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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 22

2022 – Echi di Vita N°22 – GESU’ ENTRA NEL PROFONDO DI TUTTE LE VITE

Ascensione: sapere che il nostro amare non è inutile, ma sarà raccolto goccia a goccia e vissuto per sempre; che il nostro lottare non è inutile; che non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza.

 

Guardiamo i tre gesti ultimi di Gesù: invia, benedice, scompare.

Inizia su quell’altura la “Chiesa in uscita“. Inizia con l’invio che chiede agli apostoli, un cambio di sguardo. Devono passare da una comunità, da una Chiesa che mette se stessa al centro, che accende i riflettori su di sé, da una Chiesa centripeta ad una Chiesa che si mette al servizio del cammino ascensionale del mondo, al servizio dell’avvenire dell’uomo, della vita, della cultura, della casa comune, delle nuove generazioni. Una Chiesa che vuole captare, cogliere e far emergere le forze più belle.

 

Convertitevi: coltivate e custodite i semi divini di ciascuno.

Come faceva Gesù che percorreva la Galilea e andava in cerca della faglie, delle fenditure nelle persone, là dove scorrevano acque sepolte, come con la samaritana al pozzo. Captava le attese della gente e le portava alla luce.

Così la Chiesa, sapendo che il suo annuncio è già preceduto dalla presenza discreta di Dio, dall’azione mite e possente dello Spirito, è inviata al servizio dei germi santi che sono in ciascuno. Per ridestarli.

 

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.

Una lunga benedizione sospesa, in eterno, tra cielo e terra veglia sul mondo.

 

Il gesto definitivo di Gesù è benedire. Il mondo lo ha rifiutato e ucciso e lui lo benedice. Benedice me, così come sono, nelle mie amarezze e nelle mie povertà, in tutti i miei dubbi benedetto, nelle mie fatiche benedetto.

 

Mentre li benediceva si staccò da loro. La Chiesa nasce da quel corpo assente. Ma Gesù non abbandona i suoi, non se ne va altrove nel cosmo, ma entra nel profondo di tutte le vite.

Non è andato oltre le nubi ma oltre le forme: se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro, forza ascensionale dell’intero cosmo verso più luminosa vita.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 21

2022 – Echi di Vita N°21 – E’ AMANDO CHE SI CAPISCE LA PAROLA

Se uno mi ama. Gesù rivendica per sé, per la prima volta, il sentimento più importante e dirompente del mondo umano: l’amore.

Entra nella nostra parte più intima e profonda, ma con estrema delicatezza.

 

«Se mi ami osserverai la mia parola».

Non esprime un ordine, non formula un comando, ma apre una possibilità.

Non un verbo all’imperativo, ma al futuro per esprimere il rispetto emozionante di Dio, che bussa alla porta del cuore e attende: se ami, farai. E subito rovescia il nostro modo di pensare.

 

Noi avremmo detto: se osservi la mia parola, arriverai ad amarmi, senza avvertire che questa logica capovolge il Vangelo, perché vede Dio come uno specchio su cui far rimbalzare i propri meriti. Dio della legge e non della grazia.

L’amore mette una energia, una luce, un calore, una gioia in tutto ciò che fai, e ti pare di volare.

Volare a osservare la sua Parola, così è scritto, e noi invece abbiamo subito capito male come se Gesù avesse detto: osserva i miei comandamenti.

E invece no, la Parola non coincide con i comandamenti, è molto di più.

 

La Parola salva, illumina, traccia strade, consola. La Parola fa vivere, semina i campi della vita, ti incalza, porta Dio in te.

Solo se la ami, la Parola si accende, porta pane, soffia nelle vele. Solo se hai scoperto la bellezza di Cristo partirà la spinta a vivere il suo Vangelo.

 

Perché la nostra vita non avanza per colpi di volontà, ma per una passione. E la passione nasce da una bellezza.

In me l’amore per Gesù sgorga dalla bellezza che ho intuito in lui, dalla sua vita buona, bella e beata.

 

Poi una seconda serie di espressioni: verremo a lui… prenderemo dimora presso di lui… tornerò a voi.

