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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 16

2022 – Echi di Vita N°16 – PERCHE’ PIANGETE? NON E’ QUI , E’ RISORTO. ALLELUIA!…

Rocca Priora, 13 aprile 2022

Federico adorato,

Il ricordo ti cerca e non riempie il vuoto di un vincolo spezzato troppo presto.

Un destino ostile, crudele ti ha rapito in un battito di ciglia dal tepore di un Aprile violato dallo strazio della tua dipartita.

Ora che tutto è compiuto, vieni nei nostri sogni. Vieni a medicare un tomento che non si arrende.

Vieni a narrarci la favola bella di ciò che troveremo dall’altra parte della strada.

Adorato figlio, anima mia, fratello, tutto passa e tutto scorre, ma tu vivrai in noi tra i lembi di una ferita che non si rimarginerà MAI!

Miei cari, se mi avete amato, non piangete.

Io sono nell’onda leggera che accarezza la battigia.

Sono la brezza delicata che ti scompiglia i capelli, MAMMA.

Sono la lacrima che riga il tuo volto addolorato, sono nell’oro dei girasoli e sono in ogni passo che fate ed in ogni angolo di terra che calpesterete.

Ora vivo in Orizzonti senza fine, in una Luce che tutto investe e sono parte dell’INCANTO di DIO, bellezza incorruttibile, in una Gioia inestinguibile, in un Amore Infinito, dove un giorno saremo uniti oltre la MORTE.

Non piangete e continuate ad Amarmi come IO vi ho AMATO.

 

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 15

2022 – Echi di Vita N°15 – I PIEDI DI DIO PERCORRONO LA STRADA DELLE STORIA… LE VIE DELLA GUERRA…

Sono i giorni supremi e il respiro del tempo profondo cambia ritmo; la liturgia rallenta, prende un altro passo, accompagna con calma, quasi ora per ora, gli ultimi giorni di Gesù. Gesù lascia il tempio e i duri conflitti e si rifugia a Betania: nella casa dell’amicizia, nel cerchio caldo degli amici, Lazzaro, Marta, Maria, quasi a riprendere il fiato del coraggio. Ha bisogno di sentirsi non solo il Maestro ma l’Amico.

L’amicizia non è un tema minore del Vangelo, rende la strada meno faticosa, fa superare nel cuore la stanchezza di essere uomo.

Il grido “Osanna”: forse una carezza, un riconoscimento, un momento di pace e di festa, prima che si scateni l’impossibile, prima che l’uomo ferisca l’uomo, prima che la violenza di parole e di gesti cancelli la dignità dell’uomo, prima che i soldati disperdano gli amici, prima che i piedi del figlio dell’uomo dalle strade di Gerusalemme raggiungano il Calvario, piedi che hanno attraversato la polvere dei cuori.

Dio non ha ali, ma piedi per perdersi nelle strade della storia, per percorrere ogni sentiero, anche quelli della guerra.

Gesù si consegna alla morte. Perché? Per essere con me e come me. Perché io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all’uomo che è in croce. L’amore conosce molti doveri, ma il primo è di essere insieme con l’amato, è “passione d’unirsi“.

Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. E ci trascinerà fuori, in alto, con la sua pasqua.

È qualcosa che mi sorprende: un Dio che mi ha lavato i piedi e non gli è bastato, che ha dato il suo corpo da mangiare e non gli è bastato, lo vedo pendere nudo e disonorato, osannato e condannato, lodato e imprecato.

 

Le nostre ambiguità, le nostre contraddizioni, le nostre contrarietà, le nostre superficialità, le nostre rivalità, le nostre guerre.

Entra così nella morte e la attraversa, raccogliendoci tutti dalle lontananze più sperdute e Dio lo risuscita perché sia chiaro che un amore così non può andare perduto, e che chi vive come lui ha vissuto, ha in dono la sua vita indistruttibile.

don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2022 N 14

2022 – Echi di Vita N°14 – GESU’ APRE LE PORTE DEL CUORE DI TUTTI COLORO CHE SONO GIUDICATI

Una trappola ben congegnata, per porre Gesù o contro Dio o contro l’uomo.

Gli scribi e i farisei gli condussero una donna… La posero in mezzo.

Donna senza nome, che per scribi e farisei non è una persona, è una cosa, che si prende, si porta, si conduce, si pone di qua o di là, dove a loro va bene. Che si può mettere a morte.

Una donna su cui gli uomini possono fare la massima delle violenze, compiuta per di più dagli uomini del sacro, legittimata da un Dio terribile e oscuro, amante non della vita ma della morte.

Una donna ferita nella persona, nella sua dignità, nella sua grandezza e inviolabilità. Contro la quale i difensori di Dio commettono un peccato più grave del peccato che vogliono punire.

Gesù si chinò e scriveva col dito per ter­ra… Davanti a quella donna Gesù china gli occhi a terra, come preso da un pudore santo davanti al mistero di lei. Gli fa male vederlo calpestato in quel modo.

«Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei». Gesù butta all’aria tutto il vecchio ordinamento con una battuta sola, con parole taglienti e così vere che nessuno può ribattere.

Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno. Ecco la giustizia di Dio: non quella degli uomini ma quella di Gesù, il giusto che giustifica, il santo che rende giusti, venuto a portare non la resa dei conti ma una rivoluzione radicale dei rapporti tra Dio e uomo, e di conseguenza tra uomo e uomo.

A raccontare di una mano, di un cuore amorevole che ci prende in braccio e, per la prima volta, ci ama per quello che siamo, perdonando ogni errore, sciogliendo ogni ferita, ogni dolore.

Più avanti compirà qualcosa di ancor più radicale: metterà se stesso al posto di quella donna, al posto di tutti i condannati, di tutti i colpevoli, e si lascerà uccidere da quel potere ritenuto di origine divina, spezzando così la catena malefica là dove essa ha origine, in una terribile, terribilmente sbagliata idea di Dio.

Va e d’ora in poi non peccare più: ciò che sta dietro non importa, importa il bene possibile domani. Tante persone vivono come in un ergastolo interiore. Schiacciate da sensi di colpa, da errori passati, e abortiscono l’immagine divina che preme in loro per crescere e venire alla luce.

Gesù apre le porte delle nostre prigioni, smonta i patiboli su cui spesso trasciniamo noi stessi e gli altri. Sa bene che solo uomini e donne liberati e perdonati possono dare ai fratelli libertà e perdono.

Va’, muoviti da qui, vai verso il nuovo, e porta lo stesso amore, lo stesso perdono, a chiunque incontri. Il perdono è il solo dono che non ci farà più vittime e non farà più vittime, né fuori né dentro noi.

don Alfredo Di Stefano

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