Author : E. Redazione

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San Lorenzo Martire ® - 15_11 22 - Concerto Santa Cecilia - 001

S. CECILIA E S. LORENZO, UN BINOMIO ALL’INSEGNA DELLA MUSICA

Domenica 22 novembre la città di Isola del Liri ha vissuto una serata di grande musica, grazie all’impegno del Comune, della Parrocchia S. Lorenzo e soprattutto dell’Accademia Musicale Isolana, protagonista assoluta della bella manifestazione in onore di S. Cecilia, la giovane martire romana considerata patrona della musica.
Un plauso va al Maestro Sandro Taglione e alla sua “bacchetta” capace di armonizzare suoni e cuori della sua Orchestra giovanile “I Metronomi impazziti” e della Banda Comunale “Luigi Macciocchi”, che hanno fatto della chiesa di S. Lorenzo un “paradiso”di musica e canto.
Sono stati proprio loro, infatti, ad animare in maniera mirabile la celebrazione eucaristica della sera, presieduta da don Alfredo, e al termine hanno dato vita ad un concerto ricco e vario, che ha spaziato da Harold Arlen a Bizet e Mozart, passando per Carnevali, Tuner, Fagan, Pusceddu e Tiso.
Un vero successo per i concertisti e per l’intero paese, come hanno sottolineato nei loro interventi don Dante Gemmiti, parroco di S. Maria dei Fiori ed il Sindaco Vincenzo Quadrini -presente con la sua signora ed una rappresentanza dell’Amministrazione Comunale- perché quando si lavora in sinergia, attenti alle persone ed ai valori veri della vita, vengono a cadere muri e contrapposizioni che fanno solo male alla società. E la musica non ha barriere, non ha colori, non innalza vessilli, perché il suo è un linguaggio universale, che parla ai cuori ed arricchisce l’animo umano.

San Lorenzo Martire ® - 15_11 22 - Concerto Santa Cecilia - 000

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San Lorenzo Martire - 15_11 17 - Calendario peregrinatio - Immagine

LA PEREGRINATIO DELLA MADONNA DI NAZARETH

In preparazione alla Festa della Madonna di Loreto, patrona di Isola del Liri, la Comunità parrocchiale di S. Lorenzo ha pensato ad una “peregrinatio” del’immagine, recentemente restaurata, della Madonna di Nazareth.

La Vergine bruna sarà accompagnata dai portatori e dai volontari della parrocchia nei luoghi dove vivono o sono presenti anziani e malati, secondo il seguente calendario:

Sabato 28 Novembre 2015

dopo la Messa vespertina delle ore 17.00 la sacra immagine andrà “pellegrina” presso la casa delle Suore Povere Figlie della Visitazione in Via Selva, ove resterà fino a lunedì pomeriggio

Lunedì 30 Novembre ore 15.00

Trasferimento della sacra immagine presso la Salus in Via Valcatoio

recita del S.Rosario e permanenza della statua fino a martedì pomeriggio

Martedì 1 dicembre ore 15.00

Trasferimento della sacra immagine presso il Centro Anziani in Via Granciara

recita del S.Rosario e permanenza della statua fino a mercoledì pomeriggio

Mercoledì 2 dicembre ore 15.00

Trasferimento della sacra immagine presso la Chiesa del Divino Amore a Capitino

recita del S.Rosario e permanenza della statua fino a giovedì pomeriggio

Giovedì 3 dicembre ore 15.00

Trasferimento della sacra immagine presso la Clinica S. Teresa in Via Nazionale

recita del S.Rosario e permanenza della statua fino a venerdì pomeriggio

Venerdì 4 dicembre ore 15.00

Trasferimento della sacra immagine presso l’Hospice “Casa delle farfalle” in Via Ospedale

recita del S.Rosario e permanenza della statua fino a sabato pomeriggio

Sabato 5 Dicembre ore 15.00

Trasferimento della sacra immagine nella Casa delle Suore della Carità in Via Napoli

recita del S.Rosario e permanenza della statua fino a domenica pomeriggio

 

Maria “si alzò e andò in fretta” dalla cugina Elisabetta,

ci dice il Vangelo di Luca (1, 39).

