Author : E. Redazione

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ECHI DI VITA 2017 N°34

Vita N°34 – LA DONNA CANANEA CHE CAMBIA GESU’!

La straniera delle briciole, uno dei personaggi più simpa ci del Vangelo, mee in scena lo strumento più potente per cambiare la vita. Se noi cambiamo poco, nel corso dell’esistenza, è perché non sappiamo più incontrare o incontriamo male, senza
accogliere il dono che l’altro ci porta.

Gesù era uomo di incontri, in ogni incontro realizzava una reciproca fecondazione, accendeva il cuore dell’altro e lui stesso e ne usciva trasformato, come qui.

Una donna di un altro paese e di un’altra religione, in un certo senso, «converte» Gesù, gli fa cambiare mentalità, lo fa sconfinare da Israele, gli apre il cuore alla fame e al dolore di tu* i bambini, che non siano solo d’Israele.

No, dice a Gesù, tu non sei venuto per quelli di Israele, tu sei Pastore di tuo il dolore del mondo. Anche i discepoli partecipano: rispondile, così ci lascia in pace. Ma la posizione di Gesù è molto nea e brusca: io sono stato mandato solo per quelli della mia nazione, per la mia gente. La donna però non molla: aiutami!

Gesù replica con una parola ancora più ruvida: Non si toglie il pane ai figli per gearlo ai cani. I pagani, dai giudei, erano chiama «cani». E qui arriva la risposta geniale della madre: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.

Questa immagine illumina Gesù. Nel regno di Dio, non ci sono figli e no, uomini e cani. Ma solo fame e figli da saziare, anche quelli che pregano un altro Dio.

Donna, grande è la tua fede! Lei che non va al tempio, che prega un altro Dio, per Gesù è donna di grande fede. La sua grande fede sta nel credere che nel cuore di Dio non ci sono figli e cani, che Lui prova dolore per il dolore di ogni bambino, che la sofferenza di un figlio conta più della sua religione. Conosce Dio dal di dentro, lo sente all’unisono con il suo cuore di madre, lo sente pulsare nel profondo delle sue piaghe. E sa che Dio è felice quando vede una madre, qualsiasi madre, abbracciata felice alla carne della sua carne, finalmente guarita. Quante madri aendono la guarigione dei figli: ecco la via!

Avvenga per te come desideri. Gesù ribalta la domanda della madre, gliela restuisce: Sei tu e il tuo desiderio che comandate. La tua fede è come un grembo che partorisce il miracolo: avvenga come tu desideri.

Matura, in questo racconto, un sogno di mondo da far nostro: la terra come un’unica grande casa, una tavola ricca di pane, e intorno tanti figli.

Una casa dove nessuno è disprezzato, nessuno ha più fame.

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ECHI DI VITA 2017 N° 33

Echi Di Vita N°33 – VERSO IL SIGNORE NELLa BELLEZZA DEL FEDE

Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.

Gesù fa faca a lasciare la gente, non vuole andarse-ne finché non li ha saluta tu, così come noi facciamo faca a lasciare la casa di amici cari dopo una cena in cui abbiamo condiviso il pane e l’affetto.

Era stato un giorno speciale: un fervore di solidarietà, un molplicarsi di mani, di cuori, di cure per portare il pane a tu, la fame dei poveri saziata, era il suo sogno realizzato.

Ora, desidera l’abbraccio del Padre: congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare, a condividere con lui la sua gioia: sì, Padre, si può! Portare il tuo regno sulla terra si può! Poi sente il desiderio di tornare dai suoi.

Sul finire della noe egli andò verso di loro camminando sul mare… Pietro allora gli disse: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli gli disse: “Vieni!”.

Pietro nella sua richiesta, coraggiosa e scriteriata insieme, domanda due cose: una giusta e una sbagliata. Comanda che io venga verso di te, richiesta bella, perfe#a: andare verso Dio!

Ma poi sbaglia chiedendo di andarci camminando sulle acque.

A che cosa serve questa esibizione di potenza fine a se stessa, clamorosa ma sterile, questo intervento divino che non ha come scopo il bene delle persone? Che è all’opposto di ciò che si era verificato la sera prima, con i pani e i pesci?

E infa è un miracolo che fallisce, che non va a buon fine, e Simone inizia ad affondare. Pietro si rivela uomo di poca fede non quando è travolto dalla paura delle onde, del vento e della notte, ma prima, quando chiede questo genere di segni per il suo cammino di fede.

Pietro tu andrai verso il Signore, ma non camminando sul luccichio illusorio di acque miracolose, bensì sulla strada polverosa del buon samaritano; andrai verso Gesù, ma prolungando il suo modo di vivere, di accogliere, di inventare strade che conducano al cuore dell’uomo.

