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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 020 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°20 – RITORNATE IN GALILEA

Andate.

dite ai suoi discepoli

che egli vi precede in Galilea.

 Là lo vedrete” (Mc 16,7)

 

A questo comando, davanti alla pietra della Risurrezione, le donne tornano indietro fiduciose. Con altrettanta fiducia nelle parole delle donne, i discepoli lasciano la Giudea, dove il loro Signore e Maestro è morto sulla croce, e tornano in Galilea dove tutto è cominciato. Là vedranno il Risorto.

E noi? Andate… Anche noi siamo chiamati a tornare laddove ci siamo lasciati due mesi fa per vivere di nuovo le celebrazioni eucaristiche ed incontrare il Signore, come comunità parrocchiale.

Come? Dite… Riprenderemo il nostro cammino di fede attraverso la sua Parola, non più ascoltata da soli e a distanza, ma in forma comunitaria e condivisa. Anche con le bocche fasciate da mascherine la Parola, come l’acqua, romperà gli argini per comunicare la misericordia di Dio, come il fuoco brucerà il virus dell’indifferenza, della durezza di cuore e della superficiale convivenza.

La Parola si riappropria così dei due spazi a lei connaturali: la chiesa e la strada.

 Dove? In Galilea. In fondo abbiamo scoperto che si sta bene anche in casa, attaccati alle nostre comodità, tutto a nostra disposizione, senza grosse fatiche nel cercare, dal bicchiere di acqua alle notizie a fiume, dalle Messe in TV o sui social ai tanti messaggi scambiati anche tra sconosciuti.

Ora siamo invitati a “tornare in Galilea”, la terra in cui Gesù ha iniziato la sua missione, ha scelto i suoi discepoli, ha annunciato il Vangelo, ha condiviso la vita con la gente, guarendo, curando, liberando, accogliendo, risvegliando nei cuori fiducia e speranza.

La “Galilea delle genti”, è lo spazio di incontro tra realtà diverse, area di scambio culturale, economico, sociale. Là si incontra il Risorto, nella strada e nella chiesa.

La comunità parrocchiale è per noi, oggi, la terra di Galilea, dove accogliamo l’annuncio del Vangelo, facciamo esperienza dei sacramenti, cresciamo ogni domenica come fedeli.

Perché? Là lo vedrete. Lo rivedremo, sì, nello spezzare il Pane e nei gesti di fraternità che sapremo ancora esprimere come servizio umile gli uni agli altri, come carità verso i bisogni di tanti, piccoli e adulti, vicini e lontani.

Ma…

Sarà sicuro partecipare alla vita della parrocchia? La renderemo tale!

Sarà piacevole rivedere tanti volti? Sono certo di sì, benché nascosti un po’ dalle mascherine!

Potremo abbracciarci? Ancora no, ma sarà bello sorriderci e parlare, cantare e pregare insieme.

Con lo stesso coraggio di quel mattino di Pasqua, con la stessa speranza delle donne del Vangelo, con la stessa gioia dei discepoli, anche noi torneremo a incontrare Gesù in parrocchia, a celebrare la sua presenza, a rivederlo nei gesti e nei volti dei nostri fratelli e sorelle.

Sarà bello, allora, ritrovarci tutti insieme a partire da Lunedì 18 maggio davanti alla porta della Chiesa.

Sarà emozionante riaprirla, anzi, spalancarla tutta come porta della speranza e della vita.

“Non abbiate paura” disse il Cristo risorto ai suoi discepoli timorosi e preoccupati.

“Non abbiate paura” dico io a ciascuno di voi. Vi attendo fiducioso e vi benedico.

Il vostro parroco, don Alfredo

 

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 019 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°19 – IN GESU’ IL CUORE DELL’UOMO TROVA CASA

Nella casa del Padre ci sono molte dimore. La prima immagine che il Vangelo disegna oggi è quella di una casa.

C’è un luogo in principio a tutto, un luogo caldo, familiare, che mi appartiene, una casa –non un tempio–, il cui segreto basta a confortare il cuore: «Non sia turbato il vostro cuore». Lì abita qualcuno che non sa immaginarsi senza di noi e ci vuole con sé.

L’amore conosce molti doveri, ma il primo è quello di essere insieme con l’amato. È Dio stesso che dice ad ogni suo fi­glio: il mio cuore è a casa solo accanto al tuo.

 

«Signore, come ci si arriva?»

