Author : E. Redazione

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 50

Echi di Vita N°50 – BRUCERA’ LA PAGLIA CON UN FUOCO INESTINGUIBILE

La morale che Giovanni il Battista insegna al popolo è solo la via per giungere fino a Cristo Gesù. È quella conversione basilare che apre il cuore ad accogliere la luce vera che viene dal Messia.

L’amore inizia con il dare una tunica a chi non ce l’ha o con l’offrire da mangiare a chi è affamato. Si manifesta con il non maltrattare e non estorcere niente a nessuno. Con l’accontentarsi delle proprie paghe, con il non esigere più di quanto è stato fissato.

Per ogni categoria, ogni professione, ogni ministero vi è un minimo che mai si deve omettere. Nell’omissione non si cammina verso Cristo. Vi è stagnazione nella falsità. Si vive di una immoralità che potrebbe non avere limiti.

Quando il minimo della giustizia tra gli uomini non viene osservato, quando l’amore basilare viene trascurato, il cuore inizia il suo indurimento. Quando esso diviene di pietra, non c’è più limite
né per l’immoralità né per l’idolatria. Con il cuore duro l’uomo è capace di qualsiasi abominio, nefandezza, malvagità. Il minimo della moralità va sempre richiesto.

Dal minimo si deve sempre partere. Chi è corpo di Cristo vive da vero corpo di Cristo, si nutre di Eucarisa, abita nello Spirito Santo, non sente il peso della morale di Gesù. È una morale dolce,
soave, leggera.

Quella di Gesù sarà una morale per un uomo che sarà battezzato in Spirito Santo e fuoco. Ci battezzerà nel fuoco dell’amore divino che dovrà bruciare in ogni vizio, peccato, in modo da poter manifestare la bellezza della divina carità nelle parole e nelle opere, in ogni luogo e in ogni tempo.

Egli è Dio nella sua Persona e natura divina. Per questo è più grande di Giovanni, più forte, tanto forte da non essere degno neanche di slegare i lacci dei suoi sandali. Il Padre ha costituito il suo Messia giudice universale.

Lui domani separerà grano e paglia. Il grano lo porrà nei suoi granai. La paglia la brucerà con fuoco inestinguibile.

Tolto Cristo nella sua verità umana, eterna, divina, universale, nulla più rimane, né la Chiesa né la sua religione.

Tutto viene inghiotito dalla falsità. Per questo noi attendiamo la vera salvezza.

 

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 49

Echi di Vita N°49 – E’ LA PAROLA DI DIO CHE CAMBIA LA NOTRA STORIA.

Luca dà inizio al racconto dell’avità pubblica di Gesù con una pagina solenne, un lungo elenco di re e sacerdo, che improvvisamente subisce un dirottamento.

Un sassolino del deserto cade dentro l’ingranaggio collaudato della storia e ne muta il passo: la Parola di Dio venne su Giovanni nel deserto.

Chi conta nella storia?

Erode sarà ricordato solo perché ha tentato di uccidere quel Bambino; Pilato perché l’ha condannato a morte.

Nella storia conta davvero chi comincia a pensare pensieri buoni, i pensieri di Dio.

La parola di Dio venne su Giovanni, nel deserto. Ma la parola di Dio viene ancora, è sempre in volo in cerca di uomini e donne dove porre il suo nido, di gente semplice e vera. Perché nessuno
è così piccolo o così peccatore, nessuno conta così poco da non poter diventare profeta del Signore.

«Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi seneri. Ogni burrone sarà riempito, ogni monte abbassato; le vie tortuose diventeranno dirie e quelle impervie, spianate».

La voce dipinge un paesaggio aspro e difficile, che ha i tra duri e violen della storia: le montagne invalicabili sono quei muri che tagliano in due villaggi, case e olive; i burroni scoscesi sono le trincee scavate per non offrire bersaglio e per meglio uccidere; sono l’isolarsi per paura…

È anche la nostra geografia interiore, una mappa di ferite mai guarite, di abbandoni patiti o inflitti.

Il profeta però vede oltre, vede strade che corrono diritte e piane, burroni colmati, monti spianati. Per il viaggio mai finito dell’uomo verso l’uomo, dell’uomo verso il suo cuore. E soprattutto di Dio verso l’uomo.

Un’opera imponente e gioiosa, e a portarla a compimento sarà Colui che l’ha iniziata.

L’esito è certo, perché il profeta assicura: «Ogni uomo vedrà la salvezza». Ogni uomo? Sì, esattamente questo: ogni uomo. Dio viene e non si fermerà davanti a burroni o montagne, e neppure davanti al mio contorto cuore. Raggiungerà ogni uomo, gli porrà la sua Parola nel grembo, potenza di parto di un mondo nuovo e felice, dove tuo ciò che è umano trovi eco nel cuore di Dio.

