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PROCESSIONE Venerdì Santo – [Le Foto]

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Foto di rosalba Rosati

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NEL NOME DI LORENZO

Una pasquetta diversa

C’eravamo anche noi  lunedì 17 aprile a S. Lorenzo fuori le mura, a Roma.

Eravamo solo in 5, ma con l’orgoglio di rappresentare la nostra Parrocchia isolana  intitolata al diacono martire Lorenzo. E con noi c’erano i parrocchiani di Picinisco, con il sindaco ed il parroco, don Edmer, e tanti altri venuti dal nord, dal centro e dal sud, da Bergamo a S. Lorenzello in provincia di Benevento, da Castelfiorentino e  Sovicille in Toscana, a Formello ed Amaseno, nel Lazio e perfino da Zamora in Spagna.

Accolti con cordialità nel bel portico che ospita la monumentale tomba di Alcide De Gasperi e, ammirati gli affreschi che a mo’ di “strisce” raccontano la storia dei santi martiri Lorenzo e Stefano, siamo stati invitati ad entrare in chiesa processionalmente preceduti dagli stendardi, uno più bello dell’altro.

La Basilica è un vero scrigno di tesori sovrapposti e affiancati. Lo sguardo ha spaziato dall’alto del soffitto alle pareti affrescate, dal presbiterio rialzato al pavimento in marmi colorati fin giù alla cripta che custodisce le tombe dei Santi Lorenzo e Stefano e di papa Pio IX e poi ancora alle catacombe di S.Ciriaca, la matrona romana che accoglieva nella sua casa sul Monte Celio i cristiani e lo stesso Lorenzo e  concesse il suo terreno “fuori porta” per la sepoltura dei martiri e di se stessa, martirizzata sotto l’imperatore Decio.

Nel pomeriggio, dopo la recita del S. Rosario, abbiamo partecipato alla solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Francesco Gioia e animata dai canti del prestigioso coro di Castefiorentino. La giornata si è conclusa con la recita di alcuni passi del Dramma “Il martirio di S.Lorenzo” a cura del gruppo di S.Lorenzello.

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Davvero “speciale” l’incontro di catechismo che abbiamo vissuto sabato 11 febbraio.

In occasione della Giornata mondiale del malato siamo andati a trovare le anziane ospitate nella casa di riposo “San Vincenzo De’ Paoli”. Ci ha  accolto suor Antonietta che, dopo averci raccontato brevemente come è nata la casa di riposo,  ci ha assicurato che “servire” le anziane, anche se un po’ faticoso è bello, riempie di gioia e soprattutto è proprio come “servire” Gesù.

Alcuni di noi hanno potuto riabbracciare una vecchia conoscenza: Suor Rosetta che, nonostante gli anni passati, ci ha riconosciuto e ci ha stretti forte a sé, come quando eravamo piccoli. Ci siamo intrattenuti poi con le anziane: qualcuna, come Clara, aveva tanta voglia di raccontarci la sua vita, qualcun’altra di parlare non aveva proprio voglia. Nessuna di loro, però, è rimasta in silenzio, quando abbiamo mandato un po’ di musica e se alle prime canzoni si sono unite solo poche flebili voci, ben presto si è formato un “bel coretto” perché tutte hanno cantato sulle note di Non ti scordar di me”.

Abbiamo accompagnato poi le “nonnine” in chiesa; avevamo paura di farle cadere, ma ce l’abbiamo messa tutta per farle sentire tranquille e ben “appoggiate”. Con loro abbiamo partecipato alla Messa che, a dire il vero, è stata un po’ lunga perché tanta gente ha ricevuto il sacramento dell’unzione degli infermi. All’inizio non abbiamo capito granché, ma  Don Alfredo nell’omelia ci ha spiegato che l’unzione degli infermi è un sacramento, che non si riceve quando si sta per morire, ma quando si ha qualche malattia grave o  si è anziani.

Alla fine eravamo un po’ stanchi ma contenti di aver vissuto un pomeriggio insieme a chi spesso è solo, un po’ triste e ha bisogno di qualcuno che gli faccia compagnia e gli stringa forte le mani.

 

Parrocchia San Lorenzo M.

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LA MADONNA DI LORETO TRA TRADIZIONE E NOVITA’

Non sfugge a nessuno come la Madonna di Loreto sia un punto di riferimento essenziale per la città di Isola del Liri”. Così ha esordito il Vescovo Gerardo Antonazzo nella sua omelia sabato sera durante la celebrazione solenne in onore della festa patronale. “Essa è parte del DNA sociale e religioso della popolazione”, che ha il compito di fare memoria e di trasmetterla alle nuove generazioni, evitando, quello che lui ha definito “l’inganno della dimenticanza”.

Tante cose sono state fatte perché questa festa restasse davvero nel cuore e nella mente dei cittadini, alcune in continuità con la tradizione più bella e più vera ed altre proposte come novità, ma destinate esse pure a diventare storia.