Un Dio che ama la vicinanza, che abbrevia instancabilmente le distanze.

 

E prenderemo dimora: in me il Misericordioso senza casa cerca casa. Forse non troverà mai una vera dimora, solo un povero riparo. Ma una cosa Lui mi domanda: essere un frammento di cosmo ospitale.

Dio non si merita, si ospita. Ma se non pensi a lui, se non gli parli dentro, se non lo ascolti nel segreto, forse non sei ancora casa di Dio.

Se non c’è rito nel cuore, una liturgia segreta e intima, tutte le altre liturgie sono maschere del nulla.

Custodiamo allora i riti del cuore.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 20

2022 – Echi di Vita N°20 – AMARE L’ALTRO CON LO ‘STILE’ DI GESU’

Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri.

Sì, ma di quale amore? Parola così abusata, parola che a pronunciarla male brucia le labbra, dicevano i rabbini. Noi confondiamo spesso l’amore con un’emozione o un’elemosina, con un gesto di solidarietà o un momento di condivisione.

 

Amare sovrasta tutto questo, perché contiene il brivido emozionante della scoperta dell’altro, che ti appare non più come un oggetto ma come un evento, come colui che ti dà il gusto del vivere, che spalanca sogni, che ha la forza dolce delle nascite, che ti fa nascere, con il meglio di te.

Per amare devo guardare una persona con gli occhi di Dio.

Quando adotto il suo sguardo luminoso divento capace di scoprirne tutta la bellezza e grandezza e unicità. E da questo si sprigiona fervore, meraviglia, incanto del vivere. Io vado dall’altro come ad una fonte, e mi disseta. Allora lo posso amare, e nell’amore l’altro diventa il mio maestro, colui che mi fa camminare per nuovi sentieri.

 

Allo stesso modo anche i due sposi devono amarsi come due maestri, ciascuno maestro dell’altro, ciascuno messo in cammino verso orizzonti più grandi. Lasciarsi abitare dalle ricchezze dell’altro, e la vita diventa immensamente più felice e libera. Imparare quindi a dare come faceva Gesù: non come un ricco ma come un povero che riceve, come un mendicante d’amore.

 

Vi do un comandamento nuovo.

Non si tratta di una nuova ingiunzione, ma della regola che protegge la vita umana, dove sono riassunti del destino del mondo e la sorte di ognuno.

Dove sta la novità? Già nell’Antico Testamento era scritto ama Dio con tutto il cuore, ama il prossimo tuo come te stesso. La novità del comando sta nella parola successiva: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

 

Non dice quanto vi ho amato, impossibile per noi la sua misura, ma come Gesù, con il suo stile unico, con la sua eleganza gentile, con i capovolgimenti che ha portato, con la sua creatività: ha fatto cose che nessuno aveva fatto mai.

 

I cristiani non sono quelli che amano, ma quelli che amano come Gesù: se io vi ho lavato i piedi così fate anche voi, fatelo a partire dai più stanchi, dai più piccoli. Come Lui, che non solo è amore, ma esclusivamente amore.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 19

2022 – Echi di Vita N°19 – LA VOCE DI CRISTO GUIDA VERSO LA VITA

Le mie pecore ascoltano la mia voce.

È bello il termine che Gesù sceglie: la voce.

Prima ancora delle cose dette conta la vo­ce, che è il canto dell’essere.

Riconoscere una voce vuol dire intimità, frequentazione, racconta di una persona che già abita dentro di te.

Prima delle tue parole, tu.

 

Ascoltano la mia voce e mi seguono.

Non dice: mi obbediscono. Seguire è molto di più: significa percorrere la stessa strada di Gesù, uscire dal labirinto del non senso, vivere non come esecutori di ordini, ma come scopritori di strade.

Vuol dire: solitudine impossibile, fine dell’immobilismo, camminare per nuovi oriz­zonti, nuove terre, nuovi pensieri.

Chiamati, noi e tutta la Chiesa, ad allenarci alla sorpresa e alla meraviglia per cogliere la voce di Dio, che è già più avanti, più in là.