 

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 48

Echi di Vita N°48 – TEMPO DI AVVENTO, VIENE IL LIBERATORE

L’Avvento è il tempo che prepara nascite, il tempo di santa Maria nell’aesa del parto, tempo delle donne: solo le donne in aesa sanno cosa significhi davvero aendere.

Ma non si aende solo la nascita di Gesù.

Ci saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia…

Il Vangelo ci prende per mano, ci porta fuori dalla porta di casa, a guardare in alto, a percepire il cosmo pulsare aorno a noi, a senrci parte di una immensa vita. Che pasce, che soffre, che si contorce come una partoriente, ma per produrre vita.

Ogni tempo di crisi può portare a un nuovo modo di vivere la fede, più essenziale, libero e convinto, pieno di cuore e di verità. È il nostro ao di fede: il regno di Dio viene, ed è più vicino oggi di
ieri.

Il Vangelo d’Avvento ci aiuta a non smarrire il cuore, a non appesanrlo di paure e delusioni: «state aen     a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano».

Ci sarà sempre un momento in cui ci senremo col cuore pesante, scoraggia, ma non può esserci disperazione finché ricordi perché sei venuto sulla terra, di chi sei al servizio, chi  ha mandato qui. E chi sta venendo: allora vedranno il Figlio dell’uomo venire con grande potenza e gloria.

Questo mondo conene Lui! Che Viene, che è qui, che è più grande di noi; c’è un Liberatore, in cammino su tue le strade.

Alzatevi, guardate in alto e lontano, perché la vostra liberazione è vicina. Uomini e donne in piedi, a testa alta,
occhi al e liberi: così il Vangelo vede i discepoli. Gente dalla vita verticale. Il Vangelo ci insegna a leggere il presente e la storia come grembo di futuro, a non fermarci all’oggi, ma a guardare
avanti: questo mondo porta un altro mondo nel grembo.

Un mondo più buono e più giusto, dove Dio viene, vicino come il respiro, vicino come il cuore, vicino come la vita.

 

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 47

Echi di Vita N°47 – IL SIGNORE GESU’ RE DELL’UNIVERSO.

Un regno che libera, un re che si fa servitore.
Due re, uno di fronte all’altro. Pilato, la massima autorità civile e militare in Israele, il cui potere supremo è di infliggere la morte; Gesù che invece ha il potere, materno e creatore, di dare la vita in pienezza. Chi dei due è più libero, chi è più uomo? Pilato, circondato dalle sue legioni, prigioniero delle sue paure, oppure Gesù, un re disarmato che la verità ha fatto libero; che non ha paura, non fa paura, libera dalla paura, che insegna a dipendere solo da ciò che ami? Mi commuove ogni volta il coraggio di Gesù, la sua statura interiore, non lo vedi mai servile o impaurito, neppure davanti a Pilato, è se stesso fino in fondo, libero perché vero.
Dunque tu sei re? Pilato cerca di capire chi ha davanti, quel Galileo che parla e agisce in modo da non lasciare indifferente nessuno. La riposta: Sì, ma il mio regno non è di questo mondo. Forse riguarda un domani, un al di là?
I regni della terra, si combattono, il potere di quaggiù ha l’anima della guerra, si nutre di violenza. Gesù invece non ha mai assoldato mercenari, non ha mai arruolato eserciti, non è mai entrato nei palazzi dei potenti, Il suo regno è differente non perché si disinteressa della storia, ma perché entra nella storia perché la storia diventi tutt’altra da quello che è.
I servi dei re combattono per loro. Nel suo regno accade l’inverso, il re si fa servitore: non sono venuto per essere servito, ma per servire. Non spezza nessuno, spezza se stesso; non versa il sangue di nessuno, versa il suo sangue; non sacrifica nessuno, sacrifica se stesso per i suoi servi.
Pilato non può capire, prende l’affermazione di Gesù: io sono re, e ne fa il titolo della condanna, l’iscrizione derisoria da inchiodare sulla croce: questo è il re dei giudei. Voleva deriderlo e invece è stato profeta: il re è visibile là, sulla croce, con le braccia aperte, dove dona tutto di sé e non prende niente. Dove muore ostinatamente amando. E Dio lo farà risorgere, perché quel corpo spezzato diventi canale per noi, e niente di quell’amore vada perduto. Pilato poi si affaccia con Gesù al balcone della piazza, al balcone dell’universo, lo presenta all’umanità: ecco l’uomo! E intende dire: ecco il volto alto e puro dell’uomo!

