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San Lorenzo Parrochia 2025 06 29 _Echi di vita _n 26 _Evidenza

2025 – Echi di Vita N°26 – UNA DOMANDA CHE FA VIVERE

La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?

La risposta è bella e insieme sbagliata: Dicono che sei un profeta, una creatura di fuoco e di luce, come Elia; una creatura di forza e di vento, come il Battista; profeta, voce di Dio e suo respiro.

Ma voi, chi dite che io sia?

Gesù è la domanda dentro le nostre risposte facili, è domanda che risveglia, che fa vivere. Dio crea la fede attraverso domande.

Ma voi… La domanda è preceduta da una contrapposizione: Ma voi, voi invece, che cosa dite?

Voi che mi seguite da anni, voi che mi avete visto sorridere, piangere, respirare, moltiplicare il pane.

Pietro risponde: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.

E Gesù: Su questa pietra edificherò la mia Chiesa.

Pietro è roccia per la Chiesa, e per l’uomo, nella misura in cui ripete che Dio si è donato in Cristo, che Cristo, crocifisso, è vivente, che tutti siamo figli nel Figlio. Questa è la fede, roccia, il primato di Pietro che costruisce la Chiesa.

Come Pietro, modello del credente, anch’io sono chiamato a diventare roccia e chiave: roccia che dà

appoggio, sicurezza, stabilità al fratello che mi è affidato; chiave che apre le porte belle di Dio, di un Regno dove la vita fiorisca.

Come Pietro anch’io chiamato a legare e a sciogliere, a creare cioè nella mia storia strutture di riconciliazione, di prossimità.

Ma tu, chi dici che io sia?

Io capisco di Cristo solo ciò che vivo di Cristo. La vita non sta in ciò che dico della vita, ma in ciò che vivo della vita.

Cristo non è uno che devo capire, ma uno che mi attrae; non uno che interpreto, ma uno che mi afferra. La croce non ci fu data per capirla, ma per aggrapparci ad essa. «Capire» Gesù, definirlo, può essere anche facile, ma «com-prenderlo» nel senso originario di prendere per me, afferrare, stringere, possedere il suo segreto, è possibile solo se la sua vita mi ha «afferrato».

Corro perché conquistato, dice Paolo: corro perché preso, vinto, prigioniero, sedotto da Cristo.

La nostra vita non avanza per decreti, ma per una passione. Non per colpi di volontà, ma per attrazione, lo sono cristiano per divina seduzione: io, prigioniero di Cristo (Ef 4,1), afferrato da Lui, corro per afferrarlo.

In questo Giubileo la forza per confessarlo e vivere di Lui.

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San Lorenzo Parrocchia 2025 06 27 - Assemblea Parrocchiale _Casa Laurentia Evidenza

CASA Laurentia – Assemblea Pastorale Parrocchiale

Con la luce San Lorenzo Parrocchia 2025 06 27 - Assemblea Parrocchiale _Casa Laurentiae la forza dello Spirito Santo, costruiamo una chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la parola, che si lascia interrogare dalla storia e che diventa lievito di concordia per l’umanità.

Papa LEONE XIV

Presso Casa Laurentia
Venerdì 27 giugno 2025, alle ore 19.00

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San Lorenzo Parrochia 2025 06 22 _Echi di vita _n 25 _Evidenza

2025 – Echi di Vita N°25– QUEL DONO DEL “PANE” PER TUTTI E INSIEME

Mandali via, è sera ormai, e siamo in un luogo deserto.

Gli apostoli si preoccupano per la folla, ne condividono la fame, ma non vedono soluzioni: «lascia che ciascuno vada a risolversi i suoi problemi, come può, dove può».

Ma Gesù non ha mai mandato via nessuno. Anzi vuole fare di quel luogo deserto una casa calda di pane e di affetto. E condividendo la fame dell’uomo, condivide il volto del Padre: alcuni uomini hanno così tanta fame, che per loro Dio non può avere che la forma di un pane.

E allora imprime un improvviso cambio di direzione al racconto, attraverso una richiesta illogica ai suoi: Date loro voi stessi da mangiare, asciutto, concreto: date.

Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo, fattivo, di mani: dare.

Ma è una richiesta impossibile: non abbiamo che cinque pani e due pesci. Un pane per ogni mille persone e due pesciolini: è poco, quasi niente, non basta neppure per la nostra cena.

Ma il Signore vuole che nei suoi discepoli metta radici il suo coraggio e il miracolo del dono.

C’è pane sulla terra a sufficienza per la fame di tutti, ma non è sufficiente per l’avidità di pochi. Eppure chi dona non diventa mai povero. La vita vive di vita donata.

Fateli sedere a gruppi. Nessuno da solo, tutti dentro un cerchio, tutti dentro un legame; seduti, come si fa per una cena importante; fianco a fianco, come per una cena in famiglia: primo passo per entrare nel gioco divino del dono.

Fuori, non c’è altro che una tavola d’erba, primo altare del vangelo, e il Iago sullo sfondo con la sua abside azzurra. La sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso tra tutti, che passa di mano in mano e ne rimane in ogni mano, diventa sufficiente, si moltiplica in pane infinito.

La sorpresa è vedere che la fine della fame non consiste nel mangiare da solo, a sazietà, il mio pane, ma nello spartire il poco che ho, e non importa cosa: due pesci, un bicchiere d’acqua fresca, olio e vino sulle ferite, un po’ di tempo e un po’ di cuore, una carezza amorevole.

Sento che questa è la grande parola del pane, che il nostro compito nella vita sa di pane: non andarcene da questa terra senza essere prima diventati pezzo di pane buono per la vita e la pace di qualcuno.