«Io sono la via». La Bibbia è piena di strade, di vie, di sentieri, piena di futuro e di speranza: davanti all’uomo non c’è una non­strada, ma un ventaglio di strade.

Gesù specifica: la strada sono io.

Non c’è allora un sentiero, ma una persona da percorrere: seguire le sue orme, compiere i suoi gesti, preferire le persone che lui preferiva, opporsi a ciò cui lui si opponeva, rinnovare le sue scelte.

La sua strada conduce a un modo nuovo di custodire la terra e il cuore.

 

«Io sono la verità». Il cristianesimo non è una dottrina o un sistema di pensiero, ma una persona, e il suo muoversi libero, regale, amorevole fra le cose. La verità è ciò che arde. Le mani e i gesti di Gesù che ardono in una vita inseparabile dall’amore, che mette l’uomo prima del sabato, la persona prima della verità, che fa la verità con amore. La verità senza amore è una malattia della storia, una malattia della vita che ci fa tutti malati di intolleranza.

 

«Io sono la vita». Io sono la sorgente, il viaggio e l’approdo della vita. Parole enormi, che nessuna spiegazione può esaurire o recintare. Parole che spiegano come il mistero dell’uomo si spiega solo con il mistero di Dio.

 

La mia vita si capisce solo con la vita di Cristo. Nella mia esistenza c’è una equazione: più Dio equivale a più io; se Dio non è, io non sono. Più Vangelo entra nella mia vita, più io vivo, fino ad affermare come Paolo: per me vivere è Cristo.

Vita è tutto ciò che possiamo mettere sotto questa nome: futuro, amore, casa, pane, festa, riposo, desiderio, comunità.

Per questo spirituale e reale coincidono, fede e vita, casa della famiglia e casa della comunità, sacro e realtà hanno l’identica sorgente.

 

La casa della comunità, la parrocchia, vi attende con la ripresa delle celebrazioni alla presenza del popolo, il prossimo 18 maggio.

 

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 018 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°18 – IL DONO DI DIO: UNA VITA ESUBERANTE, MAGNIFICA, ECCESSIVA, BELLA

In una piccola parola è sintetizzato ciò che rende inconciliabili il pastore e il ladro. La parola immensa e breve è «vita».

Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Unica è la vocazione di tutte le creature: avere la vita in pienezza. Unico il progetto di Dio: che l’uomo diventi Figlio, e viva di vita divina. Unica la condizione: avere desiderio di essa. E ascoltare quella voce che chiama le sue pecore una per una, per nome, quel Gesù per cui non esiste la massa, e ciascuno ha volto e nome.

La parola vita è un filo che lega insieme tutta la Scrittura; con essa il serpente seduce Eva: non morirete, anzi avrete vita come quella di Dio; è la supplica dei Salmi: fa’ che io viva! Salva la mia vita! Fammi camminare sui campi della vita! 

Giona si adira con Dio perché non è come un ladro che ruba, uccide, distrugge Ninive, ma è come un pastore di vita abbondante per i centoventimila della città che non sanno distinguere la destra dalla sinistra.

Il primo, il principale di tutti i comandamenti dice: scegli la vita. Tutta la legge di Mosè è introdotta da questo: «Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli!» E dice, supplica, ti prega: scegli la vita!

Vita è tutto ciò che possiamo pensare per riempire questo suono, tutto ciò che possiamo desiderare.

Vita è respiro, forza, salute, amore, relazioni, gioia, libertà, parola che tracima, che cambia il desiderio e le mete, che deborda nelle terre di Dio.

La storia del mondo altro non è che un pellegrinaggio verso la vita, la vita abbondante che Gesù descrive così, come una porta (“Io sono la porta”) che si apre sulla terra dell’amore leale, più forte della morte (chi entra attraverso di me si troverà in salvo); più forte di tutte le prigioni (potrà entrare e uscire), dove si placa tutta la fame e la sete della storia (troverà pascolo).

Gesù Cristo è e da’ la vita, ma la vita in abbondanza, definitiva, eterna. Non solo la vita necessaria, non solo l’indispensabile, bella quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva, bella. Come ogni amore che se non è eccessivo, non è amore.

Dio non vuole rispondere ai tuoi bisogni essenziali, questo lo faranno altri, ma vuole far fiorire tutte le tue potenzialità. Ti dona molto più di quanto è necessario per sopravvivere, dona eternità a tutto ciò che di più bello porti nel cuore, cammina davanti a te.