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 46

Echi di Vita N°46 – COSA SARA’ DI NOI, COSA ACCADRA’: IL SIGNORE E’ VICINO!

L’universo è fragile nella sua grande bellezza: in quei giorni, il sole si oscurerà, la luna si spegnerà, le stelle cadranno dal cielo…

Eppure non è questa l’ultima verità delle parole di Gesù: se ogni giorno c’è un mondo che muore, ogni giorno c’è anche un mondo che nasce, un germoglio che spunta, foglioline di fico che
annunciano l’estate.

Quante volte si è spento il sole, le stelle sono cadute a grappoli dal nostro cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni: una disgrazia, una delusione, la morte di una persona cara, una sconfitta
nell’amore. Fu necessario ripartire, un’infinita pazienza di ricominciare, guardare oltre l’inverno,
all’estate che inizia con il quasi niente.
Gesù non ama la paura, vuole raccontare non la fine, ma il fine della storia: Dio è vicino, è
qui; bello, vitale e nuovo come la primavera del cosmo.
Dalla pianta di fico imparate: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete
che l’estate è vicina. Gesù ci porta alla scuola delle piante, del fico, del germoglio, perché le
leggi dello spirito e le leggi profonde della creazione coincidono.
Imparate dalla sapienza degli alberi: quando il ramo si fa
tenero, l’intenerirsi del ramo lo puoi percepire toccando; l’ammorbidirsi
per la linfa che riprende a gonfiare i suoi piccoli canali non è
all’occhio che si rivela, ma al tatto: vai vicino, tocca con mano.
Toccate. Guardate. Anzi: contemplate. Voi capite che l’estate è
vicina.
Così anche voi sappiate che egli è vicino, alle porte. Da una
gemma imparate il futuro di Dio: che sta alla porta, e bussa; viene
non come un dito puntato, ma come un abbraccio; non portando
un’accusa, ma un germogliare di vita.

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 45

Echi di Vita N°45 – IN QUEGLI SPICCIOLI TUTTA LA VITA.

Il Vangelo mette a confronto due magisteri: quello degli scribi, teologi e giuristi importanti, e quello di una vedova povera e sola; ci porta alla scuola di una donna senza più difese e la fa maestra di vita. Gli scribi sono identificati per tre comportamenti: per come appaiono (passeggiano in lunghe vesti) per la ricerca dei primi posti nella vita sociale, per l’avidità con cui acquisiscono beni: divorano le case delle vedove, insaziabili e spietati. Tre azioni descritte con i verbi che Gesù rifiuta: apparire, salire e comandare, avere. Sintomi di una malattia devastante, inguaribile, quella del narcisismo.

Gesù contrappone un Vangelo di verbi alternativi: essere, discendere, servire e donare. Lo fa portandoci in un luogo che è quanto di più estraneo al suo messaggio si possa immaginare: in faccia al tesoro del tempio; e lì, seduto come un maestro, osserva come la gente getta denaro nel tesoro: “come” non “quanto”.

I ricchi gettavano molte monete, Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine. Due spiccioli, un niente, ma pieno di cuore.

Gesù se n’è accorto, unico; chiama a sé i discepoli, li convoca, erano con la testa altrove, e offre la sua lettura spiazzante e liberante: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Gesù non bada alla quantità di denaro. Conta quanto peso di vita c’è dentro, quanto cuore, quanto di lacrime, di speranza, di fede è dentro due spiccioli.

L’uomo per star bene deve dare. È la legge della vita, siamo progettati così. Questa capacità di dare, e dare come un povero non come un ricco, ha in sé qualcosa di divino! Tutto ciò che è fatto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

Un dare generoso e senza ritorno: lo sa bene la vedova, la sua mano getta, dona con gesto largo, sicuro, generoso, convinto, anche se ciò che ha da donare è pochissimo. Ma non è la quantità che conta, conta sempre il cuore, conta l’investimento di vita.

La fede della vedova è viva e la fa vivere. Non le dà privilegi né le riempie la borsa, ma le allarga il cuore e le dà la gioia di sentirsi figlia di Dio, così sicura dell’amore del Padre da donare tutto il poco che ha.

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 44

Echi di Vita N°44 – TU AMERAI!

Qual’è, nella Legge, il più grande comandamento? Lo sapevano tu in Israele qual era: il terzo, quello che prescrive di sanficare il Sabato, perché anche Dio lo aveva osservato (Genesi 2,2).