Tutti mangiarono a sazietà.

Quel “tutti” è importante. Sono bambini, donne, uomini. Sono santi e peccatori, sinceri o bugiardi, nessuno escluso. Prodigiosa moltiplicazione: non del pane ma del cuore.

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San Lorenzo Parrochia 2025 06 15 _Echi di vita _n 24 _Evidenza

2025 – Echi di Vita N°24 – CIO’ CHE E’ DEL PADRE E’ ANCHE NOSTRO

La Trinità si delinea in filigrana, nel Vangelo di oggi, non come fosse un dogma astratto ma come un accadimento di vita, una azione che ci coinvolge.

Lo Spirito mi glorificherà: prenderà del mio e ve lo annuncerà.

La gloria per Gesù, ciò di cui si vanta, la pienezza della sua missione consiste in questo: che tutto ciò che è suo sia anche nostro. Dio gode nel mettere in comune. Ciò per cui Cristo è venuto: trasmettere se stesso e far nascere in noi tutti un Cristo iniziale e incompiuto, un germe divino incamminato.

Tutto quello che il Padre possiede è mio. Il segreto della Trinità è una circolazione di doni dentro cui è preso e compreso anche l’uomo; non un circuito chiuso, ma un flusso aperto che riversa amore, verità, Intelligenza fuori di sé, oltre sé. Una casa aperta a tutti gli amici di Gesù.

Nel dogma della Trinità c’è un sogno per l’umanità. Se Dio è Dio solo in questa comunione di doni, allora anche l’uomo sarà uomo solo nella comunione.

E questo contrasta con i modelli del mondo, dove ci sono tante vene strozzate che ostruiscono la circolazione della vita, e vene troppo gonfie dove la vita ristagna e provoca necrosi ai tessuti.

Ci sono capitali accumulati che sottraggono vita ad altre vite; intelligenze cui non è permesso di fiorire e portare il loro contributo all’evoluzione dell’umanità; linee tracciate sulle carte geografiche che sono come lacci emostatici, e sia di qua che di là, per motivi diversi, si soffre…

Come nel racconto della ospitalità di Abramo, alla querce di Mambre: arriva uno sconosciuto all’accampamento e Abramo con dolce insistenza lo forza a fermarsi e a mettersi a tavola.

All’inizio è uno solo, poi senza spiegazione apparente, i personaggi sono tre. E noi vorremmo capire se è Dio o se sono solo dei viandanti. Vorremmo distinguere ciò che non va distinto. Perché quando accogli un viandante, tu accogli un angelo, l’ha detto Gesù: ero straniero e mi avete accolto.

L’ospitalità di Abramo al Dio Viandante, Uno e Tre, ha un premio: la fecondità dì Sara che sarà madre. Forse qui c’è lo scintillio di un rimedio per la nostra epoca che sta appassendo come il grembo di Sara: riprendiamo anche noi, soprattutto in questo Giubileo, il senso dell’accoglienza e ci sarà vita nella tenda, vita nella casa.

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San Lorenzo Parrochia 2025 06 01 _Echi di vita _n 22 _Evidenza

2025 – Echi di Vita N°22 – LA BENEDIZIONE INFINITA DI GESÙ’

«E, alzate le mani, li benediceva». L’ultima immagine di Gesù sono le sue mani alzate a benedire.

«E, mentre li benediceva, veniva portato su, in cielo».

Quella benedizione è la sua parola definitiva, raggiunge ciascuno di noi, non è più terminata, non è mai finita. Una infinita benedizione che rimane tra cielo e terra, si stende come una nube di primavera sulla storia intera, su ogni persona, è tracciata sul nostro male di vivere, sull’uomo caduto e sulla vittima, ad assicurare che la vita è più forte delle sue ferite.

Nella Bibbia la benedizione indica sempre una forza vitale, una energia che scende dall’alto, entra in te e produce vita. Come la prima di tutte le benedizioni: Dio li benedisse dicendo «crescete e moltiplicatevi». Vita che cresce, in noi e attorno a noi.

La benedizione è questa forza più grande di noi che ci avvolge, ci incalza; un flusso che non viene mai meno, a cui possiamo sempre attingere, anche nel tempo delle malattie e delle delusioni.

Il Signore ha lasciato una benedizione, non un giudizio; non una condanna o un lamento, ma una parola bella sul mondo, di stima, di enorme speranza in me, in te, di fiducia nel mondo: c’è del bene in te; c’è molto bene in ogni uomo, su tutta la terra.

Di questo voi sarete testimoni: il Cristo doveva patire e risuscitare; nel suo nome annunciate a tutti la conversione e il perdono.

Sono le ultime parole di Gesù, con le tre cose essenziali:

–    ricordare la croce e la Pasqua. L’abbraccio del crocifisso non può più annullarsi, ci raggiunge tutti e ci

trascina in alto con lui.

–    la conversione. Non è un comando, ma una offerta; non un dovere, ma una opportunità: nascere di nuo

-vo. Seguendo Gesù, la vita è più bella, il sole più luminoso, le persone più buone e felici.

–    il perdono. Non quello di uno smemorato, che dimentica il male, ma quello di un creatore che ti fa ri-

partire ad ogni alba verso terre intatte; che apre futuro, fa salpare la tua vita come una nave prima arenata. Sono le istanze per celebrare un buon Giubileo.

Nella sua ascensione Gesù non è salito verso l’alto, è andato oltre e nel profondo. Non al di là delle nubi, ma al di là delle forme. Siede alla destra di ciascuno di noi, vive nei nostri legami di fraternità, nella bellezza delle nostre comunità.

don Alfredo Di Stefano

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