 

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 017 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°17 – CRISTO CAMMINA CON OGNI UOMO

Undici chilometri da Gerusalemme: Èmmaus è il simbolo della distanza dalla fede e dal mistero della Pasqua.

Èmmaus rappresenta i nostri spazi, quando siamo tentati di tornare nel nostro piccolo an­golo, lontani dalla comunione con gli altri, chiusi, feriti; finito il sogno in cui tanto ave­vamo sperato.

 

Due ore di cammino fatto insieme e Cristo già si fa vicino, lo fa in ogni esperienza d’amicizia. Due ore a parlare di lui, ed è il secondo segno della sua «ardente presenza».

Non è più qui… hanno detto gli angeli. Egli è per le strade del mondo, rallenta i suoi passi al ritmo dei nostri, dentro la polvere delle nostre strade, quando sulla mia fede scende la sera.

 

Gesù si avvicinò e camminava con loro.

Il Signore ci raggiunge nella nostra vicenda quotidiana di viandanti. E cambia il cuore, gli occhi e il cammino di ciascuno. Il primo miracolo è così dolce da non accorgersene subito, così necessario da entrare senza imporsi: mentre lo sconosciuto spiega le Scritture, il «cuore lento» inizia a riempirsi di un calore nuovo.

Che cosa fa ardere il cuore?

La scoperta è racchiusa in una sola parola: la croce. La croce è la gloria. Non un incidente, ma la pienezza dell’amore. Parola che, seminata nel cuore, lo cambia. E cambia la comprensione dell’intera vita.

Resta con noi, perché si fa sera.

Egli rimase con loro. Da allora Cristo entra sempre, se appena lo desidero.

La parola ha cambiato il cuore, il pane cambia gli occhi dei discepoli: lo riconobbero allo spezzare del pane.

Il segno di riconoscimento di Gesù, il suo stile unico, è il suo corpo spezzato e dato, vita data per nutrire la vita.

Il cuore del Vangelo è spezzare anch’io per mio fratello il mio pane, o il tempo, e condividere con lui cammino.

La parola e il pane insieme cambiano il cammino di ogni discepolo: partirono sen­za indugio e fecero ritorno a Gerusalemme.

Partire verso i fratelli, partire come se la notte non dovesse venire più, partire con il sole dentro.

La fuga triste diventa corsa gioiosa: non c’è più notte, né stanchezza, né distanza, il cuore è acceso, gli occhi vedono. Non patiscono più la strada, la respirano, respiran­do Cristo, che è in cammino con ogni uomo in cammino.

Così lo penso e lo sogno il nostro ritorno in comunità fra poco!

 

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 016 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°16 – DALLE PIAGHE APERTE, LUCE E MISERICORDIA

«Se non vedo, se non tocco, se non metto la mano, non credo!»

Tommaso vuole delle garanzie, ed ha ragione, perché se Gesù è vivo, cambia tutto.

Tommaso sperimenta la fatica di credere, come noi. Eppure in nessuna parte del Vangelo è detto che la fede senza dubbi, granitica, sia più sicura e affidabile della fede intrecciata alle domande. Non esiste fede esente da domande e da dubbi.

Tommaso però, pur dissentendo dagli altri apostoli, non abbandona il gruppo, rimane e il gruppo, a sua volta, non lo esclude.

Modello per le nostre assemblee: quando i dubbi sorgono, quando situazioni difficili o errori della comunità ti scoraggiano, non andartene, non isolarti, non sentirti escluso, resta all’interno della comunità. Non stancarti di porre le tue domande: qualcuno, custode della luce, ti porterà la risposta.

Otto giorni dopo venne Gesù…

Mi conforta pensare che se trova chiuso, Gesù non se ne va; se tardo ad aprire, otto giorni dopo è ancora lì.

Venne Gesù… e disse a Tommaso.

Gesù viene, non per essere acclamato dai dieci che credono, ma per andare in cerca proprio dell’agnello smarrito, lascia i dieci al sicuro e si dirige verso colui che dubita: Metti qua il tuo dito, stendi la tua mano, tocca!

A Tommaso basta quel gesto. Colui che tende le mani verso di te, voce che non ti giudica ma ti incoraggia e ti chiama, corpo offerto ai dubbi dei suoi amici, è Gesù.

Non ti puoi sbagliare!

C’è un foro nelle sue mani, c’è un colpo di lancia nel suo fianco, sono i segni dell’amore, che Gesù non nasconde, anzi, quasi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo; lo squarcio nel costato, puoi entrarci con una mano; piaghe che non ci saremmo aspettati, pensavamo che la Risurrezione avrebbe rimarginato per sempre le ferite del venerdì santo. E invece no.

