Author : E. Redazione

HomeArticles Posted by E. Redazione (Page 5)
Read More
San Lorenzo Parrocchia IT - Giornalino ECHI DI VITA 2019 N31 - Copertina

2019 – Echi di Vita N°31 – SIAMO VERAMENTE RICCHI SOLO DI CIO’ CHE DONIAMO.

La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: «Come faccio? Ho troppo. Ecco, demolirò i miei magazzini e ne ricostruirò di più grandi». Così potrò accumulare e trattenere.

Il ricco della parabola dice sempre «io» (io demolirò, costruirò, raccoglierò…), usa sempre l’aggettivo possessivo «mio» (i miei beni, i miei raccolti, i miei magazzini, me stesso, anima mia). Nessun altro entra nel suo orizzonte. Uomo senza aperture, senza brecce; non solo privo di generosità, ma privo di relazioni.

La sua non è vita. Infatti: stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta indietro la tua vita.

 

Gesù non evoca la morte come una minaccia per farci disprezzare i beni della terra.

Il Vangelo non contesta il desiderio di godere le brevi gioie della strada come vorrebbe fare il ricco (anima mia, riposati, mangia, bevi, divertiti…).

Gesù non fa come certi predicatori che stendono un velo di triste rifiuto sulle cose del mondo, quasi volessero disamorarci della vita; non dice che il pane non è buono, che il benessere è male. Dice che non di solo pane vive l’uomo. Che anzi, di solo pane, di solo benessere, di sole cose, l’uomo muore. Che la tua vita non dipende da ciò che possiedi, non dipende da ciò che uno ha, ma da ciò che uno dà. La vita vive di vita donata. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo dato via.

 

Ma l’uomo ricco si è creato un deserto attorno. È solo, isolato al centro dei suoi magazzini pieni. Nessun altro è nominato, nessuno in casa, nessun povero alla porta, nessuno con cui condividere la gioia del raccolto. Le persone contano meno dei sacchi di grano. Non vive bene.

Gesù intende rispondere a una domanda globale di felicità che si nutre di almeno due condizioni: non può mai essere solitaria e ha sempre a che fare con il dono.

Vuoi vita piena? Non cercarla al mercato delle cose: le cose promettono ciò che non possono mantenere. Le cose hanno un fondo e il fondo delle cose è vuoto. Cercala dalla parte delle persone. Sposta il tuo desiderio.

 

Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio.

L’alternativa è chiara: chi accumula «per sé», lentamente muore. Chi arricchisce presso Dio, accumulando relazioni buone, donando invece di trattenere, ha trovato il segreto della vita che non muore.

Scarica il giornalino completo: >> ECHI DI VITA 2019 N°31 <<

Read More
San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2019 N 30

2019 – Echi di Vita N°30 – NEL «PADRE NOSTRO» GESU’ CI INSEGNA LA GRAMMATICA DI DIO

Riflessione sul Vangelo
XVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
don Alfredo Di Stefano

Signore, insegnaci a pregare. Pregare è dare a Dio del padre, del papà innamorato dei suoi figli, e non del signore, del re o del giudice. È un Dio che non si impone, ma che sa di abbracci; un Dio affettuoso, vicino, caldo, cui chiedere le poche cose indispensabili per vivere bene.

E chiederle da fratelli, dimenticando le parole “io” e “mio”, perché sono fuori dalla grammatica di Dio. Infatti nella preghiera che Gesù insegna ci sono solo gli aggettivi “tuo” e “nostro“, sono lì come braccia aperte.

E la prima cosa da chiedere è questa: che il tuo nome sia santificato. Il nome di Dio è amore. Che l’amore sia santificato sulla terra, da tutti, in tutto il mondo. Che l’amore santifichi la terra. Se c’è qualcosa di santo in questo mondo, qualcosa di eterno in noi, è la nostra capacità di amare e di essere amati.

La seconda cosa da chiedere: Venga il tuo regno, nasca la terra nuova come tu la sogni. Venga in fretta, prenda forma compiuta il lievito santo che già pulsa e fermenta nel profondo delle cose; che il seme diventi pane, che l’alba diventi meriggio gravido di luce.

