZA CHE E’ ARDENTE PRESENZA

Tre anni di predicazione, di libertà e di con­flitti sembrano chiudersi con un bilancio falli­mentare: undici uomini impauriti che stanno a fissare il cielo. Undici uomini che non hanno capito molto del Vangelo, se nell’ultimo incontro domandano: «È adesso che rifondiamo il regno di Israele?».

Lui parlava del Regno di Dio, loro capivano il regno di Israele. E invece di restare con loro, di spiegare ancora, di accompagnarli ancora, Gesù se ne va! Con un atto di enorme fiducia negli uomini «Ce la farete» dice.

Cristo se ne va con un atto di fede nell’uomo. Ma Cristo non se ne è andato se non dai nostri sguardi. Egli è il Vicino-lontano, remoto e prossimo, oltre il cielo e dentro tutte le cose, oltre ogni forma e più intimo a me di me stesso.

La sua assenza è diventata una più ardente presenza. Noi restiamo nella storia a fidarci di un corpo assente, a fidarci di una Voce!

 

Cristo non è andato in alto, è andato avanti, assente e meno assente che mai. Cristo non si è spostato di luogo, è andato oltre.

Il Vangelo, a sorpresa, oggi parla più degli apostoli che di Gesù. Di una missione che ricevono, e io con loro: «Annunciate». Niente altro.

Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, emanate leggi, ma semplicemente: «An­nunciate». Che cosa? Il Vangelo. Non le mie idee più belle, non la soluzione di tutti i problemi, non una politica o una teologia migliori: solo il Vangelo, la storia di Cristo.

E mi sembra persino facile, quando lo amo e lo respiro! L’ultimo versetto chiude il Vangelo di Marco e al contempo apre il mio: «Il Signore operava insieme con loro». Il verbo greco suona così: «Il Signore era la loro energia».

Cristo, il Vicino­lontano, forza del cuore, sinergia degli amori. Una famosa preghiera dice: «Cristo non ha mani se non le nostre mani; non ha piedi se non i nostri piedi».

Vorrei capovolgere questa preghiera e dire: Sono io che non ho mani se non sono le mani di Cristo. Io che non ho voce, non ho parole, non desideri o sogni veri, se non sono quelli venuti dal Vangelo. Non ho un mio amore se non è sinergia con l’amore di Dio.

don Alfredo Di Stefano

Scarica il giornalino in PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 20 <<

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 18

2021 – Echi di Vita N°18 – GESU’ E’ LA VITE. E NOI I TRALCI, NUTRITI DALLA LINFA DELL’AMORE

Una vite e un vignaiolo: cosa c’è di più semplice e familiare? Una pianta con i tralci carichi di grappoli; un contadino che la cura con le mani che conoscono la terra e la corteccia: mi incanta questo ritratto che Gesù fa di sé, di noi e del Padre. Non posso avere paura di un Dio così, che mi lavora con tutto il suo impegno, perché io mi gonfi di frutti succosi, frutti di festa e di gioia. Un Dio che mi sta addosso, mi tocca, mi conduce, mi pota.

Io sono la vite, quella vera. Cristo vite, io tralcio. Io e lui, la stessa cosa, stessa pianta, stessa vita, unica radice, una sola linfa. Novità appassionata. Gesù afferma qualcosa di rivoluzionario: Io la vite, voi i tralci. Siamo prolungamento di quel ceppo, siamo composti della stessa materia, come scintille di un braciere, come gocce dell’oceano, come il respiro nell’aria.

Gesù-vite spinge incessantemente la linfa verso l’ultimo mio tralcio, verso l’ultima gemma, che io dorma o vegli, e non dipende da me, dipende da lui. Dio che mi scorri dentro, che mi vuoi più vivo e più fecondo. Quale tralcio desidererebbe staccarsi dalla pianta? Perché mai vorrebbe desiderare la morte?

E il mio padre è il vignaiolo: un Dio contadino, che si dà da fare attorno a me, non impugna lo scettro ma la zappa, non siede sul trono ma sul muretto della mia vigna. A contemplarmi. Con occhi belli di speranza.

Ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto. Potare la vite non significa amputare, bensì togliere il superfluo e dare forza; ha lo scopo di eliminare il vecchio e far nascere il nuovo. Qualsiasi contadino lo sa: la potatura è un dono per la pianta. Così il mio Dio contadino mi lavora, con un solo obiettivo: la fioritura di tutto ciò che di più bello e promettente pulsa in me.

Tra il ceppo e i tralci della vite, la comunione è data dalla linfa che sale e si diffonde fino all’ultima punta dell’ultima foglia.

 

C’è un amore che sale nel mondo, che circola lungo i ceppi di tutte le vigne, nei filari di tutte le esistenze, un amore che si arrampica e irrora ogni fibra. Chissà quante volte lo abbiamo percepito nelle stagioni diverse della nostra vita: apre esistenze che sembravano finite, fa ripartire famiglie che sembrano distrutte. E perfino le mie spine ha fatto rifiorire.

Siamo immersi in una sorgente inesauribile, a cui puoi sempre attingere, e che non verrà mai meno.

don Alfredo Di Stefano

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 18 <<

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 17

2021 – Echi di Vita N°17 – DONARE, NELLA VITA NON CONTA ALTRO

Io sono il pastore: il titolo più disarmante e disarmato che Gesù dà a se stesso. Eppure pieno di coraggio, contro i lupi e per la croce.