L’amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l’alfabeto delle ferite. Indelebili ormai, proprio come l’amore.

Ma dalle piaghe aperte non sgorga più sangue, bensì luce e misericordia. E nella mano di Tommaso, che trema, ci sono tutte le nostre mani.

Tommaso passa dall’incredulità all’estasi: Mio Signore, mio Dio.

“Mio” come lo è il respiro e, senza, non vivrei. “Mio” come lo è il cuore e, senza, non sarei.

La vitalità di Dio mi è compagna, l’avverto, energia che sale, si dilata dentro, dà appuntamenti, mette gemme di luce, mi offre due mani piagate perché ci riposi e riprenda fiato e coraggio. E dico a me stesso: Io appar­tengo a un Dio vivo, non a un Dio compianto. E questa parola mi è di dolce, fortissima compagnia. Io appartengo a un Dio vivo! Noi apparteniamo ad una comunità che vuole tornare a radunarsi ogni otto giorni per incontrare il Risorto.

Prepariamoci!

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 015 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°15 – CANTI ANCORA IL GALLO

Signore Gesù,

come l’amato Giovanni

possa anch’ io nei momenti di stanchezza

reclinare il mio capo sul tuo petto

e come lui ascoltare i battiti del tuo cuore

per imparare ad amare come sai amare Tu.

 

Signore Gesù,

nel dubbio della fede

accoglimi come l’incredulo Tommaso.

Insegnami a scorgere la tua presenza

in tutto ciò che mi circonda

e a riconoscerti unico Signore mio e Dio mio.

 

Signore Gesù,

nel dolore che disorienta

fa’ che non mi dimentichi mai di te

come Pietro che per paura ti ha rinnegato.

Canti ancora il gallo per me

e mi ricordi ogni tuo gesto, ogni tua parola.

 

Signore Gesù,

se il mio passo vacilla

e il mio sguardo non ti riconosce,

chiamami per nome come nel giardino

chiamasti Maria di Magdala, tua prima apostola,

per annunciare ancora in questo tempo oscuro

la sfolgorante luce della tua Resurrezione. Amen.

 

La luce di Cristo risorto abiti nei vostri cuori, sempre.

Il parroco
don Alfredo Di Stefano

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 014 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°14 – DECIDERE COSA DIVENTARE, QUALE VITA SCEGLIERE!

La bella liturgia di stamane, le grandi liturgie del triduo pasquale, quest’anno nascoste ai nostri occhi, ci sono donate per ricordarci che la Chiesa vive di questo e che in questi giorni ci mette più profondamente le proprie radici. Con nostalgia, allora, le ricorderemo e vi partecipiamo attraverso la televisione o per via streaming.

Non si tratta soltanto di avvenimenti del passato che possiamo contemplare con animo pio, ma senza sostanziale influenza sul nostro presente. No, pur riconoscendo la loro reale portata storica, noi sappiamo che, in forza della resurrezione di Gesù e per il dono dello Spirito, quei fatti hanno un peso decisivo sulla nostra storia presente, sull’oggi della nostra vita.

Dalla lettura della Passione un dato: la fede che salva è legata al Risorto, ma per nascere deve passare attraverso l’accoglienza del Crocifisso. La croce è la porta che conduce alla resurrezione.

La parola di Dio ci aiuta a comprendere il senso del patire e del soffrire. Infatti il patire di Cristo illumina la nostra sofferenza, la rende degna di uno speciale accesso al regno dei cieli. Se la vita si colora del sangue della croce, non possiamo non accettare questa sfida che ci porta a camminare con Cristo sulla via del dolore, che è via di liberazione.

Ciò che ognuno di noi però può fare a casa è decidere di avere un po’ di più sentimenti di umanità, di umiltà, di generosità, di dono di sé, senza tristezza, senza quella pesantezza che talvolta ci prende quando dalla vita ci sentiamo chiamati ad assumere impegni, che spesso sopportiamo e basta.

No, dentro questo modo di vivere c’è un seme di vita che poi diventa quello che noi doniamo agli altri: ai nostri cari, alla Chiesa, a questo mondo, che è così com’è, ma nel quale siamo chiamati ad essere testimoni di come crediamo e di come viviamo della vita di Gesù.

