Author : E. Redazione

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 08

2022 – Echi di Vita N°08 – UN AMORE GRATUITO OLTRE IL PROPRIO EGOISMO

La Parola del Signore è molto evidente. Il nostro amore verso il prossimo dev’essere gratuito, senza sperarne nulla, perché dev’essere simile all’amore di Dio.

Dio ama senza ricevere nulla, senza averne alcun beneficio, Dio ama e dà. L’uomo si deve avvicinare a questo meraviglioso amore, deve dare perché è giusto dare, non deve sperare in alcun profitto. È un amore che si domanda da noi, che diventa la più potente testimonianza.

Ecco il paragone continuo che dobbiamo fare. La verità nell’amore è che bisogna bandire dal cuore ogni egoismo, bisogna bandire dal cuore ogni ambizione, perché ciò che ci impedisce un amore puro è questo esagerato attaccamento a noi stessi, per cui pensiamo sempre in ragione di un profitto. Bandire dal nostro cuore quella pesantezza umana e istintiva che fa sempre i calcoli, sempre.

Ecco perché, noi diciamo, abbiamo bisogno di purificarci: perché senza purificazione le nostre parole diventano ipocrite, i nostri atteggiamenti diventano subdoli e, anche quando ci riempiamo la bocca di belle parole, i fatti continuamente le smentiscono.

Abbiamo bisogno di purificarci.

Ecco, l’egoismo va strappato, va continuamente combattuto. E l’egoismo nostro si vince così ogni giorno, cominciando dalla nostra famiglia: la cordialità, la bontà, il servizio ci devono educare. Dobbiamo pensare prima alla felicità degli altri poi alle altre cose. Dobbiamo combattere l’egoismo che si manifesta in mille maniere: c’è un egoismo che si manifesta anche nelle nostre devozioni quando sono un’espressione solo del nostro interesse, solo della nostra ingordigia.

 

Dobbiamo combattere l’egoismo! La pandemia ce ne ha data occasione. Noi dovevamo fare della pandemia anti-egoismo, chiamati a ringraziare Dio e, in un clima di tensioni e di indifferenza, in questo urto continuo di interessi, noi dovevamo manifestare la carità del Signore.

Impegniamoci dunque perché questo tempo non diventi semplicemente espressione di un costume, non diventi semplicemente la ricerca di un bene individuale, ma diventi un’educazione forte e generosa ad essere veramente dei cristiani, cioè di coloro che amano gratuitamente e che donano agli altri e che si dimostrano proprio discepoli di Gesù.

Manifestiamo Gesù nella nostra carità e ognuno di noi, facendo i suoi propositi di bene, senta urgente questa esigenza di essere come ci vuole il Signore: pronti, impegnati, generosi fino in fondo.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 07

2022 – Echi di Vita N°07 – LA NOSTRA FELICITA’ E’ NEL PROGETTO DI DIO

Davanti al Vangelo delle beatitudini provo ogni volta la paura di rovinarlo con le mie parole: so di non averlo ancora capito, continua a stupirmi e a sfuggirmi.

Ti fanno pensoso e disarmato, riaccendono la nostalgia prepotente di un mondo fatto di bontà, di sincerità, di giustizia.

Le sentiamo difficili eppure amiche: perché non stabiliscono nuovi comandamenti, sono invece la bella notizia che Dio regala gioia a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.

Beati: parola che mi assicura che il senso della vita è nel suo intimo, nel suo nucleo ultimo, ricerca di felicità.

La felicità è nel progetto di Dio: Gesù ha moltiplicato la capacità di star bene!

Beati voi, poveri! Non beata la povertà, ma le persone: i poveri senza aggettivi, tutti quelli che l’ingiustizia del mondo condanna alla soffe­renza.

La parola «povero» contiene ogni uomo. Povero sono io quando ho bisogno d’altri per vivere, non basto a me stesso, mi affido, chiedo perdono, vivo perché accolto.

Ci saremmo aspettati: beati perché ci sarà un capovolgimento, perché diventerete ricchi. No. Il progetto di Dio è più profondo e più delicato.

Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno, già adesso, non nell’altro mondo!

Beati, perché è con voi che Dio cambierà la storia, non con i potenti.