Io sono il pastore bello, aggiunge il testo greco. E noi capiamo che la bellezza del pastore è il fascino che hanno la sua bontà e il suo coraggio. Capiamo che la bellezza è attrazione, Dio che crea comunione.

Con che cosa ci avvince il pastore bello, come ci fa suoi? Con un verbo ripetuto cinque volte:

io offro la mia vita; la mia vita per la tua.

E non so domandare migliore avventura. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio, il comando che fa bella la vita: il dono. La felicità di questa vita ha a che fare col dono e non può mai essere solitaria.

Il pastore bello e coraggioso ha un movente, non semplicemente un ordine da eseguire. Se cerco ciò che lo muove, mi imbatto subito nell’immagine opposta del mercenario che vede venire il lupo e fugge perché non gli importa delle pecore.

A Cristo invece importano le pecore, tutte, l’una e le novantanove. L’uomo interessa, l’uomo è importante. Anzi Cristo considera ogni uomo più importante di se stesso, per questo dà la sua vita.

Questa è la certezza: a Dio importa di me. A questo ci aggrappiamo, anche quando non capiamo, soffrendo per l’assenza di Dio, turbati per il suo silenzio. Questo comandamento ho appreso dal Padre: la vita è dono. Per stare bene l’uomo deve dare.

Perché così fa Dio. Il pastore non può stare bene finché non sta bene ogni sua pecora. Il Dio del cristiano non sta bene nei cieli, discende e si compromette.

Il cristiano non può star bene finché non sta bene suo fratello. E tutti, a nostra volta pastori di un minimo gregge, ripetiamo le parole di Gesù, ma in silenzio e coraggio: tu mi importi, tu figlio  amato  o  sconosciuto  fratello, tu incontro

d’oggi o compagno di una vita, tu sei importante per me. tu mi importi, tu figlio amato o sconosciuto fratello, tu incontro d’oggi o compagno di una vita, tu sei importante per me.

Da qui parte l’avventura di coloro che vogliono sulla terra, come il pastore bello e coraggioso, custodire e lottare, camminare e liberare. Alla ricerca di Qualcuno che ci faccia diventare dono, che ci dia il coraggio di capire che dare la propria vita è l’unico comando, è l’unico modo per riempire e fare bella la vita.

don Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino in formato PDF >> MonsECHI DI VITA 2021 N 17 <<

 

Read More
SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 16

2021 – Echi di Vita N°16 – UN DIO CHE SI FA VITA QUOTIDIANA

«Non sono un fantasma». Il lamento di Gesù giunge fino a me: chi sono io per te? Qualche idea vaga, la proiezione di un bisogno, un’emozione, un sogno troppo bello per essere vero?

Per aiutare la mia fede pronuncia allora i verbi più semplici e più familiari: «Guardate, toccate, mangiamo insieme!».

Si fa umile e concreto, ci chiede di arrenderci a un vangelo concreto, di mani, di pane, di bicchieri d’acqua; a un Dio che ha deciso di farsi carne e ossa, carezza e sudore, un Dio capace di piangere.

Il primo gesto del Signore è, sempre, una offerta di comunione: «toccatemi, guardate». Ma dove oggi toccare il Signore?

Con il bruciore del cuore, con una gioia eccessiva, con una gioia umilissima, con le piaghe della terra, con il dolore o la carezza di una creatura. La gente è il corpo di Dio, lì lo posso toccare.

 

«Avete qualcosa da mangiare?».

Mangiare è il segno della vita; farlo insieme è il segno più eloquente di un legame rifatto, di una comunione ritrovata, il gesto quotidiano della vita che va e continua. Lui è l’amico che dà sapore al pane.

E mi assicura che la mia salvezza non sta nei miei digiuni per lui, ma nel suo mangiare con me pane e sogni; la sua vicinanza è un conta­gio di vita.

Lo conoscevano bene Gesù, dopo tre anni di strade, di olivi, di pesci, di villaggi, di occhi negli occhi, eppure ora non lo riconoscono. Perché la Risurrezione non è semplicemente ritornare alla vita di prima: è trasformazione. Gesù è lo stesso ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ed è altro.

 

«Aprì loro la mente per comprendere le Scritture». E il respiro stretto del cuore en­tra nel respiro largo del cielo, se ti fai mendicante affamato di senso, se leggi con passione e intelligenza la Parola.

 

Perché finora abbiamo capito solo ciò che ci faceva comodo. Siamo stati capaci di conciliare il Vangelo con tutto: con la logica della guerra, con l’idolo dell’economia, con gli istinti.

«Nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono».

Il perdono è la certezza che nulla e nessuno è definitiva­mente perduto, è il trionfo della vita, riaccensione del cuore spento, offerta mai revocata e irrevocabile di comunione.

Cristo non è un fantasma, è vestito di umanità. Ha braccia anche per me, per toccare e farsi toccare; capace, tornando, di rendere la mia speranza amore.

don Alfredo Di Stefano

Scarica il giornalino in formato PDF >> ECHI DI VITA 2021 N 16 <<