Pietro, emblema di tu noi, imparerà a camminare verso un mondo nuovo contando non sulla forza di imprevedibili miracoli, ma sulla forza prodigiosa di un amore quodiano che non si arrende, sulla bellezza di una fede nuda.

Questo è ciò che noi tu dobbiamo, forse, ancora cercare di imparare!

Don Alfredo

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Echi 32 2017

Echi Di Vita N°32 – L’UOMO ICONA DI CRISTO DIPINTA LUNGO UNA VITA

Gesù prende con sé Pietro e Giovanni e Giacomo, i primi chiama, e li porta con sé, su un alto monte. Li conduce là dove la terra s’innalza nella luce. Il suo volto brillò come il sole: il volto è l’espressione del cuore. Il volto dell’uomo è comprensibile solo a parre da Gesù. Ogni uomo abita la terra come un’icona di Cristo incompiuta, che viene dipinta progressivamente lungo l’intera esistenza su un fondo d’oro già presente dall’inizio e che è la somiglianza con Dio.

E le sue ves divennero bianche come la luce: la gloria è così eccessiva che non si ferma al volto, neppure al corpo intero, ma tracima verso l’esterno e cattura la materia degli abi e la trasfigura. Se la veste è luminosa sopra ogni possibilità umana, quale sarà la bellezza del corpo?

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia: Mosè sceso dal Sinai con il volto imbevuto di luce e di vento, Elia rapito in un carro di fuoco e di luce. Allora, Pietro, stordito e sedoo da ciò che vede, balbea: è bello per noi essere qui. Stare qui, davan a questo volto, che è l’unico luogo dove possiamo vivere e sostare. Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto. Altrove non è bello e possiamo solo pellegrinare, non stare. Qui è la nostra identà, abitare anche noi una luce, una luce che è dentro la nostra creta e che è il nostro futuro.

Non c’è fede viva e vera che non discenda da uno stupore, da un innamoramento, da un “che bello!” gridato a pieno cuore, come Pietro sul Tabor. Ma come tu*e le cose belle la visione non fu che la freccia di un a5mo: e una nube luminosa li coprì
con la sua ombra.

Venne una voce: quel Dio che non ha volto, ha invece una voce. Gesù è la Voce diventata Volto. Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola di suo Figlio: ascoltate Lui. Fede fa*a d’ascolto: sali sul monte per vedere e sei rimandato all’ascolto. Scendi dal monte e  rimane nella memoria l’eco dell’ulma parola: Ascoltatelo. La visione del volto cede all’ascolto del volto. Il mistero di Dio è ormai tu*o dentro Gesù. Così come anche il mistero dell’uomo. Quel volto parla e nell’ascolto divenamo come lui, anche noi imbevu di cielo.

Don Alfredo

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Echi 31 2017

Echi Di Vita N°31 – TESORO… MERCANTE… CAMPO… RETE…

Tesoro: parola magica, parola da innamora, da favole, ma anche da Vangelo, uno dei nomi più belli di Dio. Il regno dei cieli è simile a un tesoro. Accade per il regno ciò che accade a chi trova un tesoro o una perla: un capovolgimento totale e gioioso che travolge l’esistenza. Un tesoro è una rivoluzione della vita.

Anche il Vangelo osa annunciare tesori. Osa dire che l’esito della storia sarà nonostante tuo felice. Perché nel mondo sono in gioco forze più grandi di noi, che non verranno meno, alle quali possiamo sempre a2ngere, perché il regno è di Dio, ma è per l’uomo.

Un uomo trova un tesoro e pieno di gioia va. La gioia è il primo tesoro che il Vangelo regala. Entrarvi è respirare un’aria fresca. Dio instaura con noi la pedagogia della gioia! È l’invito affettuoso del Padre ai suoi figli, il volto di un Dio attraente, bello, solare, il cui obbiettivo non è essere finalmente obbedito o pregato da ques figli sempre ribelli che noi siamo, ma che adopera tua la sua pedagogia per crescere figli felici. Come ogni padre e madre. Figlio non privar di un giorno felice! Prima che chie-dere preghiere, Dio offre tesori. E il vangelo ne possiede la via.

Quell’uomo va e vende quello che ha. Il contadino e il mercante vendono tuo, ma per guadagnare tuo. Niente viene buttato via, non perdono niente, lo investono. Fanno un affare. Così sono i crisani: scel-gono e scegliendo bene guadagnano. Non sono più buoni degli altri, ma più ricchi: hanno un tesoro di speranze, di coraggio, di libertà, di cuore, di Dio.