Avete il cuore al di là delle cose: c’è più Dio in voi, siete come anfore che possono contenere pezzi di cielo e di futuro.

Beati voi che piangete. Beati non perché Dio ama il dolore, ma perché è con voi contro il dolore; è più vicino a chi ha il cuore ferito.

Un angelo misterioso annuncia a chi piange: il Signore è con te, è nel riflesso più profondo delle tue lacrime, per moltiplicare il coraggio, per farsi argine al pianto, forza della tua forza.

Guai a voi ricchi: state sbagliando strada. Il mondo non sarà reso migliore da chi accumula denaro; le cose sono tiranne, imprigionano il pensiero e gli affetti. E la felicità non viene dal possesso, ma dai volti.

Se accogli le Beatitudini, la loro logica ti cambia il cuore, sulla misura di quello di Dio. E possono cambiare il mondo.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 06

2022 – Echi di Vita N°06 – DIO RIEMPIE LE RETI DELLA NOSTRA VITA

Quattro pescatori sono lanciati in un’av­ventura più grande di loro: pescare per la vita. Pescare produce la morte dei pesci. Ma per gli uomini non è così: pescare significa «catturare vivi».

«Sarai pescatore di uomini»: li raccoglierai da quel fondo dove credono di vivere e non vivono; mostrerai loro che sono fatti per un altro respiro, un altro cielo, un’altra vita!

Raccoglierai per la vita.

Gesù sale anche sulla mia barca, non importa se è vuota e l’ho tirata in secco, e dice anche a me: Vuoi mettere a disposizione la tua barca, la barca della tua vita? C’è una missione per te. Quella stessa di Pietro, che è per tutti, non solo per preti o suore.

Se pescare non significa dare la morte, ma portare a vivere meglio, con più respiro e luce, portare a galla la persona da quel fondo limaccioso, triste, senza speranza, in cui vive, allora in questa nostra epoca delle passioni tristi un grande lavoro è da compiere. Non noi. però, ma lo Spirito di Dio.

Sulla tua parola getterò le reti.

Che cosa spinge Pietro a fidarsi? Non ci sono discorsi sulla barca, ma sguardi: per Gesù guardare una persona e amarla era la stessa cosa. Pietro in quegli occhi ha visto l’amore per lui. Si è sentito amato, sente che la sua vita è al sicuro accanto a Gesù, crede nella forza dell’amore che ha visto, e si fida.

E le reti si riempiono.

Simone, davanti a questa potenza e mistero, ha paura: allontanati da me, perché sono un peccatore.

E Gesù ha una reazione bellissima: trasporta Simone su di un piano totalmente diverso. Non si interessa dei suoi peccati; ha una sovrana indifferenza per il passato di Simone, pronuncia parole che creano futuro: Non temere. Tu sarai pescatore, donerai vita.

Mi incantano la delicatezza e la sapienza con le quali il Signore Gesù si rivolge a Si­mone, e in lui a tutti: lo pregò di scostarsi da riva.

Gesù prega Simone, non si impone mai; «non temere»: Dio viene come coraggio di vita; libera dalla paura, paralisi del cuore; «tu sarai»: tu donerai vita. Gesù intuisce in me fioriture di domani; per lui nessun uomo coincide con i suoi fallimenti, bensì con le sue potenzialità.

Tre parole con cui Gesù, maestro di umanità, rilancia la vita: delicatezza, coraggio, futuro.

Lasciarono tutto e lo seguirono. Senza neppure chiedersi dove li condurrà. Vanno dietro a lui e vanno verso l’uomo, quella doppia direzione che sola conduce al cuore della vita.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 05

2022 – Echi di Vita N°05 – GESU’ NON E’ RICONOSCIUTO PROFETA

    Il brano evangelico odierno è il seguito di quello di domenica scorsa. Siamo sempre nella sinagoga di Nazaret, il villaggio dove Gesù è stato allevato e dove era tornato all’inizio della sua predicazione in Galilea: “Oggi si è realizzata questa Scrittura nei vostri orecchi”.

Ed ecco la reazione dell’uditorio: “Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”. Con la sua omelia Gesù ha colpito l’uditorio, ha saputo destare l’interesse e la meraviglia perché le sue erano anche “parole di grazia”.