Anche noi alziamoci e andiamo in fretta da Lei

e con Lei dai nostri anziani e malati.

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San Lorenzo Martire - 15_11 16 - Cantate a Dio con arte nel giubilo - Santa Cecilia

CANTARE A DIO CON ARTE NEL GIUBILO

Cantate a Dio con arte nel giubilo

«Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate. Cantate al Signore un canto nuovo!»

(Sal 32, 2.3).

 

Spogliatevi di ciò che è vecchio ormai; avete conosciuto il nuovo canto. Un uomo nuovo, un testamento nuovo, un canto nuovo.

Il nuovo canto non si addice ad uomini vecchi.

Non lo imparano se non gli uomini nuovi, uomini rinnovati, per mezzo della grazia, da ciò che era vecchio, uomini appartenenti ormai al nuovo testamento, che è il regno dei cieli.

Tutto il nostro amore ad esso sospira e canta un canto nuovo. Elevi però un canto nuovo non con la lingua, ma con la vita.

 

Cantate a lui un canto nuovo,

cantate a lui con arte (cfr. Sal 32, 3).

Ciascuno si domanda come cantare a Dio. Devi cantare a lui, ma non in modo stonato. Non vuole che siano offese le sue orecchie.

 

Cantate con arte, o fratelli.

Quando, davanti a un buon intenditore di musica, ti si dice: Canta in modo da piacergli; tu, privo di preparazione nell’arte musicale, vieni preso da trepidazione nel cantare, perché non vorresti dispiacere al musicista; infatti quello che sfugge al profano, viene notato e criticato da un intenditore dell’arte.

Orbene, chi oserebbe presentarsi a cantare con arte a Dio, che sa ben giudicare il cantore, che esamina con esattezza ogni cosa e che tutto ascolta così bene?

Come potresti mostrare un’abilità così perfetta nel canto, da non offendere in nulla orecchie così perfette?

Ecco egli ti dà quasi il tono della melodia da cantare: non andare in cerca delle parole, come se tu potessi tradurre in suoni articolati un canto di cui Dio si diletti.

 

Canta nel giubilo.

Cantare con arte a Dio consiste proprio in questo: Cantare nel giubilo.

Che cosa significa cantare nel giubilo?

Comprendere e non saper spiegare a parole ciò che si canta col cuore.

Coloro infatti che cantano sia durante la mietitura, sia durante la vendemmia, sia durante qualche lavoro intenso, prima avvertono il piacere, suscitato dalle parole dei canti, ma, in seguito, quando l’emozione cresce, sentono che non possono più esprimerla in parole e allora si sfogano in una modulazione di note.

Questo canto lo chiamiamo «giubilo».

Il giubilo è quella melodia, con la quale il cuore effonde quanto non gli riesce di esprimere a parole.

E verso chi è più giusto elevare questo canto di giubilo, se non verso l’ineffabile Dio?

Infatti è ineffabile colui che tu non puoi esprimere. E se non lo puoi esprimere, e d’altra parte non puoi tacerlo, che cosa ti rimane se non «giubilare»?

Allora il cuore si aprirà alla gioia, senza servirsi di parole, e la grandezza straordinaria della gioia non conoscerà i limiti delle sillabe.

Cantate a lui con arte nel giubilo!

(cfr. Sal 32,3).

 

Dal “Commento sui salmi

di Sant’ Agostino, vescovo

(Sal32, Disc.1,7-8; CCL 38, 253-254)

Cosa sappiamo di S. Cecilia?

Cecilia, nobildonna romana, benefattrice dei Pontefici e fondatrice di una delle prime chiese di Roma, visse fra il II e III secolo.

Data in sposa al nobile Valeriano, si narra nella sua “Passio” che il giorno delle nozze la santa cantava nel suo cuore: «conserva o Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo, affinché non resti confusa», mentre –secondo una traduzione del testo- si sentivano suoni di organo.

Per questo particolare è stata scelta come patrona dei musicisti.