Un’attenzione particolare quest’anno si è rivolta al mondo femminile, in tutta la sua bellezza, bravura e fragilità, dalla Mostra “Quando l’ARTE si chiama DONNA” al Convegno “MARIA E LA DONNA OGGI” ed alla stessa Lettera “PER AMORE, MAI TOLLERARE NESSUNA FORMA DI VIOLENZA” che il parroco ha rivolto alla sua comunità.

Poi nel giorno della vigilia la gustosissima Sagra della crespella ed il suggestivo rito dell’”azzeccata”, quando a mezzogiorno tra scampanio e spari di mortaretti la sacra effige, posta quest’anno dietro l’altare maggiore, “azzécca”, cioè, sale verso il cielo, memoria di quel trasporto della Casa di Maria da Nazaret prima in Dalmazia nel 1291 e poi a Loreto nel 1294. Portata in volo da angeli o sulle navi da marinai dal cognome Angeli? Non sta a noi dirimere la questione, certo è che per questo la Madonna di Loreto è stata proclamata da Papa Benedetto XV nel 1920 “Aeronautarum Patrona”, protettrice quindi dei viaggiatori in aereo e dell’Aeronautica tutta.

E, infatti proprio gli Avieri del 72° Stormo di Frosinone erano presenti con il loro Colonnello alla celebrazione solenne di sabato e quattro di loro hanno scortato la Madonna durante la processione. Portata a spalla dai “nostri” portatori, la sacra effigie nel suo tronetto dorato ha fatto sette soste in sette punti focali della città, con spunti di meditazione e preghiera su aspetti e problemi della nostra città, dal centro alle periferie, dai giovani agli anziani, dalle famiglie alla scuola e al lavoro per tenere desta l’attenzione e trovare soluzioni che vedano protagonisti Amministratori e cittadini, così come Maria è stata sempre e in ogni occasione “protagonista” della sua vita.

 

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PER AMORE, MAI TOLLERARE NESSUNA FORMA DI VIOLENZA!

Per amore, scrivo questa lettera a voi, in occasione della festa della nostra Patrona, per riflettere insieme sulla realtà della famiglia e in particolare del rapporto uomo-donna. Tanti sono i volti di donne e di uomini, che ho incontrato in questo primo anno tra voi.

Il mio sguardo ha incrociato i loro occhi, ha percepito speranze e sogni, ha colto amarezze e delusioni, lacrime di dolore e sorrisi di felicità.
Per amore, l’uomo e la donna sono stati creati da Dio “a sua immagine e somiglianza”, diversi ma di pari dignità, capaci di camminare insieme nel rispetto, nella stima e nell’aiuto reciproco.
Un percorso lungo, spesso lento, talora difficile, ma inarrestabile.

Oggi la donna occupa spazi di presenza e di partecipazione attiva in tutte le espressioni della vita pubblica, politica ed ecclesiale. La stessa Chiesa non la vede più solo nel suo ruolo di madre, di sposa, di sorella e l’icona della Vergine Maria, che noi veneriamo sotto il titolo di Madonna di Loreto, ce lo richiama con profonda tenerezza.
Per amore, Maria dice “sì” all’annuncio dell’Angelo, accogliendo in sé il progetto di Dio.

Per amore Giuseppe la prende “in casa sua” proteggendola dal ludibrio della legge. Per amore questi sposi superano fatiche e dolori, custodendo nel segreto del loro cuore il “mistero” grande
e bello della loro vita.

Quante storie d’amore potremmo scrivere nel libro della nostra comunità, che vede accanto agli uomini figure femminili importanti, valorizzate e apprezzate! Ma al tempo stesso la triste piaga e il dramma della violenza contro le donne oggi ci interpellano.

Per amore, dicono, tanti uomini alzano le mani contro le “loro” donne… un amore sbagliato, un amore sconfitto, un amore ferito, un amore che fa male e porta morte. Per amore, dicono, tante donne tacciono, non si ribellano, non denunciano i loro uomini violenti… un amore che schiavizza, che offende, che ti fa sentire “cosa” e non persona.

Il termine “femminicidio” non sta ad indicare semplicemente il sesso della vittima, ma stigmatizza un amore possesso, un amore preteso, un amore costretto e quelle donne, uccise o solo sfregiate nel corpo e nell’anima, non chiedevano certo un amore così.

L’amore si impara ponendosi in una relazione rispettosa di sé e dell’altro sesso fin dall’adolescenza. All’amore ci si educa e lo si fa innanzitutto in famiglia.

“Non c’è più né uomo né donna” ci dice Gesù, non per annullare differenze ma per cancellare privilegi assurdi, inutili, dannosi.

La Vergine Lauretana ci insegni a coltivare con cura il terreno delle nostre famiglie: è lì che si previene ogni tipo di violenza, fisica, sessuale e psicologica; è lì che ci si educa al rispetto degli altri e di sé stessi per non cadere vittime di comportamenti vili e violenti, chiudendosi nella tristezza del silenzio.

Parliamoci con rispetto quando siamo in disaccordo! Non riempiamo di odio i nostri sguardi né di rabbia i nostri gesti!