 

E perché ascoltare la sua voce? La risposta di Gesù: perché io dò loro la vita eterna. Ascolterò la sua voce perché, come una madre, Lui mi fa vivere, la voce di Dio è pane per me.

Per una volta almeno, fermiamo tutta la nostra attenzione su quanto Gesù fa per noi. Lo facciamo così poco.

I maestri di quaggiù sono lì a ricordarci doveri, obblighi, comandamenti, a richiamarci all’impegno, allo sforzo, all’ubbidienza. Molti cristiani rischiano di scoraggiarsi perché non ce la fanno. Ed io con loro.

 

Allora è bene, è salute dell’anima, respirare la forza che nasce da queste parole di Gesù: io dò loro la vita eterna.

 

Vita eterna vuol dire: vita autentica, vita per sempre, vita di Dio, vita a pre­scindere.

Prima che io dica sì, Lui ha già seminato in me germi di pace, semi di luce che iniziano a germinare, a guidare i disorientati nella vita verso il paese della vita. «Nessuno le strapperà dalla mia mano».

 

La vita eterna è un posto fra le mani di Dio. Siamo passeri che hanno il nido nelle sue mani. E nella sua voce. Siamo bambini che si aggrappano forte a quella mano che non ci lascerà cadere.

Da questa vigorosa certezza, che per Dio io sono indimenticabile, che niente e nessuno mai mi potrà separare e strap­pare via, prende avvio la mia strada nella vita: essere anch’io, per quanti sono affi­dati al mio amore e alla mia amicizia, cuore da cui non si strappa, mano da cui non si rapisce.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 18

2022 – Echi di Vita N°18 – LA PACE SGORGA SEMPRE DALLE FERITE

Una mattina sul lago, dopo che Gesù ha preparato il cibo, come una madre, per i suoi amici che tornano da una notte vuota, lo stupendo dialogo tra il Risorto e Pietro, fatto con gli occhi ad altezza del cuore. Tre richieste uguali e ogni volta diverse, il più bel dialogo di tutta la letteratura mondiale: Simone di Giovanni mi ami più di tutti? Mi ami? Mi vuoi bene?

È commovente l’umanità di Gesù. Vorrei dire, senza paura di contraddizioni, che questo è il Dio di totale umanità, e che l’ho scelto per questo.

Gesù è risorto, sta tornando al Padre, eppure implora amore, amore umano. Lui che ha detto a Maddalena: «non mi trattenere, devo salire», è invece trattenuto sulla terra da un bisogno, una fame umanissima e divina. Può andarsene se è rassicurato di essere amato.

Devo andare e vi lascio una domanda: ho suscitato amore in voi? Non chiede a Simone: Pietro, hai capito il mio messaggio? È chiaro ciò che ho fatto? Ciò che devi annunciare agli altri?

Le sue parole ribaltano le attese: io lascio tutto all’amore, non a dottrine, non a sistemi di pensiero, neppure a progetti di qualche altro tipo. Il mio progetto, il mio messaggio è l’amore.

Gesù, Maestro di umanità, usa il linguaggio semplice degli affetti, domande risuonate sulla terra infinite volte, sotto tutti i cieli, in bocca a tutti gli innamorati che non si stancano di domandare e di sapere: Mi ami? Mi vuoi bene?

 

Semplicità estrema di parole che non bastano mai, perché la vita ne ha fame insaziabile; di domande e risposte che anche un bambino capisce, perché è quello che si sente dire dalla mamma tutti i giorni.

Il linguaggio delle radici profonde della vita coincide con il linguaggio religioso. Prodigiosa semplificazione: le stesse leggi reggono la vita e il vangelo, il cuore e il cielo. In quel tempo, in questo tempo.

Gesù ripete: a voi che, come Pietro, non siete sicuri di voi stessi a causa di tanti tradimenti, ma che nonostante tutto mi amate, a voi affido il mio vangelo. Il miracolo è che la mia debolezza inguaribile, tutta la mia fatica per niente, le notti di pesca senza frutto, i tradimenti, non sono una obiezione per il Signore, ma una occasione per essere fatti nuovi, per stare bene con Lui, per capire di più il suo cuore e rinnovare la nostra scelta per Lui.