Confidato allo sposo il suo voto di castità, egli si convertì al Cristianesimo e la prima notte di nozze insieme al fratello ricevette il Battesimo dalle mani del papa Urbano I.

Cecilia aveva un dono particolare: riusciva ad essere convincente e convertiva.

Le autorità romane catturarono prima Valeriano, che venne torturato e decapitato; poi Cecilia fu condannata al rogo, ma, dopo un giorno e una notte, il fuoco non la molestò.

Si narra che la Santa “invece di morire cantava lodi al Signore”. Si decise, quindi, di decapitarla: fu colpita tre volte, ma non morì subito e agonizzò tre giorni.

Molti cristiani che lei aveva convertito, andarono ad intingere dei lini nel suo sangue, mentre Cecilia non desisteva dal fortificarli nella Fede.

Quando la martire morì, papa Urbano I, sua guida spirituale, con i suoi diaconi, prese di notte il corpo e lo seppellì con gli altri papi e fece della casa di Cecilia una chiesa.

 

Festa di S. Cecilia – 22 novembre 2015

 

Parrocchia S. Lorenzo m.
Isola del Liri

 

A tutte le espressioni canore della Città, perché cantino con amore la misericordia di Dio

Don Alfredo

 

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LA PARROCCHIA CAMMINA INSIEME - Foto

LA PARROCCHIA CAMMINA INSIEME …

… veramente, fuor di metafora!

 

Poteva sembrare una proposta peregrina, buttata lì per caso nell’incontro dei genitori in parrocchia domenica 8 novembre ed invece si è rivelata, anche questa, vincente.

C’è voluto poco per lanciarla, qualche volantino giallo dato in mano ai ragazzi nelle ore di catechismo e soprattutto il tam-tam per strada, fuori la scuola, al bar. E così domenica scorsa alle 14,30 –orario anche questo un po’ peregrino o addirittura avventato, col pranzo fatto in tutta fretta e la cucina forse ancora da riassettare- tante mamme e papà, ma anche un po’ di nonni, con figli e nipoti in grado –e con voglia!- di camminare si sono ritrovati con don Alfredo e quasi tutte le catechiste davanti al cancello del Parco fluviale a Isola del Liri proprio per… camminare insieme.

Il tragitto era allettante, anche se all’andata c’era la salita fare, ma si era ancora freschi e riposati. Inerpicatisi per il sentiero che porta sulla collina di S. Sebastiano, si è giunti presto alle antenne, dove si è preso un po’ di fiato. Poi, raggiunta la chiesa dedicata al Santo martire trafitto da frecce, si è sostato all’aperto per uno sguardo al meraviglioso panorama che si stendeva tutt’intorno e per una preghiera a Maria accompagnata da un canto gioioso dei bambini.

Quindi, giù per la strada asfaltata tra ulivi ancora rigogliosi di frutti e altri che venivano potati, fino al bivio che porta al Giardino dello Sport. Qui la scelta di girare a sinistra per tornare in paese e invece no, la proposta si fa ancora più ampia: andare a destra e poi a sinistra, percorrere il sentiero che porta alla Granciara per un tuffo ancora tra il verde dei campi e l’azzurro del cielo, straordinariamente limpido e luminoso.

Dopo due ore di cammino, scoprendo posti talora sconosciuti agli stessi Isolani e non solo i più piccoli, l’allegra comitiva si è salutata, contenta dell’esperienza fatta e pronta a farne altre simili o ancora più belle. Ma già ce n’è una in programma: la gita a Napoli dell’ultima domenica di novembre e poi… si vedrà!

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San Lorenzo Martire - Apri il tuo cuore - DSC_0121

APRI IL TUO CUORE

Metti un pomeriggio di domenica, metti una domenica di novembre, metti un novembre bello, caldo e assolato… è il risultato è assicurato. Per una castagnata? No! Per andare in cerca di funghi? No!! Per incontrarsi in parrocchia, genitori e figli, con il parroco e con le catechiste.