Quelli che hanno appena approvato e “applaudito” Gesù, dicono: “Costui è il figlio di Giuseppe, il carpentiere che ben conosciamo come nostro concittadino. È un uomo, nient’altro che un semplice uomo ordinario, nulla di più!”. Le parole di Gesù hanno meravigliato quella gente: il messaggio che egli ha dato è buono – pensano gli abitanti di Nazaret – ma è il messaggio di un uomo ordinario, come lo si vedeva e lo si poteva descrivere conoscendo bene suo padre Giuseppe. L’entusiasmo e la meraviglia non conducono alla fede in Gesù, perché i presenti, per riconoscergli autorità, non si accontentano di parole: vogliono segni, miracoli che garantiscano la sua missione!

Gesù, conoscendo i pensieri del loro cuore, non evita il conflitto, non lo tace, ma anzi lo fa esplodere. “Certamente” – dice – “alla fine dei vostri ragionamenti vi verrà in mente un proverbio: ‘Medico, cura te stesso’. Ovvero, se vuoi avere autorità e non solo pronunciare parole, fa’ anche qui a Nazaret, tra quelli che conoscono la tua famiglia, ciò che hai fatto a Cafarnao!”. È una tentazione che Gesù sentirà più volte rivolta a sé: qui tra i suoi, più tardi a Gerusalemme e infine addirittura sulla croce

Di fronte a questo repentino cambiamento di umore dell’uditorio nei suoi confronti, dallo stupore all’indignazione, Gesù pronuncia alcune parole cariche di mitezza e, insieme, di rincrescimento, parole suggerite dalla sua assiduità alle Scritture, soprattutto ai profeti. “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria, nella sua terra”.

Con queste parole Gesù, nella sua missione, fa cadere ogni frontiera, ogni muro di separazione: non c’è più una terra santa e una profana; non c’è più un popolo dell’alleanza e gli altri esclusi dall’alleanza. No, c’è un’offerta di salvezza rivolta da Dio a tutti. Anzi, il Dio di Gesù ama i pagani perché ha come nostalgia di loro, che durante i secoli sono rimasti lontani da lui. Gesù dunque li va a cercare, a incontrare e trova in loro una fede-fiducia che gli permettono quell’azione liberatrice per la quale era stato inviato da Dio.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 04

2022 – Echi di Vita N°04 – DIO E’ SEMPRE DALLA PARTE DELL’UOMO

Un racconto di una modernità unica, dove Luca, il migliore scrittore del Nuovo Testamento crea una tensione, una aspettativa con questo magistrale racconto, che si dipana come al rallentatore:

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò e sedette.

Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

E seguono le prime parole ufficiali di Gesù: oggi la parola del profeta si è fatta carne.

Gesù si inserisce nel solco dei profeti, li prende e li incarna in sé. E i profeti, da parte loro, lo aiutano a capire se stesso, chi è davvero, dove è chiamato ad andare:

lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi.

Da subito Gesù sgombra tutti i dubbi su ciò che è venuto a fare: è qui per togliere via dall’uomo tutto ciò che ne impedisce la fioritura, perché sia chiaro a tutti che cosa è il re­gno di Dio: vita in pienezza, qualcosa che porta gioia, che libera e da luce, che rende la storia un luogo senza più disperati.

E si schiera, non è imparziale Dio; sta dalla parte degli ultimi, mai con gli oppressori. Viene come fonte di libere vite, e da dove cominciare se non dai prigionieri?

Gesù non è venuto per riportare i lontani a Dio, ma per portare Dio ai lontani, a uomini e donne senza speranza, per aprirli a tutte le loro immense potenzialità di vita, di lavoro, di creatività, di relazione, di intelligenza, di amore.

Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona, il suo primo sguardo va sempre sulla povertà e sulla fame dell’uomo.

Per questo nel Vangelo ricorre più spesso la parola poveri, che non la parola peccatori.

La lieta notizia del Vangelo non è l’offerta di una nuova morale migliore, più nobile o più benefica delle altre. Buona notizia di Gesù non è neppure il perdono dei peccati.

La buona notizia è che Dio mette l’uomo al centro, e dimentica se stesso per lui, e schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi altra da quello che è.

