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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 15

2021 – Echi di Vita N°15 – NOI, DUBBIOSI COME TOMMASO!

Se non vedo, se non tocco, se non metto la mano, non crederò».

Povero, caro Tommaso, diventato addirittura proverbiale! Vuole delle garanzie, ed ha ragione, perché se Gesù è vivo, tutta la sua vita ne sarà sconvolta.

E Gesù si avvicina alla sua e nostra lentezza a credere, con pochi verbi, i più semplici e concreti: guarda, metti, tocca. C’è un foro nelle sue mani, dove il dito di Tommaso può entrare. C’è un colpo di lancia, dove tutta la mano può entrare. E nella mano di Tommaso ci sono tutte le nostre mani, di noi che abbiamo creduto senza aver toccato, ma perché altri hanno toccato.

Gesù ripete ad ogni credente: guarda, stendi la mano, tocca. Guarda dentro, fino alla vertigine, in quei fori. Ritorna alla croce, non stancarti di ascoltare la passione di Dio, di guardare le piaghe che guariscono. L’amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l’alfabeto delle ferite, ormai indelebili come l’amore.

Non è un fantasma, Gesù. La sua pasqua ferita non è nata dall’affetto degli apostoli, incapaci di accettarne la morte. Più grande fatica costò arrendersi alla risurrezione. La loro lentezza a credere, il lungo impaurito dubitare mi consolano.

Alla fine Tommaso si arrende, ma alla pace, non al toccare. Per tre volte Gesù dice: pace a voi - non “sia”, ma “è” pace, al presente: oramai siete in pace con Dio, con gli uomini e pertanto con voi stessi; basta al dominio della paura e del male su di voi; – a questa esperienza anche noi ci consegniamo.

Beati quelli che senza aver visto crederanno. Le altre sono troppo difficili, cose per pochi coraggiosi. Questa mi consola: io credo e non ho visto. E Gesù mi dice beato. E beato è chi, come me, fa fatica, chi cerca a tentoni, chi non vede ancora.

Felicità, dice Gesù, per quanti credono.

«Mio Signore e mio Dio», quel piccolo aggettivo possessivo, che viene dal Cantico dei Cantici, che è risuonato nel giardino sulla bocca di Maria, cambia tutto. Questo “mio” che non indica possesso, ma l’essere posseduti, e dice adesione, appartenenza, scambio di vita.

E la vitalità di Dio mi è compagna dei giorni, l’avverto, è energia che sale, dice e ridice, non tace mai, si dilata dentro, mette gemme di luce, mi offre due mani piagate perché ci riposi e riprenda fiato e coraggio. E dico a me stesso, io appartengo ad un Dio vivo, non ad un Dio compianto.

 don Alfredo Di Stefano

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SAN Lorenzo Parrocchia IT - ECHI DI VITA 2021 N 14

2021 – Echi di Vita N°14 – CRISTO E’ LA RISURREZIONE E LA VITA

Maria di Magdala esce di casa quando è ancora notte, buio nel cielo e buio nel cuore. Non ha niente tra le mani, non porta aromi come le altre donne, ha soltanto il suo amore che si ribella all’assenza di Gesù. Il sepolcro è spalancato, vuoto e risplendente, nel fresco dell’alba. E fuori è primavera.

Il segno è un corpo assente dalla tomba. Manca un corpo alla contabilità della morte, i suoi conti sono in perdita. Manca un ucciso alla contabilità della violenza, e questo vuol dire che il carnefice non avrà ragione della sua vittima in eterno.

Il Signore Gesù non è semplicemente il Risorto, l’attore di un evento che si è consumato una volta per tutte nel giardino fuori Gerusalemme, in quell’alba del primo giorno dopo il sabato. Un evento concluso? No.

Se noi tutti insieme formiamo il corpo di Cristo, allora contemporanea a me è la croce, e contemporanea a me è anche la Risurrezione. Chi vive in lui, chi è in lui compreso, è preso da lui nel suo risorgere.

Cristo è il Risorgente, adesso. Sorge in questo momento dal fondo del mio essere, dal fondo di ogni uomo, dal fondo della storia di questo tempo di pandemia, continua a risorgere, a immettere germi di speranza e di fiducia, di coraggio e libertà.

E mi indica la strada della pasqua, che vuol dire passaggio ininterrotto dall’odio all’amore, dalla paura alla libertà, dall’effimero all’eterno.

Pasqua è la festa dei macigni rotolanti via, adesso, dalla bocca dell’anima. E ne usciamo pronti alla primavera di vita nuova, trascinati in alto dal Cristo Risorgente in eterno.

Cristo non è semplicemente il Risorto, non è solo il Risorgente, egli è la Risurrezione stessa.

L’ha detto a Marta: io sono la Risurrezione e la vita. In quest’ordine preciso: prima la risurrezione e poi la vita.

Ci saremmo aspettati il contrario. Invece no: prima viene la risurrezione, da tutte le nostre tombe, dal nostro respiro insufficiente, dalla vita chiusa e bloccata, dal cuore spento, dal gelo delle relazioni.

 

Prima la risurrezione di noi, né caldi né freddi, né buoni né cattivi; di noi, i morti vivi e poi la vita piena nel sole, e poi la vita meriterà finalmente il nome di vita.

 

La sua Risurrezione non riposerà finché non sia spezzata la tomba dell’ultima anima, e le sue forze non arrivino all’ultimo ramo della creazione. E il mondo intero sarà carne risorta per la sua carne, lui il vaccino, il crocefisso

Amore senza fine.

Auguri di una vera e santa Pasqua!

don Alfredo Di Stefano

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