Don Alfredo

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San Lorenzo Martire - 2016 07 23 - Echi di VITA - N 30 - Splash

Echi Di Vita N°30 – DIO FISSA IL SUO SGUARDO SUL BENE

Il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e assediato da erbacce.“ Vuoi che andiamo a raccogliere la zizzania?” domandano i servi. La risposta è perentoria: «No, perché rischiate di strappare il buon grano!».

L’uomo violento che è in me dice: “Strappa subito tutto ciò che è immaturo, sbagliato, puerile, cattivo”.
Il Signore dice: “Abbi pazienza, non agire con violenza, perché il tuo spirito è capace di grandi cose solo se ha grandi motivazioni positive, non se ha grandi reazioni immediate”.

Mettiamoci sulla strada su cui Dio agisce, adottiamo il suo sole: per vincere la notte Lui accende il ma no,
per far fiorire la steppa Lui getta infiniti semi di vita, per far lievitare la massa immobile Lui immette un pizzico di lievito.

Questa è l’attività solare, positiva, vitale che dobbiamo avere verso noi stessi. Dobbiamo liberarci dai falsi esami di coscienza negativi, centrati sul male. La nostra coscienza
chiara, illuminata e sincera deve scoprire prima di tutto ciò che di vitale, bello, buono, promettente, Dio ha seminato in noi. E far sì che porti frutto.

La parabola racconta due modi di guardare: i servi vedono soprattutto le erbacce, il negativo, il pericolo. Il Padrone, invece, fissa il suo sguardo sul buon grano, la zizzania è secondaria. Dobbiamo conquistare lo sguardo positivo di Dio innanzitutto verso noi stessi: io non sono le mie debolezze, ma le mie maturazioni. Nessun uomo coincide con il suo peccato o con le sue ombre. Ma se non vedo la luce in me, non la vedrò in nessuno. Davanti a Dio una spiga di buon grano conta più di tutta la zizzania del campo, il bene è più importante del male, il peso specifico del bene è superiore, il bene vale di più. E la spiga di domani, il bene possibile è più importante del male presente, del peccato di ieri. Il male non revoca il bene della tua vita, anzi, è il bene che revoca il male.

Non preoccupiamoci prima di tutto della zizzania, dei difetti, delle debolezze, ma di coltivare una venerazione profonda per le forze di bontà, di generosità, di attenzione, di accoglienza, di libertà che Dio ci consegna. Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza e vedremo le tenebre scomparire. Rispetta la vita che Dio ha posto in te, proteggila, porta avanti ciò che hai di positivo e la zizzania avrà sempre meno terreno. Tu pensa al buon grano, ama i tuoi germi di vita, custodisci ogni germoglio buono, sii indulgente con tutte le creature. E anche con te stesso.

E tutto il tuo essere fiorirà!

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San Lorenzo Martire - 2017 07 16 - Echi di VITA - N 29 - Splash

Echi Di Vita N°29 – UN DIO CONTADINO CHE DIFFONDE VITA

Ecco, il seminatore uscì a seminare.
Ed è subito profezia di estate, di pane, di fame finita.
Gesù guarda un seminatore e nel suo gesto intuisce qualcosa di Dio. La gioia di immaginare Dio come lo rivela Gesù: un Dio contadino che diffonde i suoi germi di vita a piene mani, fecondatore infaticabile delle nostre vite, ostinato nella fiducia, un Dio seminatore. Ogni cuore è una zolla di terra buona, adatta a dare vita ai semi di Dio. Ma quante volte ho fermato il miracolo! Io che sono strada, via calpestata, campo di pietre e sassi, io che coltivo spine nel cuore…
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono.
Il primo errore lo compio quando sono strada, uno che non si ferma mai. La parola di Dio chiede un minuto di sosta, un minuto di passione: chi corre sempre è derubato di senso, derubato della fame di infinito che costituisce la nostra dignità.
Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra…
Il secondo errore è il cuore poco profondo, un cuore che non conserva, non custodisce, non medita. Così fa il cristiano adolescente che è in me, che si accontenta di sensazioni e non approfondisce.
Un’altra parte cadde sui rovi e i rovi crebbero e la soffocarono.
Il terzo errore è l’ansia delle ricchezze e del benessere; e poi la spina del quotidiano, dovuta alla fatica di conciliare lavoro e famiglia, di resistere allo sconforto, alla solitudine, all’insicurezza per il domani… Spina che soffoca la fiducia e ti fa credere che in te non ci sia spazio per far germogliare un seme divino, un sogno grande.
Ma il centro della parabola non è negli errori dell’uomo, il protagonista è un Dio generoso, che non priva nessuno dei suoi doni. Nasce allora la gioia e la fiducia che per quanto io sia arido, spento, sterile, Dio continua a seminare in me, senza sosta. Contro tutti i rovi e le spine, contro tutti i sassi e le strade, vede una terra capace di accogliere e fiorire, dove il piccolo germoglio alla fine vincerà.
Commuove questo Dio che in me ha seminato così tanto per tirar su così poco. Lui sa che per tre volte, dice la parabola, per infinite volte, dice la mia esperienza, non rispondo, poi però una volta rispondo, ed è il trenta, il sessanta, forse il cento per uno.
Amiamo questo Dio contadino, pieno di fiducia nella forza del seme e nella bontà del pugno di terra che sono io, al tempo stesso campo di spine e terra capace di far fiorire i semi di Dio.