La risposta di Gesù, come al solito, spiazza e va oltre: non cita nessuna delle dieci parole, ma colloca al cuore del Vangelo la stessa cosa che sta nel cuore della vita: tu amerai.

Un verbo al futuro, come per un viaggio mai finito che è desiderio, attesa, profezia di felicità per ognuno. Il percorso della fede inizia con un «sei amato» e si conclude con un «amerai». In mezzo germoglia la nostra risposta al corteggiamento di Dio.

Amerai Dio con tutto il tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso. Gesù non aggiunge nulla di nuovo: la prima e la seconda parola sono già scrittoe nel Libro.

La novità sta nel fatto che le due parole fanno insieme una sola parola, la prima.

L’averle separate è l’origine dei nostri mali, dei fondamentalismi, di tutte le arroganze, del triste individualismo.

Ma amare che cosa? Amare l’Amore stesso. Se amo Dio, amo ciò che lui è: vita, compassione, perdono, bellezza; ogni briciola di pane buono, un atto di coraggio, un abbraccio rassicurante, un’intuizione illuminante, un angolo di armonia. Amerò ciò che Lui più ama: l’uomo, di cui è orgoglioso.

Ma amare come? Mettendosi in gioco interamente. Lasciando risuonare e agire la forza di quell’aggevo «tuo», ribadito quattro volte. Il tutto di cuore, mente, anima, forza. Noi pensiamo
che la santità consista nella moderazione delle passioni. L’unica misura dell’amore è amare senza misura.

Amerai con tuo, con tuo, con tuo. Non c’è altra risposta al desiderio profondo di felicità dell’uomo, nessun’altra risposta al male del mondo che questa soltanto: amerai Dio e il prossimo.
(Nella foto l’altare di S. Lorenzo addobbato per la festa di Tutti Santi)

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 43

Echi di Vita N°43 – CREDERE FA BENE, CRISTO GUARISCE TUTTA L’ESISTENZA

Un ritratto tracciato con tre pennellate: cieco, mendicante, solo. Un mendicante cieco: l’ultimo della fila, un naufrago della vita, un relitto inchiodato nel buio sul ciglio di una
strada di Gerico. Poi improvvisamente tutto si mette in moto: passa Gesù e si riaccende il motore della vita. Con il Signore c’è sempre un “dopo”.

E Bartimèo comincia a gridare: Gesù, abbi pietà. Non c’è grido più evangelico, non preghiera più umana e bruciante: pietà dei miei occhi spenti, di questa vita perduta.

Ma la folla fa muro al suo grido: taci! Il grido di dolore è fuori luogo. Terribile pensare che davanti a Dio la sofferenza sia fuori luogo, che il dolore sia fuori programma. Eppure per tanti di noi è così, da sempre, perché i poveri disturbano, ci mostrano la faccia oscura e dura della vita, quel luogo dove non vorremmo mai essere e dove temiamo di cadere.

Invece il cieco sente che un altro mondo è possibile, e che Gesù ne possiede la chiave.

Infatti il rabbi ascolta e risponde, ascolta e rilancia. E si libera tutta l’energia della vita.

Notiamo come ogni gesto da qui in avanti sembra eccessivo, esagerato: Bartimèo non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi.

Anzi il cieco comincia a guarire prima di tutto nella compassione di Gesù, nella voce che lo accarezza. Guarisce come uomo, prima che come cieco. Perché qualcuno si è accorto di lui. Qualcuno lo tocca, anche solo con la voce. Ed egli esce dal suo naufragio umano: l’ultimo comincia a riscoprirsi uno come gli altri, inizia a vivere perché chiamato con amore.

La guarigione di Bartimèo prende avvio quando «balza in piedi» e lascia ogni sostegno, per precipitarsi, senza vedere, verso quella voce che lo chiama: guidato, orientato solo dalla parola di Cristo.

Anche noi cristiani ci orientiamo nella vita come il cieco di Gerico, senza vedere, solo sull’eco della Parola di Dio, che continua a seminare occhi nuovi: un nuovo modo divedere gli altri, le cose, noi stessi.

 

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 42

N°42 – COME GESU’ CHI VUOLE ESSERE GRANDE SIA SERVITORE

Giovanni, non un apostolo qualunque ma il preferito, il più vicino, il più intuitivo, chiede per sé e
per suo fratello i primi posi. E l’intero gruppo dei dieci immediatamente si ribella, unanime nella
gelosia.

È come se finora Gesù avesse parlato a vuoto: «Non sapete quello che chiedete!».

Ed ecco le parole con cui Gesù spalanca la differenza cristiana: «tra voi non sia così».