E poi la terza cosa, ma viene solo per terza perché senza le prime due non ci basta: Dacci il pane nostro quotidiano. Pane” indica tutto ciò che serve alla vita e alla felicità: donaci il pane e l’amore, entrambi necessari; il pane e l’amore, entrambi quotidiani. Pane per sopravvivere, amore per vivere. E che sia il “nostropane, perché se uno è sazio e uno muore di fame, quello non è il pane di Dio, e il mondo nuovo non viene.

E la quarta cosa: perdona i nostri peccati, togli tutto ciò che pesa sul cuore e lo invecchia, ciò che di me ha fatto male agli altri, ciò che degli altri ha fatto male a me, tutte le ferite che mantengo aperte. Il perdono non si riduce a un colpo di spugna sul passato, ma libera il futuro, apre sentieri, insegna respiri. E noi che adesso conosciamo la potenza del perdono, noi lo doniamo ai nostri fratelli e a noi stessi (com’è difficile a volte perdonarsi certi errori…) per tornare a edificare pace.

E l’ultima cosa: Non abbandonarci alla tentazione. Se ci vedi camminare dentro la paura, la sfiducia, la tristezza, o se ci senti attratti verso ciò che ci fa male, Padre, samaritano buono delle nostre vite, dacci la tua mano e accompagnaci fuori.

Scarica il giornalino completo: >> ECHI DI VITA 2019 N°30 <<

Read More
San Lorenzo Parrocchia - Isola del Liri - Festa del SS. Crocifisso 2019 - Premiazione Debora Bovenga - 003

PREMIAZIONE DELLA III RASSEGNA D’ARTE CULTURALE

Cerimonia di Premiazione della III Rassegna d’Arte e Cultura nell’ambito dei festeggiamenti in onore del SS Crocifisso – Isola del Liri. Selfie di rito prima di andare in scena e tante emozioni con vecchi e nuovi amici!!!…

[gallery link="file" size="medium" ids="3246,3252,3251,3250,3249,3248,3247"]
Read More
San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2019 N 29

2019 – Echi di Vita N°29 – MARTA E MARIA, IL SIGNORE NON CERCA SERVITORI, MA AMICI

Mentre erano in cammino, una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa. Ha la stanchezza del viaggio nei piedi, il dolore della gente negli occhi. Allora riposare nella frescura amica di una casa, mangiare in compagnia sorridente, è un dono, e Gesù lo accoglie con gioia.

Quando una mano gli apre una porta, lui sa che lì dentro c’è un cuore che si è schiuso. Ha una meta, Gerusalemme, ma lui non “passa oltre” quando incontra qualcuno, si ferma. Per lui, come per il buon Samaritano, ogni incontro diventa una meta, ogni persona un obiettivo importante.

A Betania il maestro è accolto da donne che non venivano accolte come discepole dai maestri del tempo. Entra nella loro casa: la casa è scuola di vita, il luogo dove la vita nasce e si conclude, dove celebra le sue feste più belle, dove Dio parla nel quotidiano, nei giorni delle lacrime e in quella della danza dei cuori.

E il Vangelo deve diventare vero non ai margini della vita, ma nel cuore di essa.

Maria, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Sapienza del cuore di donna, intuito che sceglie ciò che fa bene alla vita, ciò che regala pace, libertà, orizzonti e sogni: la Parola di Dio.

A Maria doveva bruciare il cuore quel giorno. Da quel momento la sua vita è cambiata. Maria è diventata feconda, grembo dove si custodisce il seme della Parola, apostola: inviata a donare, ad ogni incontro, ciò che Gesù le aveva seminato nel cuore.

Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose.

Gesù, affettuosamente, rimprovera Marta. E lo fa contraddicendo non il servizio, ma l’affanno; non contestando il cuore generoso, ma l’agitazione.

Quelle parole ripetono a tutti noi: attento a un troppo che è in agguato, a un troppo che può sorgere e ingoiarti, che affanna, che toglie libertà e distoglie dal volto degli altri.

Marta -sembra dirle Gesù- prima le persone, poi le cose.

Non sopporta che sia confinata in un ruolo di servizio, affogata nei troppi impegni: tu, le dice, sei molto di più; tu puoi stare con me in una relazione diversa. Tu puoi condividere con me pensieri, sogni, emozioni, conoscenza, sapienza, Dio.