Un Dio sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo.

don Alfredo Di Stefanoù

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 03

2022 – Echi di Vita N°03 – DIO VIENE COME FESTA E COME GIOIA

Con tutte le situazioni tragiche, le morti e le croci d’Israele, Gesù dà inizio alla sua missione quasi giocando con dell’acqua e con del vino. Schiavi e lebbrosi gridavano la loro disperazione e Gesù comincia non da loro ma da una festa di nozze. Deve esserci sotto qualcosa di molto importante: è il volto nuovo di Dio, un Dio che viene come festa.

A lungo abbiamo pensato che Dio non amasse troppo le feste degli uomini. Il cristianesimo ha subìto come un battesimo di tristezza. Nel dolore Dio ci accompagna, ma non porta dolore. Lui benedice la vita, gode della gioia degli uomini, la approva, la apprezza, se ne prende cura.

Una festa di nozze: le nozze sono il luogo dove l’amore celebra la sua festa. Ed è lì che Gesù pone il primo dei segni: il primo segnale da seguire nelle stra­de della vita è l’amore, forza capace di riempire di miracoli la terra.

«E viene a mancare il vino». Il vino, in tutta la Bibbia, è simbolo di gioia e di amore, ma minacciati; la vita si trascina stancamente, occorre qualcosa di nuovo: Gesù stesso, volto d’amore di Dio.

Il vino che viene a mancare è esperienza quotidiana: viene a mancare quel non­so-che che dà qualità alla vita, un non-so-che di e­nergia, di passione, di entusiasmo, di salute che dia sapore e calore alle cose.

Come uscirne? A due condizioni.

«Qualunque cosa vi dica, fatela».

Fate il suo Vangelo; rendetelo gesto e corpo; tutto il Vangelo, il consiglio amabile, il comando esigente, la consolazione, il rischio. E si riempiranno le anfore vuote della vita.

 

«Riempite d’acqua le anfore».

Solo acqua posso portare davanti al Signore, nient’altro che acqua. Eppure la vuole tutta, fino all’orlo. E quando le sei anfore della mia umanità, dura come la pietra e povera come l’acqua, saranno offerte a Lui, colme di ciò che è umano e mio, sarà Lui a trasformare questa povera acqua nel migliore dei vini, immeritato e senza misura.

A Cana, gli sposi non hanno meriti o diritti da vantare. La loro povertà non è un ostacolo, ma una opportunità per il Signore, un titolo per il suo intervento. Dio viene anche per me che non ho meriti; viene come festa e come gioia, come vino buono, e conta non i miei meriti ma il mio bisogno.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 02

2022 – Echi di Vita N°02 – IL CIELO SI APRE. SIAMO TUTTI FIGLI DI DIO NEL FIGLIO.

«Viene dopo di me colui che è più forte di me». In che cosa consiste la forza di Gesù?

Lui è il più forte perché parla al cuore. Tutte le altre sono voci che vengono da fuori, la sua è l’unica che suona in mezzo all’anima. E parla parole di vita.

«Lui vi battezzerà…» La sua forza è battezzare, che significa immergere l’uomo nell’oceano dell’Assoluto, e che sia imbevuto di Dio, intriso del suo respiro, e diventi figlio. La sua è una forza generatrice, forza liberante e creativa, come un vento che gonfia le vele, un fuoco che dona un calore impensato.

«Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Il respiro vitale e il fuoco di Dio entrano dentro di me, a poco a poco mi modellano, trasformano pensieri, affetti, progetti, speranze, secondo la legge dolce, esigente e rasserenante del vero amore. E poi mi incalzano a passare nel mondo portando a mia volta vento e fuoco, portando libertà e calore, energia e luce.

Gesù stava in preghiera ed ecco, il cielo si aprì. La bellezza di questo particolare: il cielo che si apre. La bellezza della speranza!

E noi che pensiamo e agiamo come se i cieli si fossero rinchiusi di nuovo sulla nostra terra. Ma i cieli sono aperti, e possiamo comunicare con Dio: alzi gli occhi e puoi ascoltare, parli e sei ascoltato.