La legge tutta è preceduta da un “sei amato” e seguita da un “amerai“.

Sei amato, fondazione della legge; amerai, il suo compimento.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 16

2022 – Echi di Vita N°16 – PERCHE’ PIANGETE? NON E’ QUI , E’ RISORTO. ALLELUIA!…

Rocca Priora, 13 aprile 2022

Federico adorato,

Il ricordo ti cerca e non riempie il vuoto di un vincolo spezzato troppo presto.

Un destino ostile, crudele ti ha rapito in un battito di ciglia dal tepore di un Aprile violato dallo strazio della tua dipartita.

Ora che tutto è compiuto, vieni nei nostri sogni. Vieni a medicare un tomento che non si arrende.

Vieni a narrarci la favola bella di ciò che troveremo dall’altra parte della strada.

Adorato figlio, anima mia, fratello, tutto passa e tutto scorre, ma tu vivrai in noi tra i lembi di una ferita che non si rimarginerà MAI!

Miei cari, se mi avete amato, non piangete.

Io sono nell’onda leggera che accarezza la battigia.

Sono la brezza delicata che ti scompiglia i capelli, MAMMA.

Sono la lacrima che riga il tuo volto addolorato, sono nell’oro dei girasoli e sono in ogni passo che fate ed in ogni angolo di terra che calpesterete.

Ora vivo in Orizzonti senza fine, in una Luce che tutto investe e sono parte dell’INCANTO di DIO, bellezza incorruttibile, in una Gioia inestinguibile, in un Amore Infinito, dove un giorno saremo uniti oltre la MORTE.

Non piangete e continuate ad Amarmi come IO vi ho AMATO.

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 17

2022 – Echi di Vita N°17 – LA PACE SGORGA SEMPRE DALLE FERITE

«Venne Gesù, a porte chiuse».

C’è aria di paura in quella casa, paura dei Giudei, ma anche e soprattutto paura di se stessi, di come lo avevano abbandonato, tradito, rinnegato così in fretta.

Eppure Gesù viene. L’abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare, il tradito si mette di nuovo nelle mani di chi lo ha tradito.

 

«E sta in mezzo a loro».

Ecco da dove nasce la fede cristiana, dal fatto che Gesù sta lì, dal suo esserci qui, vivo, adesso. Il ricordo, per quanto appassionato, non basta a rendere viva una persona. La fede nasce da una presenza, non da una rievocazione.

 

«Venne Gesù e si rivolge a Tommaso».

Nel piccolo gregge cerca proprio colui che dubita: «Metti qua il tuo dito, stendi la tua mano, tocca!».

Ecco Gesù: non si scandalizza di tutti i miei dubbi, non si impressiona per la mia fatica di credere, non pretende la mia fede piena, ma si avvicina a me.

A Tommaso basta questo gesto.

Chi si fa vicino, tende le mani, non ti giudica ma ti incoraggia, è Gesù. Non ti puoi sbagliare!

Tommaso si arrende. Si arrende alle ferite che Gesù non nasconde, anzi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo; lo squarcio nel fianco, puoi entrarci con una mano; piaghe che non ci saremmo aspettati, pensavamo che la Risurrezione avrebbe cancellato, rimarginato e chiuso le ferite del Venerdì Santo.

 

E invece no! Perché la Pasqua non è l’annullamento della Croce, ma ne è la continuazione, il frutto maturo, la conseguenza. Le ferite sono l’alfabeto del suo amore.

Il Risorto non porta altro che le ferite del Crocifisso, da esse non sgorga più sangue, ma luce. Porta l’oro delle sue ferite.

Penso alle ferite di tanta gente, per debolezza, per dolore, per disgrazia. Nelle ferite c’è l’oro. Le ferite sono sacre, c’è Dio nelle ferite, come una goccia d’oro.

Ciascuno può essere un guaritore ferito. Proprio quelli che parevano colpi duri o insensati della vita, ci hanno resi capaci di comprendere altri, di venire in aiuto. La nostra debolezza diventa una forza.