«Maria ha scelto la parte migliore», si è liberata e ha iniziato dalla parte giusta il cammino che porta al cuore di Dio, dall’ascolto. Perché Dio non cerca servitori, ma amici; non cerca delle persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose, che lo lasci essere Dio.

Scarica il giornalino in PDF: >> ECHI DI VITA 2019 N°29 <<

Read More
San Lorenzo Parrocchia - Isola del Liri - Festa del SS. Crocifisso 2019 - 026

FESTA DEL SS. CROCIFISSO 2019 – [Le Foto di Rosalba Rosati]

Pubblichiamo alcuni scatti, di Rosalba Rosati, della Processione in onore della festa del ‘SS. CROCIFISSO':

[gallery link="file" columns="4" size="medium" ids="3182,3183,3184,3185,3186,3187,3188,3189,3190,3191,3192,3193,3194,3195,3196,3197,3198,3199,3200,3201,3202,3203,3204,3205,3206,3207,3208,3209,3210,3211,3212,3213,3214,3215,3216,3217,3218,3219,3220,3221"]
Read More
San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2019 N 28

2019 – Echi di Vita N°28 – IL SALUTO E L’AUGURIO DEL PARROCO PER LA FESTA DEL SS. CROCIFISSO

Bentornata, seconda Domenica di Luglio! Tu ci rechi la gioia della festa del Crocifisso e ci inviti ad esserne parte viva come cristiani e come cittadini. Nel silenzio e nell’ascolto, nella contemplazione e nella preghiera noi ci poniamo ai piedi del nostro Cristo in croce, consapevoli e convinti che siamo cristiani non perché noi amiamo Dio ma perché Dio ci ama.

L’evangelista Giovanni, nell’affascinante dialogo notturno fra Gesù e Nicodemo, afferma: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Amare è donare, è dare generosamente, illogicamente, dissennatamente. E Dio non può dare nulla di meno di se stesso: la croce ne è il segno tangibile.

Dio ha mandato il Figlio tra noi non per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui. In Gesù noi comprendiamo l’infinitezza dell’amore di Dio. L’umanità non è da Lui giudicata, ma perdonata; il mondo non è da Lui condannato, ma salvato.

E Il Crocifisso è strumento di salvezza, cifra di un amore di cui solo Dio è artefice. Per conoscere Dio dobbiamo inginocchiarci ai piedi della croce, volgere lo sguardo a Colui che hanno trafitto e, come San Francesco nella chiesetta di San Damiano dialogò misticamente col Crocifisso, parliamoGli anche noi, cittadini credenti di Isola del Liri, e chiedamoGli cosa può volere da ciascuno di noi.

Il poverello di Assisi capì che il suo servizio consisteva nel “riparare la casa”, cioè la Chiesa. A noi il Crocifisso dirà di “riparare la nostra città”, fragile nelle relazioni umane, ferita da mille problemi, in alcuni casi sola e indifesa.  Per questo, come vostro Pastore, consegno a tutti voi un programma in tre sole parole per promuovere un cambiamento personale e comunitario: accoglienza, fraternità, speranza.

Accoglienza: Isola del Liri sia una città dove l’accoglienza si fa prossimità e vicinanza, carità e solidarietà. Davanti all’emergenza umanitaria ci attende uno scatto di responsabilità collettiva, capace di inclusione, di reciprocità pur nelle contraddizioni. Continuiamo a scrivere la storia di Isola del Liri, stando tutti insieme accanto agli ultimi e frenando l’impoverimento progressivo con azioni di soccorso per chi sta scivolando nella disperazione o ci è già dentro. Aprire cantieri di carità e di giustizia è la strada per riprendere il volto di comunità civile. Senza accoglienza la nostra Città sarà condannata alla sterilità.

Scarica il giornalino in PDF: >> ECHI DI VITA 2019 N°28 <<

Read More
San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2019 N 27

2019 – Echi di Vita N°27 – NON LA FORZA, MA UN “DI PIU’” DI BENE PER OPPORCI AL MALE

La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano.