 

E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

La voce annuncia tre cose, dette per Gesù e per ciascuno di noi:    “Figlio” è la prima parola: Dio è forza di generazione, che come ogni seme genera secondo la propria specie. Siamo tutti figli di Dio nel Figlio, frammenti di Dio nel mondo, specie della sua specie, abbiamo Dio nel sangue e nel respiro.

“Amato” è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima di ogni merito, che tu lo sappia o no, ogni giorno ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. Immeritato amore, incondizionato, unilaterale, asimmetrico. Amore che anticipa e che prescinde da tutto.

“Mio compiacimento” è la terza parola. Che nella sua radice contiene l’idea di una gioia, un piacere che Dio riceve dai suoi figli. Come se dicesse a ognuno: figlio mio, ti guardo e sono felice.

Se ogni mattina potessi immaginare di nuovo questa scena: il cielo che si apre sopra di me come un abbraccio, un soffio di vita e un calore che mi raggiungono, il Padre che mi dice con tenerezza e forza: figlio, amore mio, mia gioia, sarei molto più sereno, sarei sicuro che la mia vita è al sicuro nelle sue mani, mi sentirei davvero figlio prezioso, che vive della stessa vita indistruttibile e generante.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 01

2022 – Echi di Vita N°01 – TE DEUM LAUDAMUS!

Nel celebrare la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, presentiamo al Signore gioie e speranze, tristezze e angosce della nostra comunità parrocchiale e dell’intera Città.

Gratitudine, ringraziamento, gratuità sono tutte espressioni della riconoscenza, definita “memoria del cuore”: sa ringraziare, infatti, solo colui che conserva il ricordo del bene ricevuto, riconoscendolo come un DONO.

Ma se è facile dire “grazie” per le cose belle -anche se non tutti lo fanno– dobbiamo imparare a ringraziare anche delle pene e perfino dei propri errori. Solo chi arriva ad essere grato anche delle cose spiacevoli e delle sofferenze, ha veramente imparato a vivere.

Sembra una lotta sproporzionata contro una forza che ci schiaccia, ma se, prima di ringraziare, ci fermiamo a guardare con calma la situazione e, constatato che non possiamo proprio fare nulla, la mettiamo nelle mani di Dio con la semplicità del fanciullo, essa non ci apparirà più un problema insolubile.

Si tratta, in sostanza, di cambiare prospettiva, ponendoci da un punto di vista diverso di fronte a situazioni che non possiamo cambiare. Osiamo allora chiedere al Signore Gesù la sua benedizione e la sua protezione, come quella che Dio affidò a Mosé: “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia risplendere su di te il suo volto e ti conceda pace”.

Certo, il momento attuale non è facile. La pandemia ci ha resi da un giorno all’altro più fragili e insicuri, mettendo a nudo l’impotenza umana. Ci troviamo di fronte a due minacce, una sanitaria e l’altra economica. Per non parlare poi di quella ecologica per una natura, ritenuta da noi addomesticata e controllabile, ma in realtà più ostica di come l’avevamo immaginata.

 

Amo molto la bella favola di Simba “Il re Leone”. Una storia esemplare. La morte del padre è per il giovane leone perdita d’affetto e caduta in una crisi epocale prima di tornare alla sua vita di re. E’ il racconto di un lungo percorso di ripensamento su sé stesso al cospetto di un pericolo mortale per sé e la comunità in cui vive e ci invita a riflettere sulle possibili vie di uscita.

 

Per noi cristiani, la vita ha una “dignità” che non ha prezzo. Non così per l’economia, che quantifica tutto, anche la vita… Riaffiora forte, allora, il senso del nostro limite e la ricerca di altro.

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 52

2021 – Echi di Vita N°52 – C’E’ BISOGNO DELL’ANGELO DEL NATALE

TI AUGURO:

che tu possa lasciati toccare come Maria dal messaggio dell’angelo, di avere la fiducia che anche in te possa crescere un bambino divino. Ci libereremo automaticamente di tutte le pressioni cui siamo sottoposti per adeguare il nostro comportamento alle immagini che gli altri hanno su di noi. Solo quel bambino finisce per rivelarci la nostra vera natura, l’unica che corrisponde al nostro essere autentico.