Bambini e ragazzi sono arrivati alla spicciolata, accompagnati da mamma e papà con sorelline e fratellini al seguito, poi mentre i grandi si sono fermati nella Sala Agape con don Alfredo, i piccoli sono sfilati via verso la vicina sala delle Piccole Francescane. E lì, seduti a terra in un cerchio che si faceva via via più grande, perché altri si aggiungevano, hanno animato la festa tutta imperniata sul “cuore”, principio e fonte di vita, sede di affetti e sentimenti, ma anche impegno e volontà. E loro lo hanno espresso giocando e scrivendo dentro un cuore tutto rosso a chi e a che cosa “aprivano il loro cuore”.

I minuti e le ore sono volate via in fretta ed è giunto il tempo per tornare, tenendo in mano con palloncino a forma di cuore, da mamma e papà, che intanto con don Alfredo si erano interrogati sull’arte dell’educare alla vita come vocazione, secondo il decalogo stilato dal nostro Vescovo nella lettera “CHI-AMATI a rispondere: Creati per amore, nati per amare”: 1. Mettere in vita e mettere in luce. 2. Diventare genitori autorevoli. 3. Rispondere dei figli rispetto al mondo. 4. Smascherare il mito dell’eterna giovinezza. 5. Volere bene e volere il bene. 6. Favorire la singolarità del figlio. 7. Bocciare ogni ingranaggio economico. 8. Superare una felicità utilitaristica. 9. Felici della felicità dei figli. 10. Provocare alla trascendenza.

Tutti temi che meriterebbero una riflessione più approfondita, ma non mancheranno occasioni per tornarci sopra con efficacia e risposte concrete.

Il bel pomeriggio, mite e accogliente, ha permesso di allestire fuori all’aperto una lunga tavolata per una cioccolata calda, una bibita e dolcetti a forma di cuore, ovviamente!

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Marco Schirinzi - San Lorenzo - Foto 02

CHIESA COLLEGIATA E PARROCCHIALE DEDICATA A S. LORENZO MARTIRE

La costruzione ebbe inizio intorno agli anni 1630, quando i Duchi Boncompagni trasferirono la Parrocchia dal Parco ai piedi del Castello.

L’impianto, a croce latina con crociera sormontata da cupola, è di stile barocco. L’architetto che l’ha progettata e realizzata sembra essere stato un certo Rotari, di origine lombarda, ma molto vicino nell’impostazione architettonica e nella realizzazione ai modi del Bernini con alcuni richiami del Borromini.

La facciata della Chiesa è un rifacimento ottocentesco che ha visto riadoperare tutta la parte architettonica in pietra della soppressa chiesa conventuale di S. Maria della Forme dei Padri Carmelitani, sita fino all’epoca napoleonica nella parte superiore della città, trasformata in Cartotecnica ora in disuso.

Le due statue dei Santi Pietro e Paolo sono opera dell’artista arpinate Ranaldi e furono realizzate nel 1960, mentre il portone di bronzo, dello stesso autore, messo in opera due anni più tardi, raffigura nelle formelle scene della vita di S. Lorenzo e simboli sacri.

A destra della vetrata una meridiana della ditta Trebino di Uscio (GE) porta una scritta in latino sulla fugacità del tempo e la triangolazione astronomica centrata sul 10 Agosto, dies natalis del Santo protettore della città.

All’interno sono da ammirare in primo luogo i due grandiosi altari della crociera, che imitano in qualche modo quello realizzato dal Bernini nella Chiesa parrocchiale di Castelgandolfo. Dai fregi che arricchiscono la grandiosità dei due altari si rileva, attraverso il simbolismo, la loro fondazione e origine da parte dei Boncompagni: l’aquila con il dragone dalla coda resecata, nell’altare del SS. Sacramento, simbolo dei Boncompagni e l’aquila con il leopardo, nell’altare del Rosario, simbolo dei Santafiora, da cui discendeva la consorte del primo Duca, Giacomo.

Lungo la navata centrale sono erette sei cappelle, alcune delle quali ammirevoli per gli stucchi seicenteschi e settecenteschi. Degna di nota la piccola e preziosa cappella della Patrona del paese, la Madonna di Loreto, realizzata nel Settecento e restaurata e abbellita nel 1988.