Gesù insegna uno sguardo nuovo sull’uomo di sempre: esso è come un campo fertile, lieto di frutti abbondanti. Noi abbiamo sempre interpretato questo brano come un lamento sulla scarsità di vocazioni sacerdotali o religiose. Ma Gesù intona la sua lode per l’umanità: il mondo è buono. C’è tanto bene sulla terra, tanto buon grano. Il seminatore ha seminato buon seme nei cuori degli uomini: molti di essi vivono una vita buona, tanti cuori inquieti cercano solo un piccolo spiraglio per aprirsi verso la luce, tanti dolori solitari attendono una carezza per sbocciare alla fiducia.

Gesù manda discepoli, ma non a intonare lamenti sopra un mondo distratto e lontano, bensì ad annunciare un capovolgimento: il Regno di Dio si è fatto vicino, Dio è vicino.

Guardati attorno, il mondo che a noi sembra avvitato in una crisi senza uscita, è anche un immenso laboratorio di idee nuove, di progetti, esperienze di giustizia e pace.

Questo mondo porta un altro mondo nel grembo, che cresce verso più consapevolezza, più libertà, più amore e più cura verso il creato. Di tutto questo lui ha gettato il seme, nessuno lo potrà sradicare dalla terra. Manca però qualcosa, manca chi lavori al buono di oggi. Mancano operai del bello, mietitori del buono, contadini che sappiano far crescere i germogli di un mondo più giusto, di una mentalità più positiva, più umana. A questi lui dice: Andate: non portate borsa né sacca né sandali… Vi mando disarmati. Decisivi non sono i mezzi, decisive non sono le cose. Solo se l’annunciatore sarà infinitamente piccolo, l’annuncio sarà infinitamente grande.

 

I messaggeri vengono portando un pezzetto di Dio in sé. Se hanno Vangelo dentro, lo irradieranno tutto attorno a loro. Per questo non hanno bisogno di cose. Non hanno nulla da dimostrare, hanno da mostrare il Regno iniziato, Dio dentro. Come non ha nulla da dimostrare una donna incinta: ha un bambino in sé ed è evidente a tutti che vive due vite, che porta una vita nuova. Così accade per il credente: egli vive due vite, nella sua porta la vita di Dio. Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. E non vuol dire: vi mando al macello. Perché ci sono i lupi, è vero, ma non vinceranno. Forse sono più numerosi degli agnelli, ma non sono più forti.  Vi mando come presenza disarmata, a combattere la violenza, ad opporvi al male, non attraverso un di più” di forza, ma con un “di più” di bontà.

La bontà che non è soltanto la risposta al male, ma è anche la risposta al non-senso della vita.

Mons. Alfredo Di Stefano

 

Scarica il giornalino Completo: San Lorenzo Parrocchia © – ECHI DI VITA 2019 N°27

Read More
San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2019 N 26

2019 – Echi di Vita N°26 – PER IL SIGNORE OGNI UOMO VIENE PRIMA DELLE SUE IDEE

È la svolta decisiva del Vangelo di Luca. Il volto trasfigurato sul Tabor, il volto bello diventa il volto forte di Gesù, in cammino verso Gerusalemme. «E indurì il suo volto» è scritto letteralmente, lo rese forte, deciso, risoluto.

Con il volto bello del Tabor termina la catechesi dell’ascolto: “ascoltate Lui” aveva detto la voce dalla nube; con il volto in cammino inizia la catechesi della sequela: “tu, seguimi”.

E per dieci capitoli Luca racconterà il grande viaggio di Gesù verso la Croce. Il primo tratto del volto in cammino lo delinea dietro la storia di un villaggio di Samaria che rifiuta di accoglierlo. Allora Giacomo e Giovanni, i migliori, i più vicini, scelti a vedere il volto bello del Tabor: «Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li bruci tutti?».

Gesù spalanca le menti dei suoi amici: mostra che non ha nulla da spartire con chi invoca fuoco e fiamme sugli altri, fossero pure eretici o nemici, che Dio non si vendica mai.

È l’icona della libertà: difende perfino quella di chi non la pensa come lui. Difende quel villaggio per difenderci tutti. Per lui l’uomo viene prima della sua fede, l’uomo conta più delle sue idee. È l’uomo, e guai se ci fosse un aggettivo: samaritano o giudeo, giusto o ingiusto; il suo obiettivo è l’uomo, ogni uomo.