 

Che tu possa incontrare l’angelo che appare in sogno a Giuseppe per conoscere gli eventi divini, che ti rivela la tua verità che non sempre è comoda. Quando Dio diventa il centro della tua vita, anche noi raggiungiamo il nostro centro, l’esperienza dell’essere amati da Dio rende la nostra vita più leggera e ci conduce alla pace con noi stessi.

Che tu possa ascoltare gli angeli che si moltiplicano la notte di Natale, che annunciano con gioia la nascita del Salvatore, che vogliono portare gioia anche nella tua vita. Se tu riconosci il bambino nella mangiatoia come redentore, messia e Signore, allora la tua vita sarà piena ed integra, diventerai libero e dominerai te stesso, senza più lasciarti dominare dagli altri. Gli angeli del Natale vogliono portare anche nella tua vita leggerezza e freschezza, libertà e apertura di orizzonti, indicarti la nuova via da percorrere per poter arrivare davvero a casa, presso te stesso.

 

Che tu possa lasciarti accompagnare dall’angelo che ha guidato la Sacra Famiglia fino a Nazareth: ci sono tempi in cui ti viene chiesto solo di mettere radici e di crescere. Dio vuole che la tua vita riesca bene.

 

Che gli angeli del Natale accompagnino anche noi perché, se Dio nasce in noi, la nostra vita si rinnova, senza restare bloccati al passato.

Una boccata d’aria fresca, una sorgente di acqua limpida che potrà aiutare molti a “guardare oltre” la propria vita, soprattutto quella che si ritiene faticosa e angusta.

 

Ecco il mio augurio e il mio regalo: un angelo del Natale!

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 51

2021 – Echi di Vita N°51– NATALE: BENEDIZIONE E RINGRAZIAMENTO

Un Vangelo di gioia e di donne. Santa Maria, gravida di Dio, incinta di luce, va in fretta, pesante di vita nuova e leggera di libertà, sui monti di Giuda.

Origene di Alessandria (III sec.) afferma che l’immagine più vivida e bella del cristiano è quella di una donna incinta, che porta in sé una nuova vita. E non occorre che parli, è evidente a tutti ciò che accade: è viva di due vite, battono in lei due cuori.

E non li puoi separare.

Nell’incontro di Maria con Elisabetta, Dio viene mediato da persone, convocato dai loro abbracci e dai loro affetti, come se fosse, e lo è, un nostro familiare. Non c’è infinito quaggiù lontano dalle relazioni umane. In questa che è l’unica scena del Vangelo dove protagoniste sono solo donne, è inscritta l’arte del dialogo.

Il primo passo: salutare.

“Maria, entrata nella casa, salutò Elisabetta”

Entrare, varcare soglie, fare passi per andare incontro alle persone. Non restarsene al di fuori, ad aspettare che qualcosa accada ma diventare protagonisti, avvicinarsi, bussare, ricucire gli strappi e gli allontanamenti. E salutare tutti per via, subito, senza incertezze, per primi, facendo viaggiare parole di pace tra le persone.

Bella l’etimologia di “salutare“: contiene, almeno in germe, una promessa di salute per le relazioni, di salvezza negli incontri.

Il secondo passo: benedire.

“Elisabetta… esclamò: Benedetta tu fra le donne”. Se ogni prima parola tra noi fosse come il saluto di chi arriva da lontano, pesante di vita, nostalgia, speranze; e la seconda fosse come quella di Elisabetta, che porta il primato della benedizione.

Dire a qualcuno “sei benedetto” significa portare una benedizione dal cielo, salutare Dio in lui, vederlo all’opera, vedere il bene, la luce, il grano che germoglia, con uno sguardo di stupore, senza rivalità, senza invidia. Se non impariamo a benedire, a dire bene, non saremo mai felici.

Il terzo passo: ringraziare.

“Allora Maria disse: l’anima mia magnifica il Signore”. L’orizzonte si allarga. Il dialogo con il cielo si apre con il primato del ringraziamento. Per prima cosa Maria ringrazia: è grata perché amata. L’amore quando accade, ha sempre il senso del miracolo: ha sentito Dio venire come un fremito nel grembo, come un abbraccio con l’anziana, come la danza di gioia di un bimbo di sei mesi, e canta.

A Natale, anche noi come lei, grati perché amati, benediciamo e ringraziamo per ogni incontro.

 

don Alfredo Di Stefano

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