ECHI DI VITA

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In poche parole le attività della nostra Parrocchia

2024 – Echi di Vita N°19 – CHIAMATI A PENSARE IN GRANDE, A CONTAGIARE LA SPERANZA

Inizia la nostalgia del cielo: Cristo se ne va, ma solo dai nostri sguardi; non penetra al di là delle nubi, ma nel profondo delle cose, nell’intimo delle creature e di Dio.

L’Ascensione del Signore è la celebrazione di due partenze, quella di Gesù verso l’intimo e il profondo; quella degli apostoli, prima Chiesa in uscita, verso gli angoli della terra, ad annunciare qualcosa capace di scardinare il mondo così come l’abbiamo conosciuto.

Andate in tutto il mondo. Che ampio orizzonte in queste parole! È come sentirsi protesi verso tutto, e allargare le braccia per abbracciare ogni cosa, e respirare in comunione con ogni vivente, e sentire il vangelo, la bella notizia, la parola di felicità, dilagare in ogni paesaggio del mondo, come ossigeno e fresca acqua chiara, a portare vita a ogni vita che langue.

E questi saranno i segni… scacceranno i demoni… imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Segni che non sono riservati ai predicatori del vangelo, ma che accompagnano ogni credente: e il primo segno è la vita che guarisce, la gioia che ritorna. Possiamo essere certi che la nostra fede è autentica se conforta la vita e fa fiorire sorrisi intorno a noi. Dio ci rende dei guaritori.

E l’altro segno è parlare lingue nuove: chi crede veramente, si apre all’ascolto dell’altro e acquisisce un’intelligenza del cuore che gli permette di comunicare con tutti, con la lingua universale che è la tenerezza, la cura, il rispetto.

Partirono gli apostoli e il Signore agiva insieme con loro. La traduzione letterale suona così: il Signore era sinergia con loro. Che bella definizione!

Vuoi sapere chi è Gesù? Il vangelo di Marco offre questa perla: Il Signore è energia che agisce con te. Tu e lui, unica energia. Cristo opera con te in ogni gesto di bontà; in ogni parola fresca e viva è lui che parla; in ogni costruzione di pace, è lui che con te edifica il mondo.

E partirono e predicarono dappertutto. Il Signore chiama gli undici a questa navigazione del cuore; sono un gruppetto di uomini impauriti e confusi, un nucleo di donne coraggiose e fedeli, e affida loro il mondo, li spinge a pensare in grande a guardare lontano: il mondo è vostro!

E questo perché ha enorme fiducia in loro; li ha santificati e sa che riusciranno a contagiare di nascite, di fuoco e di speranza ogni vita che incontreranno. Lo stesso mondo è nostro! «Spes non confundit», «la speranza non delude» (Rm 5,5). Nel segno della speranza l’apostolo Paolo infonde coraggio alla comunità cristiana di Roma, così Papa Francesco per il Giubileo del 2025. Coltiviamo Speranza!

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2024 N 018

2024 – Echi di Vita N°18 – CHIAMATI AD AMARE COME CRISTO

Una pagina di Giovanni in cui pare custodita l’essenza del cristianesimo, le cose determinanti della nostra fede. C’è un fluire, un fiume grande d’amore che scorre dal cielo, dal Padre al Figlio, dal Figlio a noi. Come la linfa nella vite.

Il Vangelo mi dà una certezza: l’amore non è un sentimento, qualcosa prodotto da me, un mio desiderio, è una realtà. L’amore è: come il Padre ha amato me, io ho amato voi, rimanete in questo amore.

Rimanete, dimorate, abitate, non andatevene.

L’amore è reale come un luogo, un continente, una tenda, ci puoi vivere dentro. È la casa in cui già siamo, come un bimbo nel grembo della madre: non la vede, ma ha mille segni della sua presenza che lo nutre, lo scalda, lo culla.

L’amore è cosa da Dio: amore unilaterale, amore a prescindere, incondizionato.

Che io sia amato dipende da lui, non dipende da me. Il nostro compito è decidere se rimanere o no in questo amore. Ma perché farlo?

Gesù risponde: perché la vostra gioia sia piena.

Il Vangelo è da ascoltare con attenzione, ne va della nostra gioia. L’amore è da prendere sul serio, ne va della nostra felicità.

Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato.

Non semplicemente: amate. Non basta amare, potrebbe essere solo un fatto consolatorio, una forma di possesso o di potere. Ci sono anche amori violenti e disperati.

Aggiunge: amatevi gli uni gli altri. In un rapporto di comunione, un faccia a faccia, una reciprocità.