«Andiamo in un altro villaggio!». Ha il mondo davanti, Lui pellegrino senza frontiere, un mondo di incontri; alla svolta di ogni sentiero di Samaria c’è sempre una creatura da ascoltare, una casa cui augurare pace; ancora un cieco da guarire, un altro peccatore da perdonare, un cuore da fasciare, un povero cui annunciare che è il principe del Regno di Dio. Il volto in cammino fa trasparire la sua fiducia totale, indomabile nella creatura umana; se non qui, appena oltre, un cuore è pronto per il sogno di Dio.

Nella seconda parte del vangelo entrano in scena tre personaggi che ci rappresentano tutti. Le volpi hanno tane, gli uccelli nidi, ma io non ho dove posare il capo. Eppure non era esattamente così. Gesù aveva cento case di amici e amiche felici di accoglierlo a condividere pane e sogni. Con la metafora delle volpi e degli uccelli traccia il ritratto della sua esistenza minacciata dall’istituzione, esposta.

Chi vuole vivere tranquillo e in pace nel suo nido non potrà essere suo discepolo. Chi ha messo mano all’aratro… Un aratore è ciascun discepolo, chiamato a dissodare una minima porzione di terra, a non guardare sempre a se stesso, ma ai grandi campi del mondo. Traccia un solco e nient’altro, forse perfino poco profondo, forse poco diritto, ma sa che poi passerà il Signore a seminare di vita i campi della vita.

Mons. Alfredo Di Stefano

Scarica il giornalino Completo: ECHI DI VITA 2019 N°26

Read More
San Lorenzo Parrocchia - ECHI DI VITA 2019 N 25

2019 – Echi di Vita N°25 – IL MIRACOLO DEL PANE CONDIVISO: AMARE SIGNIFICA DARE

Festa della vita donata, del Corpo e del Sangue dati a noi: partecipare al Corpo e al Sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo. Dio è in noi: il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore e diventiamo una cosa sola.

Gesù parlava alle folle del Regno e guariva quanti avevano bisogno di cure. Parlava del Regno, annunciava la buona notizia che Dio è vicino, con amore. E guariva. Il Vangelo trabocca di miracoli. Gesù tocca la carne dei poveri, ed ecco che la carne guarita, occhi nuovi che si incantano di luce, un paralitico che danza nel sole con il suo lettuccio, diventano come il laboratorio del regno di Dio, il collaudo di un mondo nuovo, guarito, liberato, respirante. E i cinquemila a loro volta si incantano davanti a questo sogno, e devono intervenire i Dodici: “Mandali via, tra poco è buio, e siamo in un luogo deserto”. Si preoccupano della gente, ma adottano la soluzione più meschina: “Mandali via”. Gesù non ha mai mandato via nessuno.

Il primo passo verso il miracolo, condivisione piuttosto che moltiplicazione, è una improvvisa inversione che Gesù imprime alla direzione del racconto: “Date loro voi stessi da mangiare”. Un verbo semplice, asciutto, pratico: date. Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo concreto, fattivo, di mani: dare.

Gli apostoli non possono, non sono in grado, hanno soltanto cinque pani, un pane per ogni mille persone: è poco, quasi niente. Ma la sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso, che passa di mano in mano, diventa sufficiente; che la fine della fame non consiste nel mangiare da solo, voracemente, il proprio pane, ma nel condividerlo, spartendo il poco che hai: due pesci, il bicchiere d’acqua fresca, olio e vino sulle ferite, un po’ di tempo e un po’ di cuore. La vita vive di vita donata.

Tutti mangiarono a sazietà. Quel ‘tutti’ è importante. Sono bambini, donne, uomini. Sono santi e peccatori, sinceri o bugiardi, nessuno escluso, donne di Samaria con cinque mariti e altrettanti divorzi. Nessuno escluso. È volontà di Dio che la Chiesa sia così: capace di insegnare, guarire, dare, saziare, accogliere senza escludere nessuno, capace come gli apostoli di accettare la sfida di mettere in comune quello che ha, di mettere in gioco i suoi beni.

Se facessimo così ci accorgeremmo che il miracolo è già accaduto, è in una prodigiosa moltiplicazione: non del pane ma del cuore.

Mons. Alfredo Di Stefano

Scarica il giornalino Completo: ECHI DI VITA 2019 N°25