I grandi della terra dominano sugli altri… Tra voi non è così!

Credono di governare con la forza… non così tra voi!

Chi vuole diventare grande tra voi. Una volontà di grandezza è innata nell’uomo: il non accontentarsi, il “morso del più”, il cuore inquieto.

Gesù non condanna tutto questo, non vuole nel suo regno uomini e donne incompiuti e sbiaditi,
ma pienamente fioriti, regali, nobili, fieri, liberi.

La santità non è una passione spenta, ma una passione convertita: chi vuole essere grande sia
servitore. Si converta da “primo” a “servo”. Cosa per niente facile, perché temiamo che il servizio sia
nemico della felicità, che esiga un capitale di coraggio di cui siamo privi, che sia il nome difficile, troppo difficile, dell’amore.

Come sarebbe l’umanità se ognuno avesse verso l’altro la premura umile e fattiva di Dio? Se ognuno si inchinasse non davanti al potente ma all’ultimo?

Noi non abbiamo ancora pensato abbastanza a cosa significhi avere un Dio nostro servitore. Il padrone fa paura, il servo no. Cristo ci libera dalla paura delle paure: quella di Dio. Il padrone giudica e punisce, il servo non lo farà mai; non spezza la canna incrinata ma la fascia come fosse un cuore ferito.
Non finisce di spegnere lo stoppino dalla fiamma smorta, ma lo lavora finché ne sgorghi di nuovo il fuoco. Dio non pretende che siamo già luminosi, opera in noi e con noi perché lo diventiam

Se Dio è nostro servitore, chi sarà nostro padrone? Il cristiano non ha nessun padrone, eppure è il servitore di ogni
frammento di vita. E questo non come riserva di viltà, ma come prodigio di coraggio, quello di Dio in noi, di Dio tutto in tuffi.

Don Alfredo Di Stefano

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San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2018 N 41

Echi di Vita N°41 – LA LIBERTA’ CHE IL GIOVANE RICCO NON HA CAPITO

Un tale corre incontro al Signore.

Corre, con un gesto bello, pieno di slancio e desiderio. Ha grandi domande e grandi attese. Vuole sapere
se è vita o no la sua. E alla fine se ne andrà spento e deluso. Triste, perché ha un sogno, ma non il coraggio
di trasformarlo in realtà.

Che cosa ha cambiato tutto? Le parole di Gesù: “Vendi quello che hai, dallo ai poveri, e poi vieni”. I veri beni, il vero tesoro non sono le cose ma le persone.

Per arrivarci, il percorso passa per i comandamenti: non uccidere, non tradire, non rubare.

“Ma tutto questo l’ho sempre fatto. Eppure non mi basta. Che cosa mi manca ancora?”

Il ricco vive la beatitudine degli insoddisfatti, cui manca sempre qualcosa, e per questo possono diventa-
re cercatori di tesori.

Allora Gesù guardandolo, lo amò. Lo ama per quell’eppure, per quella inquietudine che apre futuro e
che ci fa creature di domanda e di ricerca.

Una cosa ti manca, va’, vendi, dona….

Quell’uomo non ha un nome, è un tale, di cui sappiamo solo che è molto ricco. Il denaro si è mangiato il suo nome, per tu* è semplicemente il giovane ricco.

Nel Vangelo altri ricchi hanno incontrato Gesù: Zaccheo, Levi… E hanno un nome perché il denaro non era la loro identità. Che cosa hanno fatto di diverso questi, che Gesù amava, cui si appoggiava con i dodici? Hanno smesso di cercare sicurezza nel denaro e l’hanno impiegato per accrescere la vita attorno a sé.

È questo che Gesù intende: tutto ciò che hai, dallo ai poveri! Più ancora che la povertà, la condivisione. Più della sobrietà, la solidarietà.

Il problema è che Dio ci ha dato le cose per servircene e gli uomini per amarli. E noi, a volte, abbiamo amato le cose e ci siamo serviti degli uomini.

Quello che Gesù propone non è tanto un uomo spoglio di tutto, quanto un uomo libero e pieno di relazioni. Libero, e con cento legami. Come nella risposta a Pietro: “Signore, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa avremo in cambio?”

Avrai in cambio una vita moltiplicata. Che si riempie di volti: avrai cento fratelli e sorelle e madri e figli.

Seguire Cristo non è un discorso di sacrifici, ma di moltiplicazione: lasciare tutto ma per avere tutto. Il Vangelo chiede la rinuncia, ma solo di ciò che è zavorra che impedisce il volo, che trattene la gioia, che non moltiplica la speranza.

 

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