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San Lorenzo Parrocchia - Riposizionamento SS Crocifisso - FaceBook 009 - Copertina

Echi Di Vita N°28 – DAL CROCIFISSO UN INVITO: IMPARATE DA ME!

Un momento di profonda riflessione di Gesù davanti ai piccoli, ai suoi:
Ti rendo lode, Padre, perché queste cose le hai rivelate ai piccoli. I piccoli di cui è pieno il vangelo, gli ultimi della fila che sono i preferiti di Dio.

Gesù è il primo dei piccoli, viene come figlio di povera gente, nasce in una stalla, non ha in mano nessun potere e la sua rivoluzione si compie su di una Croce.

«Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».

Gesù non viene con obblighi e divieti. Viene recando una coppa colma di pace. Gesù non porta precetti nuovi, ma una promessa: il regno di Dio è iniziato ed è pace e gioia nello Spirito.

«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Imparate dal mio cuore. Cristo si impara accogliendo il Suo cuore, cioè il modo di amare. Il maestro è il cuore.

La pace si impara. La pienezza della vita si impara! A vivere si impara, imparando il cuore di Dio. E la scuola è la vita di Gesù, quest’uomo senza poteri, liber
come il vento, leggero come la luce, dignitoso e alto, che nulla e nessuno ha mai potuto piegare. Imparate dal mio modo di amare: umile, senza arroganza e mite, senza violenza.

Cosa ristora la nostra esistenza? Un amore umile e mite, una relazione di pace, serenità diffusa nell’arsura del vivere.

Dal Crocifisso una grande lezione per tutti, bambini e anziani, donne e uomini, preti e religiosi, per coloro che ci sentono intelligenti, ma che corrono il rischio di restare degli analfabeti del cuore.

«Prendete su di voi il mio giogo. Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero». Nel linguaggio della Bibbia «giogo» indica la legge: «Prendete su di voi la mia legge». Prendete su di voi l’amore, è un peso leggero, è una presenza amabile, che non ferisce il cuore, non colpisce ciò che è al cuore dell’uomo, ma è instancabile nel generare, partorire, curare, confortare, dare ristoro.

Dal Crocifisso per noi: prendetevi cura, con tenerezza e serietà, di voi stessi, degli altri e del creato, diffondete la combattiva tenerezza di Dio …

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2017 N 27

Echi Di Vita N°27 – UN EVENTO IMPORTANTE …

Eccoci a celebrare la festa del Crocifisso 2017!

Seguiamo così i passi dei padri che hanno tracciato il cammino di questa Città e ci hanno consegnato questa devozione come una perla da custodire e far brillare.

E ciò dimostra che il popolo di Isola del Liri non vuole dimenticare, desidera ancora porsi sotto la protezione del Salvatore, sentendo viva nel suo cuore la promessa di benedizione e di amorevole cura: “Proteggerò questa città”. Isola del Liri continua a fare memoria e a ringraziare! Il nostro popolo -senza alcuna distinzione di ceto e di condizione- si è sempre rivolto con fede al Crocifisso, contemplando questa immagine di sofferenza e amore! Quante volte essa ha comunicato perdono, tenerezza e consolazione a cuori distrutti, oppressi dal peccato, affranti dagli eventi della guerra, impauriti dalle scosse del terremoto!

Quella immagine dice quanto Dio ha fatto per noi!
Quella immagine dice fino a che punto può arrivare l’amore!
Quella immagine desta la nostra attenzione e chiede ad ognuno di noi cosa possiamo fare nella quotidianità terrena del tempo che il Signore ci concede di vivere!

Ancora una volta, come nel passato, le braccia di Gesù distese sul legno della Croce ci accolgono tutti.

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