Non si ama l’umanità in generale, si amano le persone ad una ad una. E poi offre la parola che fa la differenza cristiana: amatevi come io vi ho amato.

Lo specifico del cristiano non è amare, questo lo fanno in molte persone, in molti modi. Ma è amare come Cristo, che cinge un asciugamano e lava i piedi ai suoi; che non manda mai via nessuno; che mentre io lo ferisco, mi guarda e mi ama.

Come lui si è fatto canale dell’amore del Padre, così ognuno farsi canale non intasato, perché l’amore scenda e circoli nel corpo del mondo. Se ti chiudi, in te e attorno a te qualcosa muore. E la prima cosa che muore è la gioia.

Voi siete miei amici. Non più servi, ma amici.

Parola dolce, musica per il cuore dell’uomo. L’amicizia che non si impone, non si finge, non si mendica, dice gioia e uguaglianza. L’Amicizia parla di Dio e Gesù è l’amico che ci fa tutti amici e fratelli.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2024 N 017

2024 – Echi di Vita N°17 – AMORE, CORAGGIO, LIBERTA’: FRUTTI DI DIO

Nel brano tutto ruota attorno ad una immagine concreta e ad un verbo: la vite e dei tralci, il verbo «rimanere». Cristo vite, io tralcio: io e lui la stessa cosa! Stessa pianta, stessa vita, unica radice, una sola linfa.

Lui in me e io in lui come figlio nella madre, madre nel figlio. Dio è in me, non come un padrone, ma come linfa vitale. Dio è in me, come radice che invia energia verso tutti i rami. Dio è in me per prendersi cura più a fondo di me.

In Cristo il vignaiolo si è fatto vite, il seminatore si è fatto seme, il vasaio si è fatto argilla, il Creatore si è fatto creatura. Non solo Dio con noi, ma Dio in noi. Se ci guardiamo attorno, conosciamo tutti delle persone che sembrano mettere gemme, le vedi germogliare e fiorire. E capisci che sono inserite in qualcosa di vivo!

Rimanete in me. Una sola condizione; non condizionamento, ma base della mia esistenza: nutrirmi della linfa della mia vite. Non sono parole astratte, sono le parole che usa anche l’amore umano. Rimanere insieme, nonostante tutte le distanze e i lunghi inverni, nonostante tutte le forze che ci trascinano via. Il primo passo è fare memoria che già sei in lui, che lui è già in te.

Non devi inventare niente, non devi costruire qualcosa. Solo mantenere quello che già è dato, prenderne coscienza: c’è una energia che scorre in te, proviene da Dio, non viene mai meno, vi puoi sempre attingere, devi solo aprire strade, aprire canali a quella linfa.

All’inizio della primavera sui tralci potati affiora una goccia di linfa che luccica sulla punta del ramo. Quella goccia di linfa mi parla di me e di Dio, dice che c’è un amore che sale dalla radice del mondo e mi attraversa; una vita che viene da Dio e va in amore, in frutti d’amore. Dice a me, piccolo tralcio: «Ho bisogno di te per una vendemmia di sole e di miele». Ogni tralcio che porta frutto va potato, perché porti più frutto. Il dono della potatura…

Potare non significa amputare, significa dare vita, qualsiasi contadino lo sa. Rinunciare al superfluo equivale a fiorire, perché gloria di Dio non è la sofferenza, ma il molto frutto. È come se Gesù dicesse: non ho bisogno di sacrifici ma di grappoli buoni; non di penitenze, ma che tu fiorisca. Nessuna vite sofferente porta buon frutto. Prima di tutto devo essere sano e gioioso io e vivere con amore, libertà e coraggio, questi sono la linfa e i frutti di Dio in noi.

don Alfredo Di Stefano

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San Lorenzo Parrocchia IT - Echi di Vita 2024 04 21 _Anno XLI _Numero 16 _Evidenza

2024 – Echi di Vita N°16 – IL SEGRETO DELLA VITA CONSISTE NEL DARE

Con la formula solenne delle rivelazioni, Gesù afferma: Io sono il buon pastore.

Per farci capire cosa intende per «buono», per cinque volte ripete il verbo offrire.

Ciò che il pastore offre è la vita, è questo il filo rosso dell’intera opera di Dio. Il grande lavoro di Dio, è offrire vita. E non so immaginare migliore avventura.

10    sono il pastore bello, dice letteralmente il testo greco, e la bellezza del pastore, il suo fascino stanno in questo slancio vitale inarrestabile, nella gioia di vedere la vita fiorire in tutte le sue forme.