PARROCCHIA DI SAN LORENZO MARTIRE – ISOLA DEL LIRI

Segue negli allegati …

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QUANDO L’AMICIZIA SI CONIUGA CON LA SOLIDARIETA’

Cena solidale nella Parrocchia S. Lorenzo a Isola del Liri

Nel suo primo anno di vita l’OPERA SAN LORENZO ONLUS si è prefisso un altro obiettivo, perfettamente centrato. La CENA SOLIDALE che si è svolta mercoledì 9 novembre presso la Pizzeria AQVALIRI all’interno del Parco Fluviale, si è rivelato un bel momento di convivialità e di partecipazione.

Circa 90 persone, dai membri del Consiglio Comunale con il vicesindaco in testa a tanti giovani e meno giovani, hanno accolto l’invito del parroco e dei soci della Onlus, intrecciando la voglia di stare insieme con il desiderio di fare del bene. Questa gustosissima  “cenetta”, infatti, aveva il fine di raccogliere fondi per le prossime feste natalizie a favore di chi fatica a tirare avanti, con un’attenzione particolare ai bambini.

Dopo il Concorso a primavera sul Giubileo e le opere di Misericordia ed il Concorso estivo “Balconi fioriti”, l’OPERA SAN LORENZO ONLUS ha altre iniziative in programma: una a breve termine, come il Concorso “Presepe in famiglia, ma il progetto più ambizioso –e che ha bisogno di più forze economiche ed umane- è quello di dotare il nostro paese di una Ludoteca e di un Oratorio, per dare la possibilità a bambini, ragazzi e giovani di trascorrere il loro tempo libero in ambienti educativi e in attività costruttive.

Quando un SOGNO è condiviso, diventa più facilmente REALTA’!

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SETTE STORIE D’AMORE … PIU’ LA TUA!

Nei tre Tavoli di lavoro dell’Assemblea pastorale di inizio  anno era nata la “voglia” di incontrarsi ancora e i responsabili della pastorale familiare con il Parroco in testa non si sono fatti scappare l’opportunità felicissima di iniziare un cammino sistematico.

Gli accordi erano chiari: un sabato sera al mese con le famiglie intere, genitori e figli, per un incontro che avesse tra gli ingredienti, un po’ di Bibbia e riflessioni sulla vita di oggi, dialogo aperto, testimonianze e preghiera. E così è stato.

Sabato 5 novembre, mentre i ragazzi e gli adolescenti erano a casa delle Piccole Francescane della Chiesa davanti al camino acceso, a parlare di… SOGNI, i papà e le mamme con i figli più piccoli si sono ritrovati nella Sala Agape a confrontarsi con una STORIA D’AMORE.

Si erano appena seduti intorno al grande tavolo rosso, quando gli animatori della serata hanno fatto mettere le donne da una parte e gli uomini dall’altra e a capotavola i bambini. Si è dato così il via al giro di conoscenza: le mogli dovevano presentare i loro mariti e questi dovevano raccontare tre “cose belle” delle loro donne. Un po’ di imbarazzo fugato presto da belle attestazioni d’amore.

Poi ogni partecipante ha avuto tra le mani una striscia di carta con un nome e il “gioco” consisteva nel ricomporre –tra la sorpresa generale!- le famiglie bibliche. Ben 17! Qualcuna era facilissima, qualche altra un po’ meno, ma molte erano proprio sconosciute!

Tornati al tavolo -questa volta mogli e mariti vicini, mentre i figli andavano in un’altra sala per le loro attività seguiti da una bravissima educatrice- si è fatta conoscenza con la prima “coppia” vissuta circa 4000 anni fa, in un ambiente ed in un contesto di vita lontanissimo da noi.

“Cosa mai possiamo “imparare” noi oggi da Abramo e Sara?” si sarà chiesto più di qualcuno.  Forse nulla, tanta è la diversità, o forse tutto perché il mistero della vita con le sue paure ed i suoi bisogni, le sue gioie ed i suoi amori si ripete immutato nel tempo.

L’incontro, infatti, si è concentrato sulla forza della fede, che è fiducia incondizionata, abbandono coraggioso, capacità di lasciare ogni cosa e di andare sempre oltre, risposta ad una chiamata misteriosa, permettendo a Dio di operare con “mano libera” nella nostra vita, per compiere grandi cose, pur attraverso momenti di crisi, di buio, di sofferenza.

Non è stato difficile, allora, parlare, raccontare la propria esperienza, esprimere i propri dubbi, raccogliendo anche le parole non espresse nella preghiera finale fatta con i bambini seduti sulle proprie gambe. E c’è chi –e sono stati tanti- finito l’incontro, non è scappato via, ma si è fermato ancora soddisfatto di questo sabato sera un po’ diverso dalla routine e indubbiamente più ricco di pensieri, di riflessioni, di sentimenti.

L’appuntamento prossimo è per il 1° sabato di dicembre, stessa ora, stesso luogo, con un’altra “storia d’amore” ed un’altra famiglia.

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