Rivolgiamo il nostro osanna a Colui che nella fede già contempliamo come nostro vero ed unico Re e Signore, come redentore nostro e come colui che da trionfatore ci precede nella gloria. Le nostre acclamazioni non cesseranno perciò in questa domenica, ma diventeranno il nostro perenne rendimento di grazie, la nostra lode senza fine, che esploderanno in un gioioso Alleluia pasquale.

L’augurio è che ciascuno di noi a partire da questo momento difficile, possa sperimentare la  gioia di  questa vittoria.  E’ la vittoria della risurrezione.

 

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 013 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°13 – LE LACRIME DI DIO, FONTE D’AMORE

Lazzaro, vieni fuori! Liberatelo e lasciatelo andare. Tre parole per risorgere, tre ordini che risuonano per me: esci, liberati e vai. Con passo libero e glorioso, per sentieri nel sole, in un mondo abitato ormai dalla più alta speranza: qualcuno è più forte della morte. Questo sarà l’evento della Pasqua e ci auguriamo anche la gioia di riabbracciarci.

Gesù è faccia a faccia con l’amicizia e con la morte, con l’amore e il dolore, le due forze che reggono ogni cuore; lo vediamo coinvolto fino a fremere, piangere, commuoversi, gridare come in nessun’altra pagina del Vangelo. Di Lazzaro sappiamo solo che era fratello di Marta e Maria e che Gesù era suo amico: perché amico è un nome di Dio.

Per lui l’Amico pronuncia due tra le parole più importanti del Vangelo: «Io sono la risurrezione e la vita». Noi siamo già risorti nel Signore; risorti da tutte le vite spente e im­mobili, risorti dal non senso e dal disamore, che sono la malattia mortale dell’uomo. Prima viene questa liberazione, e da qui una vita capace di superare la morte.

Risuscitati perché amati: il vero nemico della morte non è la vita, ma l’amore. Noi tutti risorgiamo perché Qualcuno ci ama, come accade a Lazzaro riconsegnato alla vita dall’amore fino alle lacrime di Gesù.

Io invidio Lazzaro, e non perché esce dalla grotta di morte, ma perché è circondato da una folla di persone che gli vogliono bene. La sua fortuna è l’amicizia, la sua santità è essere circondato dall’amore.

Lazzaro, vieni fuori! e Lazzaro esce avvolto in bende come un neonato. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai gli si spalanca davanti un’altissima speranza: Qualcuno è più forte della morte.

Liberatelo e lasciatelo andare! Parole che ripete anche a ciascuno di noi: vieni fuori dal tuo piccolo angolo; liberati come si liberano le vele, come si sciolgono i nodi della paura. Liberati da ciò che ti impedisce di camminare in questo giardino che sa di primavera. Com’è attuale per questo nostro momento!

Gesù mette in fila i tre imperativi di ogni ripartenza: esci, liberati e vai! Quante volte sono morto, quante volte mi sono addormentato, mi sono chiuso in me: era finito l’olio nella lampada, era finita la voglia di amare e di vivere. In qualche grotta oscura dell’a­nima una voce diceva: non mi interessa più niente, né Dio, né amori, né altro; non vale la pena vivere.

E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so da dove, non so perché. Una pietra si è smossa, è filtrato un raggio di sole, un grido di amico ha spezzato il silenzio, delle lacrime hanno bagnato le mie bende. E ciò è accaduto per vie misteriose.

Le attendiamo queste vie, per percorrerle e poter dire, anzi, gridare:

Dio amore

è più forte

della morte!

 

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 008 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°08 – RINUNCIARE AL RANCORE, ALLA RABBIA… BENEFICIARE DELL’AMORE DI DIO

Una serie di situazioni molto concrete: schiaffo, tunica, miglio. E soluzioni in sintonia: l’altra guancia, il mantello, due miglia.

La semplicità del vangelo!

Gesù parla della vita con le parole proprie della vita. Niente che un bambino non possa capire, nessuna teoria astratta e complicata, ma la proposta di gesti quotidiani, la santità di ogni giorno, che sa di abiti, di strade, di gesti, di polvere. E di rischio.

E poi apre feritoie sull’infinito: siate perfetti come il Padre, siate figli del Padre che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni. Fare ciò che Dio fa, essere come il Padre, qui è tutta l’etica biblica.

E che cosa fa il Padre? Fa sorgere il sole.

Mi piace questo Dio solare, luminoso, splendente di vita, il Dio che presiede alla nascita di ogni nostro mattino. Il sole, come Dio, non si merita, si accoglie. E Dio, come il sole, si trasforma in un mistero gaudioso, da godere prima che da capire.

Fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni.

Addirittura Gesù inizia dai cattivi, forse perché i loro occhi sono più in debito di luce, più in ansia.

Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra.

Cristo degli uomini liberi, padroni delle proprie scelte anche davanti al male, capaci di disinnescare la spirale della vendetta e di inventarsi qualcosa, un gesto, una parola, che faccia saltare i piani e che disarmi.

Così semplice il suo modo di amare e così rischioso.

E tuttavia il cristianesimo non è una religione di battuti e sottomessi, di umiliati che non reagiscono. Come non lo era Gesù che, colpito, reagisce chiedendo ragione dello schiaffo. E lo vediamo indignarsi, e quante volte, per un’ingiustizia, per un bambino scacciato, per il tempio fatto mercato, per il cuore di pietra dei pii e dei devoti.

Non passività, non sottomissione debole, quello che Gesù propone è una presa di posizione coraggiosa: tu porgi, fai tu il primo passo, cercando spiegazioni, disarmando la vendetta, ricominciando, rammendando tenacemente il tessuto continuamente lacerato dalla violenza. Credendo all’incredibile: amate i vostri nemici. Gesù intende eliminare il concetto stesso di nemico. Amatevi, altrimenti vi distruggerete.

È tutto qui il Vangelo.

Violenza produce violenza, in una catena infinita. Io scelgo di spezzarla. Di non replicare su altri ciò che ho subito, di non far proliferare il male. Ed è così che inizio a liberare me nella storia.

Allora siate perfetti come il Padre… con il suo stile fatto di tenerezza, di combattiva tenerezza.

don Alfredo Di Stefano

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Parrocchia San Lorenzo - Echi di Vita 007 _ 2020

2020 – Echi di Vita N°07 – GUARIRE IL CUORE PER GUARIRE LA VITA

Avete inteso che fu detto, ma io vi dico…” Gesù non annuncia una nuova morale più esigente e impegnativa. Queste, che sono tra le pagine più radicali del Vangelo, sono anche le più umane, perché qui ritroviamo la radice della vita buona.

Il discorso della montagna vuole condurci alla radice, lungo una doppia direttrice: la linea del cuore e la linea della persona e della comunità.

Il grande principio di Gesù è il ritorno al cuore, che è il laboratorio dove si forma ciò che poi uscirà fuori e prenderà figura di parola, gesto, atto. È necessario guarire il cuore per guarire la vita.

Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira, chiunque alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già omicida.

Gesù risale alla radice prima, a ciò che genera la morte o la vita. E che san Giovanni esprimerà in un’affermazione colossale: «Chi non ama suo fratello è omicida». Cioè: chi non ama uccide. Non amare qualcuno è togliergli vita; non amare è un lento morire.

Ma io vi dico: non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no. Dal divieto del giuramento, Gesù arriva al divieto della menzogna. Di’ la verità sempre, e non servirà più giurare. Così porta a compimento, sulla linea del cuore, le conseguenze già implicite nella legge antica.

E poi la linea della persona: Se tu guardi una donna per desiderarla, sei già adultero. Non dice: se tu, uomo, desideri una donna; se tu, donna, desideri un uomo. Il desiderio è un servitore indocile, ma importante. Dice: Chi guarda per desiderare, e vuol dire: se tu guardi solo per il tuo desiderio, se guardi il suo corpo per il tuo piacere, allora tu pecchi contro la sua persona. Tu allora sei un adultero, nel senso originario di adulterare: tu falsifichi, tu inquini, tu impoverisci la persona. Perché riduci a oggetto per te, a corpo “usa e getta” la persona, che invece è abisso, oceano, cielo, angelo, profondità, vertigine.

Pecchi non tanto contro la legge, ma contro la profondità e la dignità della persona, che è icona di Dio. Perché la legge è sempre rivelazione dei comportamenti che fanno crescere l’uomo in umanità, o che ne diminuiscono l’umanità e la grandezza, che è come dire rivelazione di ciò che rende felice l’uomo.

È un unico salto di qualità quello che Gesù propone, la svolta fondamentale: passare dalla legge alla persona, dalla persona alla comunità, (se tuo fratello..), dall’esterno all’interno, dalla religione del fare a quella dell’essere. Il ritorno al cuore, là dove nascono i grandi «perché» delle azioni.

Allora il vangelo è facile, umanissimo, anche quando dice parole come queste, che danno le vertigini.

don Alfredo Si Stefano