Offrire la vita non significa per prima cosa morire, perché se il pastore muore, le pecore sono abbandonate e il lupo rapisce, uccide, vince.

Dare la vita qui è inteso nel senso primo, come hanno compreso gli apostoli: della vite che dà linfa al tralcio; dell’ulivo innestato che trasmette potenza buona al ramo selvatico. Linfa divina che ci fa vivere, che respira in ogni mio respiro, nostro pane che ci fa quotidianamente dipendenti dal cielo.

Come passeri abbiamo il nido nelle sue mani. Le mani di Dio: mani di pastore contro i lupi, mani impigliate nel folto della vita, mani che proteggono la fiammella smorta, mani sugli occhi del cieco, mani che scrivono nella polvere e non scagliano pietre, mai, mani trafitte offerte a Tommaso.

Da quelle mani nessuno mi rapirà mai, mani di pastore, il solo che per i cieli mi fa camminare.

11    Vangelo si chiude con una frase solenne: questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio.

Non ‘un’ comando ma ‘il’ comando, quello che ti fa pastore bello e fa bella la tua vita: il comando di offrire, donare.

Dare la vita è innanzitutto offrire il segreto della vita. Questo ho imparato da Gesù, che la vita è dono, che il segreto della vita è dare, che l’asse della storia è il dono, che ogni uomo per stare bene deve dare.

Ma perché per stare bene ogni uomo deve dare? Perché questa è la legge della vita. Perché così fa Dio. Se non dai vita attorno a te, entri nella malattia. Se non dai amore, un’ombra invecchia il cuore.

La felicità di questa nostra vita ha a che fare con il dono. E con il diventare pastori buoni, belli, di un piccolo, minimo gregge affidato alle nostre cure.

don Alfredo Di Stefano

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San Lorenzo Parrocchia IT - Echi di Vita 2024 04 14 _Anno XLI _Numero 15 _Evidenza

2024 – Echi di Vita N°15 – UN DIO CHE SI FA VITA QUOTIDIANA

«Non sono un fantasma». Il lamento di Gesù giunge fino a me: chi sono io per te? Qualche idea vaga, la proiezione di un bisogno, un’emozione, un sogno troppo bello per essere vero?

Per aiutare la mia fede Gesù pronuncia allora i verbi più semplici e più familiari: «Guardate, toccate, mangiamo insieme!». Si fa umile e concreto, ci chiede di arrenderci a un vangelo concreto, di mani, di pane, di bicchieri d’acqua, di briciole; a un Dio che ha deciso di farsi carne e ossa, carezza e sudore, un Dio capace di piangere.

Il primo gesto del Signore è, sempre, una offerta di comunione: «toccatemi, guardate».

Ma dove oggi toccare il Signore? Forse lo tocco quando Lui mi tocca: con il bruciore del cuore, con una gioia eccessiva, con una gioia umilissima, con le piaghe della terra, con il dolore o la carezza di una creatura. La gente è il corpo di Dio, lì lo posso toccare.

«Avete qualcosa da mangiare?». Mangiare è il segno della vita; farlo insieme è il segno più eloquente di un legame rifatto, di una comunione ritrovata, il gesto quotidiano della vita che va e continua.

Lui è l’amico che dà sapore al pane. E mi assicura che la mia salvezza non sta nei miei digiuni per lui, ma nel suo mangiare con me pane e sogni; la sua vicinanza è un contagio di vita.

Lo conoscevano bene Gesù, dopo tre anni di strade, eppure ora non lo riconoscono. Perché la Risurrezione non è semplicemente ritornare alla vita di prima: è trasformazione. Gesù è lo stesso ed è diverso, è il medesimo ed è trasformato, è quello di prima ed è altro.

« Aprì loro la mente per comprendere le Scritture». E il respiro stretto del cuore entra nel respiro largo del cielo, se leggi con passione e intelligenza la Parola. Perché finora abbiamo capito solo ciò che ci faceva comodo. Siamo stati capaci di conciliare il Vangelo con tutto: con la logica della guerra, con l’idolo dell’economia, con gli istinti.

«Nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono». Il perdono è la certezza che nulla e nessuno è definitivamente perduto, è il trionfo della vita, riaccensione del cuore spento, offerta mai revocata e irrevocabile di comunione.

Cristo non è un fantasma, è vestito di umanità, è sangue vivo dei giorni, è il sangue della primavera del mondo. Ha braccia anche per me, per toccare e farsi toccare; capace, tornando, di rendere la mia speranza amore.

don Alfredo Di Stefano

 

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