Tommaso si arrende alla pace, la prima parola che da otto giorni accompagna il Risorto: Pace a voi!

Non un augurio, non una semplice promessa, ma una affermazione: la pace è qui, è in voi, è iniziata.

Quella sua pace scende ancora sui cuori stanchi, e ogni cuore è stanco, scende sulla nostra vicenda di dubbi e di sconfitte, come una benedizione immeritata e felice.

Scenda sul territorio ucraino.

don Alfredo Di Stefano

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 15

2022 – Echi di Vita N°15 – I PIEDI DI DIO PERCORRONO LA STRADA DELLE STORIA… LE VIE DELLA GUERRA…

Sono i giorni supremi e il respiro del tempo profondo cambia ritmo; la liturgia rallenta, prende un altro passo, accompagna con calma, quasi ora per ora, gli ultimi giorni di Gesù. Gesù lascia il tempio e i duri conflitti e si rifugia a Betania: nella casa dell’amicizia, nel cerchio caldo degli amici, Lazzaro, Marta, Maria, quasi a riprendere il fiato del coraggio. Ha bisogno di sentirsi non solo il Maestro ma l’Amico.

L’amicizia non è un tema minore del Vangelo, rende la strada meno faticosa, fa superare nel cuore la stanchezza di essere uomo.

Il grido “Osanna”: forse una carezza, un riconoscimento, un momento di pace e di festa, prima che si scateni l’impossibile, prima che l’uomo ferisca l’uomo, prima che la violenza di parole e di gesti cancelli la dignità dell’uomo, prima che i soldati disperdano gli amici, prima che i piedi del figlio dell’uomo dalle strade di Gerusalemme raggiungano il Calvario, piedi che hanno attraversato la polvere dei cuori.

Dio non ha ali, ma piedi per perdersi nelle strade della storia, per percorrere ogni sentiero, anche quelli della guerra.

Gesù si consegna alla morte. Perché? Per essere con me e come me. Perché io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all’uomo che è in croce. L’amore conosce molti doveri, ma il primo è di essere insieme con l’amato, è “passione d’unirsi“.

Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. E ci trascinerà fuori, in alto, con la sua pasqua.

È qualcosa che mi sorprende: un Dio che mi ha lavato i piedi e non gli è bastato, che ha dato il suo corpo da mangiare e non gli è bastato, lo vedo pendere nudo e disonorato, osannato e condannato, lodato e imprecato.

 

Le nostre ambiguità, le nostre contraddizioni, le nostre contrarietà, le nostre superficialità, le nostre rivalità, le nostre guerre.

Entra così nella morte e la attraversa, raccogliendoci tutti dalle lontananze più sperdute e Dio lo risuscita perché sia chiaro che un amore così non può andare perduto, e che chi vive come lui ha vissuto, ha in dono la sua vita indistruttibile.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 14

2022 – Echi di Vita N°14 – GESU’ APRE LE PORTE DEL CUORE DI TUTTI COLORO CHE SONO GIUDICATI

Una trappola ben congegnata, per porre Gesù o contro Dio o contro l’uomo.

Gli scribi e i farisei gli condussero una donna… La posero in mezzo.

Donna senza nome, che per scribi e farisei non è una persona, è una cosa, che si prende, si porta, si conduce, si pone di qua o di là, dove a loro va bene. Che si può mettere a morte.

Una donna su cui gli uomini possono fare la massima delle violenze, compiuta per di più dagli uomini del sacro, legittimata da un Dio terribile e oscuro, amante non della vita ma della morte.

Una donna ferita nella persona, nella sua dignità, nella sua grandezza e inviolabilità. Contro la quale i difensori di Dio commettono un peccato più grave del peccato che vogliono punire.

Gesù si chinò e scriveva col dito per ter­ra… Davanti a quella donna Gesù china gli occhi a terra, come preso da un pudore santo davanti al mistero di lei. Gli fa male vederlo calpestato in quel modo.

«Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei». Gesù butta all’aria tutto il vecchio ordinamento con una battuta sola, con parole taglienti e così vere che nessuno può ribattere.

Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno. Ecco la giustizia di Dio: non quella degli uomini ma quella di Gesù, il giusto che giustifica, il santo che rende giusti, venuto a portare non la resa dei conti ma una rivoluzione radicale dei rapporti tra Dio e uomo, e di conseguenza tra uomo e uomo.

A raccontare di una mano, di un cuore amorevole che ci prende in braccio e, per la prima volta, ci ama per quello che siamo, perdonando ogni errore, sciogliendo ogni ferita, ogni dolore.

Più avanti compirà qualcosa di ancor più radicale: metterà se stesso al posto di quella donna, al posto di tutti i condannati, di tutti i colpevoli, e si lascerà uccidere da quel potere ritenuto di origine divina, spezzando così la catena malefica là dove essa ha origine, in una terribile, terribilmente sbagliata idea di Dio.

Va e d’ora in poi non peccare più: ciò che sta dietro non importa, importa il bene possibile domani. Tante persone vivono come in un ergastolo interiore. Schiacciate da sensi di colpa, da errori passati, e abortiscono l’immagine divina che preme in loro per crescere e venire alla luce.

Gesù apre le porte delle nostre prigioni, smonta i patiboli su cui spesso trasciniamo noi stessi e gli altri. Sa bene che solo uomini e donne liberati e perdonati possono dare ai fratelli libertà e perdono.

Va’, muoviti da qui, vai verso il nuovo, e porta lo stesso amore, lo stesso perdono, a chiunque incontri. Il perdono è il solo dono che non ci farà più vittime e non farà più vittime, né fuori né dentro noi.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 13

2022 – Echi di Vita N°13 – E’ LA VERA FIDUCIA CHE LIBERA DAL MALE

Ogni volta davanti a questa parabola mi si allarga il cuore, sento gioia e un grande stupore. Qui sento palpitare il cuore di Dio, e tutto il mio vagabondare nel buio.

Il centro della parabola è un Padre buono, che ama senza misura, in modo illogico, quasi ingiusto, forte come una roccia nel saper attendere, dando fiducia e libertà, e tenero come una madre nel saper accogliere.

Questo Padre buono non vuole una casa abitata da servi, obbedienti e scontenti, ma da figli liberi, gioiosi e amanti. Il suo dramma sono due figli che non si amano, forse perché non si sentono amati, forse perché si credono servi.

Il più giovane se ne va, un giorno, in cerca di felicità. Il Padre non si oppone, non è mai contro la mia libertà, non la limita. Il giovane parte e fa naufragio, il libero ribelle diventa schiavo. Eppure nel momento in cui la notte è più profonda, lì comincia a spuntare il giorno: «allora rientrò in se stesso: io qui muoio di fame». E inizia il viaggio di ritorno.

Non torna per amore, torna per fame. Non perché è pentito, ma perché la morte gli cammina a fianco. Cercava un buon padrone, non osava ancora, non osava più cercare un padre: «trattami come un servo».

Ma al padre non importa il motivo per cui un figlio ritorna, «lo vide da lontano, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò».

Al solo muovere il piede già mi ha visto; io cammino, lui corre; io parlo: «non sono de­gno, trattami da servo», lui mi interrompe, per convertirmi proprio da quell’idea.

Vuole salvarmi dal mio cuore di servo e restituirmi un cuore di figlio.

Il peccato dell’uomo è di essere schiavo invece che figlio di Dio. Dio è padre solo se ha dei figli, vivi.

Accettare il perdono di Dio è una delle più grandi sfide della vita spirituale.

C’è qualcosa in noi che si aggrappa ai nostri peccati e non lascia che Dio cancelli il nostro passato e ci offra un inizio completamente nuovo.

Accettare l’amore è forse più difficile che darlo.

Il Padre non chiede rimorsi o penitenze, a lui non interessa giudicare e neppure assolvere, ma aprire un futuro di vita.

Non è il rimorso, non è la penitenza, non è la paura che libera dal male, non il pareggio tra dare e avere, ma un «di più» di vita, un disequilibrio gioioso, la fiducia, l’abbraccio e la festa di un Padre più grande del nostro cuore.

don Alfredo Di Stefano

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